Ballando con le scale

balli di gruppo

Gruppo compatto, in testa Ally Gully

Uno degli appuntamenti clou di fine agosto è la sagra della rucola, in quel di s.andrea d’agliano, minuscolo paese nascosto sotto Perugia. L’importanza dell’evento è da ricercare in primis nel coinvolgimento di tutti i miei amici, impiegati come maestranze, e in secundis nell’alto valore sociologico della pista da ballo. Per 10 giorni sul palco si alternano le più rinomate orchestre liscio della zona, composte da un capo vestito con gilé blu o rosso, decentemente intonato e quindi cantante, grazie anche agli effetti a palla forniti dal fonico. Due o più coriste dalla coscia lunga, sorridenti e truccate, a volte un po’ abbondanti ma in campagna piacciono così. La sezione ritmica è composta da un player midi che manda basso e batteria, e sporadicamente si vedono anche bassisti e batteristi, che suonano giusto qualche canzone per poi lasciare il compito di spaccarsi le palle con il 3/4 al computer. Il vero motore di tutto è però il gruppo dei ballerini: ai più sembreranno i soliti arzilli vecchietti e artigiani di mezza etaà, dediti a svagarsi portando la moglie a cena alla sagra, con ballo per chiudere. In realtà c’è molto di più, in quel tourbillon di rughe abbronzate e capelli tinti con la sabbiatrice.

Guardare una pista di liscio in piena attività è uno dei modi migliori per riflettere su sé stessi e sul mondo. La prima domanda a cui non avremo risposta, se non fra almeno 30 anni, è: “ma anche io proverò piacere nel ballare un merengue tarantazumpa?”. Ad oggi pare impossibile che un giorno ci si possa appassionare a quel tipo di musica, o che anche lontanamente qualcuno della nostra generazione possa farlo. Quindi il liscio sembra destinato a sparire, ispirando la seconda domanda esistenziale: “cosa balleremo quando avremo 50 anni?”. Le nostre ossa non potranno certo sopportare il pogare del punk-rock, e lo svanire della nostra utopia ci farà sembrare roba da zingari le canzoni della bandabardò. La house ci ricorderebbe gli anni in cui ci struffavamo a culi sodi, e sarebbe improponibile di fronte ai serbatoi da 50lt delle nostre coetanee. La dance anni ’90 verrà ritirata dal mercato in onore a Corona, che sarà morta. Ci rimangono le cover band di vasco rossi e ligabue, con virata finale sulla intramontabile disco anni 70/80: dunque il nostro ballo di gruppo, con ogni probabilità, sarà YMCA.

La pratica del ballo di gruppo, tra l’altro, merita un approfondimento. La massima espressione delle danze della nostra tribù, il più chiaro esempio di autodeterminazione spontanea del nostro popolo. Un centinaio di persone sconosciute tra loro che ballano all’unisono, senza che ci sia un comandante a dirigerli. La musica è ininfluente, quando si innesca il ballo di gruppo qualsiasi genere musicale va bene. Passo avanti, poi indietro, giravolta, sculettata, applauso, 90° a destra e si ricomincia. Quando c’è armonia arrivano addirittura a inserire variazioni spostandosi in obliquo. Nessuno conosce il segreto dei balli di gruppo, il come facciano tutti a sapere i passi senza mettersi d’accordo, il perché i ballerini non abbiano l’espressione di chi si sta divertendo, ma piuttosto di chi sta lavorando ad un progetto. Seri, concentrati sul passo da eseguire, mai un sorriso e andare a tempo. Pena la relegazione nel recinto di quelli seduti intorno alla pista, condannati al vorrei ma non posso.

Nei luoghi di aggregazione si può trovare la storia di un popolo e allo stesso tempo se ne può leggere il futuro. Il popolo del liscio, con il suo carico di enigmi e contraddizioni, ci sta facendo capire che siamo spacciati.

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1 Commento

Archiviato in argite, salami in vetrina

Una risposta a “Ballando con le scale

  1. Eminemz

    E maracaibo dove l’hai lasciato… sarà quello il vero riempipista

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