Archivi del mese: settembre 2009

Dai ci fermiamo al prossimo

L’autogrill è un luogo sacro per ogni italiano che si rispetti. Dal professionista da caffè e corriere della sera all’allegra famiglia che non vede l’ora di andare in vacanza per gustarsi un camogli a 5 euro e comprare un pezzo di parmigiano a forma e costo di lingotto d’oro da riportare allo zio. Il fascino dell’autogrill non è comprensibile al di fuori dei confini autostradali, ma appena varcato il casello inizia la ricerca dei cartelli con le distanze delle aree di servizio.

L’autogrill è l’italia che viaggia, slogan scritto in giro per le aree di servizio e quanto mai veritiero. L’autogrill ci rappresenta in toto e merita un posto da senatore a vita (sebbene i prezzi della bouvette di Montecitorio lo farebbero gridare allo scandalo), ha tutto degli italiani: in primis la follia e l’impulsività, quella che ci porta a pagare un pranzo tra i camionisti come se fossimo in piazza San Marco a Venezia. Oppure la catasta di best seller, posizionata di fronte alle bibite e su cui campeggiano libri scritti dai personaggi più improbabili, adesso per esempio è il turno dei calciatori: Cassano, Zanetti,Ancelotti, libro di barzellette su Mourinho-Chuck Norris, Del Piero, Lippi, Amauri e così via. Solo un italiano può capire perché dovrebbe avere mercato un libro su Amauri, ennesimo anonimo calciatore juventino, che nessuno si sarebbe filato se avesse giocato nel Bologna. Ovviamente nessuno è stato mai visto uscire dall’autogrill con un libro in mano; gli italiani, si sa, non leggono. Giusto a Padova sud hanno venduto qualche copia del Mein Kampf, edizione speciale tradotta in padùan.

A conferma dello status di symbol italico attribuito all’autogrill vi è la sua storia economico-finanziaria. Società nata negli anni del boom economico, ha operato al fianco di Autostrade, che faceva parte della galassia IRI (quindi pubblica). Negli anni ’90 le autostrade sono state svendute a Benetton, che nel frattempo si era preso pure gli autogrill. Da allora i pedaggi e i prezzi delle Rustichella sono saliti a piacere, portando ai signori del maglioncino un bel extra-profitto. In pratica si sono presi un’azienda pubblica a prezzo di cortesia, data lo stato pietoso del debito pubblico italiano, e l’hanno usata per spremere gli italiani come le arance del menù mattina (cappuccino, cornetto e spremuta d’arancia a soli 3.90€). Da autogrill possiamo capire cosa rende tale un italiano:  riusciamo ad innamorarci dei peggiori lestofanti che ci passano intorno, dai cristiani ai duci, fino ad arrivare alle grandi famiglie di capitalisti. E come per tutti gli innamorati, di ragionare non se ne parla.

Annunci

2 commenti

Archiviato in argite

All’armi siam fascisti

Pistonami fascista

Le simpatie del parà

Quando la fame annebbia la mente si è più portati agli errori, anche madornali a volte. Ieri sera ero concentrato sul piatto di pasta che si stava materializzando di fronte a me ed ho incautamente perso di vista il telecomando. Erano le 20.35 e la tv era sintonizzata su Rai2. Ieri era il giorno dei funerali di stato ai militari morti in Afghanistan, e mi sono sciroppato il servizio strappalacrime-innalzaorgoglio di questa simpatica testata giornalistica locale. Tanta pomposità, tante cariche dello stato, che in un certo senso sono gli stessi che prima li mandano a morire e poi li piangono in tv. Sul web, dio lo benedica, intanto c’è voce anche per chi ritiene che ci sia un “squilibrio di cordoglio” per i morti sul lavoro. Per i militari, lavoro che purtroppo guarda spesso in faccia alla morte, c’è più attenzione che per quelli che muoiono lavorando nelle innocue fabbrichette del triveneto. Pure in radio, tra gli interventi degli ascoltatori, si comincia a sentire qualche voce fuori dal coro di pianti. Certo, c’è ancora chi elogia la missione di pace afghana perché laggiù le donne portano il burqa, perciò dobbiamo riportare la libertà blabla. Anche a Compignano picchiano le donne (il paese di Roberto Spaccino, ndr), ma non  sembra che qualcuno vi stia organizzando una missione di pace. Forse la presenza dell’occidente nel paese di Bin Laden (ma dov’è poi?) è dovuta ad altro, e forse il vero nemico, quello che li uccide, i nostri militari non lo possono combattere.

Indymedia intanto fa notare come uno degli eroi afghani dichiarasse a tutto il mondo simpatie per il partito nazionale fascista, chissà poi se esiste tale partito. Per fortuna che li fanno giurare sulla Costituzione prima di consegnargli divisa e fascino. A questo punto sono anche io dell’idea che la nostra presenza in Afghanistan vada rinforzata, dobbiamo mandare altri militari a combattere per la libertà. Mandiamo anche i carabinieri, gli sbirri, i vigili urbani e reclutiamo volontari tra quelli che fanno le ronde. In Afghanistan hanno bisogno di loro. Dovremo sorbirci fiumi di lacrime e bambini coi baschi in tv, ma giusto per poche ore, che già dal giorno dopo non ne parla più nessuno.

2 commenti

Archiviato in argite

Piazza Afghana

Di nuovo morti sul lavoro, questa volta militari. In effetti sono i più a rischio, anche se muoiono molto meno degli operai. La tragedia è comunque tale da “fermare” il paese e indurlo, se non al ragionamento, almeno al cordoglio. Per cronache, parole di circostanza e professioni pacifiste di Bossi rimando ai vari giornali on line; su nessuno di loro ho però mai trovato qualcuno che abbia notato una poco piacevole curiosità: a qualche giorno da grandi tumulti o manifestazioni c’è sempre qualche strage, una coincidenza quantomeno sinistra, e non nel senso di comunista. Sabato 19 era prevista la manifestazione in favore della libertà di stampa, dietro la quale si stava creando un movimento mica da ridere. L’appello di Repubblica è stato firmato da tutta Europa, grandi intellettuali e premi Nobel compresi. Stessa cosa accadde nel marzo 2002, la CGIL portò in piazza 3 milioni di persone in difesa dell’articolo 18, e qualche giorno prima le fantomatiche nuove BR sembravano voler riportate il paese negli anni di piombo con l’uccisione di Marco Biagi. Nessun complotto, per carità, anche se le nuove BR non impaurirono neanche il Milan di Ancelotti che in difesa giocava con Roque Junior e Laursen, e questi giorni di sospensione delle discussioni sui grandi temi autunnali sono ossigeno per i polmoni berluscones. Le stragi di stato sono comunque una tecnica assodata, riportano ordine paura e mantengono lo stato di iniquità necessario al benessere dei governanti.

Ora tutti pronti alla sfilata di alte cariche per i funerali di stato, ed alla immancabile puntata di Vespa. D’altronde chi non ha altro che la propria vita non può che investire quella. Per la gioia degli strozzini, eserciti o aziende che siano, che vivono di rendita. Il dolore paga sempre.

Lascia un commento

Archiviato in argite

Diarijo Sloveno #7 – Lady Madonna

Una scostumata Madonna

Una scostumata Madonna

Quando hai voglia di comunicare una notizia importante è sempre difficile trovare un incipit di circostanza necessario a rendere il pezzo leggibile. Qui in slovenia, come imprecazione allegra ma non troppo, dicono “porca madonna“. Detto e scritto così. E’ semplicemente fantastico, il primo vero risultato degli accordi di Schengen, il made in center-italy esportato in Europa. Sebbene la parola “porca” non significhi nulla, l’imprecazione più usata nella valle del Tevere è lo stesso sulla bocca degli sloveni. Lo abbiamo scoperto grazie ad un piccolo dosso sul corridoio di fronte al nostro stand, su cui la gente inciampa che è un piacere. In effetti questo strano popolo di ex Jugoslavi ama intrampolare ovunque, le stesse Guastina e Gregaria inciampano anche sulla polvere. Continua a leggere

7 commenti

Archiviato in biografologia, salami in vetrina

Diarijo Sloveno # 6 – Guastina Botero

Il padre di Guastina in azione

Il padre di Guastina in azione

Nuova fiera, nuove hostess. Noi ormai navigati ed esperti accogliamo con un sorriso sornione le ragazze che tratteranno con gli sloveni in questa seconda settimana di lavoro. Biondine ma tarchiatelle, nulla a che vedere con le tre precedenti, ma hanno esperienza e dobbiamo accontentarci. Le trattiamo un po’ con indifferenza, non sapendo a cosa andiamo incontro.
Iniziano le danze e cominciamo a capire di che pasta sono fatte. Riescono ad attirare qualsiasi persona passa nel raggio di 2 km, anche fuori dalla fiera. Una signora girava per la città per far pisciare il cane e si è ritrovata con un salame di cinghiale in borsa senza neanche accorgersi di averlo comprato. Quella che si fa notare per prima è Guastina Botero, figlia che Giunone ebbe da Santiago Botero, cronoman in forza alla Kelme CostaBlanca a fine anni ’90. Insieme a lei la Gregaria, la classica tipa brava, sveglia, intelligente, ma che non ha il guizzo vincente che serve per essere delle fiche. Guastina ci insegna letteralmente il mestiere, inoltre tiene sempre pulito il banco e crea un clima di terrore intorno a noi che siamo un po’ più disordinati. Qualsiasi cosa facciamo, lei la fa meglio. L’attore della El Por Nardon prende le mosche al volo, lei lo guarda e tempo due secondi ha due mosche in mano. Io penso a come migliorare i taglieri per gli assaggi, lei ha già fatto un telaio in alluminio e fil di ferro che raggiunge automaticamente i clienti. La odiamo, almeno per le prime due ore, poi toglie la felpa e la musica cambia. Continua a leggere

2 commenti

Archiviato in biografologia, salami in vetrina

Diarijo Sloveno #5 – l’origine della Pleskovica

lHotel Sarton di Celje: potete trovarmi alla stanza 214, bussate comunque.

l'Hotel Sarton di Celje: potete trovarmi alla stanza 214, bussate comunque.

L’avventura di Gornia Raicona è terminata, ora si passa a Celje, una città di oltre 50.000 abitanti piena di centri commerciali brilluccicanti e addirittura con un centro storico dove la gente va a passeggio. Non è facile però vivere in Slovenia, i misteri invece di risolversi aumentano. Si inizia dalla mattina, alle 6.30 già sono tutti in giro e i ragazzi vanno a scuola, mi domando se facciano tutti la scuola per fornai o se ci sia il fuso orario e io non lo so. Il calcio quasi non esiste, mentre in giro vi sono molti ciclisti, pedoni e runners, tutti educati, con le loro piste ciclabili e il loro casco. Ma basta un po’ di occhio per i dettagli ed ecco che saltano subito fuori l’arretratezza del paese: un negozio di biciclette e tosaerba. Biciclette Trek, quelle con cui Armstrong ha vinto 7 tour de france, vicino a volgari motofalci, questo non posso sopportarlo. Inoltrerò protesta formale appena capirò come si scrive la parola “oggetto:” in sloveno. Continua a leggere

8 commenti

Archiviato in argite, biografologia

Diarijo Sloveno #4 – Convivio Berluscones

Le serate slovene, dopo l’orario di lavoro, iniziano sempre con la consueta cena alla trattoria Nada insieme a Bruno Cotica e Scortichino. I due furlàn sono i virgili che ci accompagnano in questa terra sconosciuta, anche perché senza il Cotica che parla sloveno non capiremmo neanche il menù. La scelta della trattoria spetta a loro, e si va sempre nella stessa dato che vi è una giunonica e bionda cameriera con le tette da pornostar e le braccia da boscaiola. Scortichino è l’aiutante di Bruno e ogni sera ci delizia con le sue teorie, che spaziano dalla figa ai sospetti su Lance Armstrong: secondo lui le donne ” le son tute puttàn” perché se non le paghi direttamente, te la fanno comunque pagare prima o poi, mentre il cowboy texano “non pole mica andà così fort”. Non condivido in pieno, ma ascolto con interesse. Con Bruno invece a volte si parla di politica, sebbene per sommi capi, e qui arrivano le dolenti note.

Riassumendo in breve il Cotica-pensiero si ottiene ciò: “Prodi è stato un disastro perché con lui siamo andati a picco, mentre ora c’è qualcuno che finalmente fa qualcosa di concreto, e anche all’estero ci rispettano. Quando in tv parlano quelli di destra io almeno li capisco, con gli altri invece non ci si capisce niente. Quelli del sud, mi dispiace per loro, sono tutti terroni.”  Dopo aver sentito tutto ciò, un qualsiasi essere umano non ancora ammorbato dal pensiero comune italico non riesce a ribattere, perché non sa da dove cominciare. Abbiamo provato tutti, almeno una volta nella vita, questo ingolfamento. Volendo rispondere si potrebbe procedere per punti: Continua a leggere

3 commenti

Archiviato in biografologia, salami in vetrina