Legateli

Le condizioni di vita in Italia, in questo momento, sono disumane per tutti. Colpa di un immigrato africano, tal Anticiclone, che nessuno riesce a rispedire al suo paese. Un po’ di refrigerio lo si può trovare tra le valli alpine, ma bisogna essere disposti ad ascoltare i deliri della famiglia Bossi, che come ogni agosto si ritira in quel di Ponte di Legno. Da questo paesino della alta valle Camonica partono ogni estate le invettive più colorite, fin da quella, indimenticabile, del togliere l’8 per 1000 alla chiesa cattolica. Tempo un mese e Bossi fu colto da ictus, stava più di qua che di là. Il senatur imparò la lezione ed ora ha abbassato il tiro, le novità che propone per l’estate 2009 sono: cambiare l’inno d’italia, insegnare i dialetti a scuola, pagare meno i lavoratori del sud.

In molti guardano alle uscite dei leghisti come a deliri legati a eccessi di testosterone, o ai fumi delle industrie che appestano la pianura padana: una posizione decisamente snob. La Lega si sta invece aprendo a nuovi fronti, se prima era il partito dei bauscia che zappavano la terra e tiravano le mucche, ora ha anche interessi linguistici (i dialetti) e musicali (il prossimo inno d’italia lo scelgono Bossi-Maroni-Maionchi). E’ un piccolo passo per le camicie verdi, ma un grande passo evolutivo. Chi fa parte della esigua minoranza che vede nelle parole dei leghisti una serie di boiate immonde non deve abbattersi. Magari le “gabbie salariali” che di fatto abbasserebbero i redditi dei lavoratori dipendenti del sud potevano risparmiarsele; gli elettori ormai si bevono tutto, ma sugli stipendi ancora paiono interessarsi.

La questione leghista non passa inosservata, anche l’intellighenzia comincia a trattare l’argomento. Un segno importante è stata la pubblicazione, sul corriere della sera on line, della lettera di un giovane studente di storia, che nel rispondere ad un articolo di Galli della Loggia coglie l’occasione per fare outing dichiarandosi leghista convinto. Il succo della lettera è semplice: sono della lega perché l’unità d’italia è stata ottenuta conquistando altri territori con la forza (il sud), poi le schifo del fascismo, la prima repubblica di ladroni, e così via. Sulla seconda repubblica non si sbilancia molto, dato che la lega è una delle principali protagoniste. Date la magagne descritte, insomma, con in più la paura dell’immigrato perché la sicurezza blabla, il giovane mittente giustifica il suo essere leghista e i leghisti tutti. Oltre a ricevere una risposta da Galli della Loggia in persona, il giorno dopo codesto tipo era pure a disposizione per le domande dei lettori del corriere. In effetti la lettera, sebbene proveniente da un leghista, è scritta bene. Forse è questo il motivo di tanto interesse.

Dopo i fascisti è dunque tempo di sdoganare anche i leghisti. Ormai non sono più dei simpatici provocatori, appesi sul campanile di San Marco  e predicanti la secessione. Dire che i leghisti sono stupidi è facile, più difficile è capire il perché.  Le ragioni di chi ha paura del negher vanno ascoltate, magari spiegandogli che le grandi paure servono più a prender voti e concentrare l’attenzione su argomenti semplici. Perché il senatur Umberto, o il figliolo pluribocciato Renzo, ce l’hanno tanto con i terun ma non parlano mai di mafia o di camorra. E sì che potrebbe essere un cavallo di battaglia, loro che hanno tanto a cuore la legalità. Chissà come mai, i belli e duri della lega non interessano di tematiche così importanti per la sicurezza. Chissà perché anche loro si sono uniti al coro di insulti verso Giorgio Bocca, colpevole di aver scritto che in sicilia i carramba cercano di non infastidire troppo Cosa Nostra, perché alla pellaccia ci tengono. Eccola la forza della lega, la coerenza: non possono prendersela con la mafia, perché è la mafia che li ha portati al governo.

E ora che si facciano pure avanti gli elettori della Lega Nord, magari quelli umbri che mandano in giro manifesti dove si inneggia alla polenta. Mio nonno, cresciuto alle pendici del monte Peglia, nella volta all’anno che la nonna gli presentava la polenta era solito commentare: “io col granturco ce ingrasso il maiale”. Non abbiate paura di dichiararvi, l’italia finalmente può accogliervi. Cosche, clan e massoni sentitamente ringraziano per la vostra opera di imbonimento.

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