Diarijo Sloveno #5 – l’origine della Pleskovica

lHotel Sarton di Celje: potete trovarmi alla stanza 214, bussate comunque.

l'Hotel Sarton di Celje: potete trovarmi alla stanza 214, bussate comunque.

L’avventura di Gornia Raicona è terminata, ora si passa a Celje, una città di oltre 50.000 abitanti piena di centri commerciali brilluccicanti e addirittura con un centro storico dove la gente va a passeggio. Non è facile però vivere in Slovenia, i misteri invece di risolversi aumentano. Si inizia dalla mattina, alle 6.30 già sono tutti in giro e i ragazzi vanno a scuola, mi domando se facciano tutti la scuola per fornai o se ci sia il fuso orario e io non lo so. Il calcio quasi non esiste, mentre in giro vi sono molti ciclisti, pedoni e runners, tutti educati, con le loro piste ciclabili e il loro casco. Ma basta un po’ di occhio per i dettagli ed ecco che saltano subito fuori l’arretratezza del paese: un negozio di biciclette e tosaerba. Biciclette Trek, quelle con cui Armstrong ha vinto 7 tour de france, vicino a volgari motofalci, questo non posso sopportarlo. Inoltrerò protesta formale appena capirò come si scrive la parola “oggetto:” in sloveno.

Le giornate sono dure, soprattutto perché l’attore della El Por Nardon (che non vuole rivelare la sua identità), ce la mette tutta per rendere la vita difficile a chiunque. Non ci può essere una qualsivoglia pastarella con poca marmellata che inizia una serie di lamenti sulla cucina che mette pochi ingredienti liquidi, perché le cose troppo secche si impuntano se non c’è subito qualcosa da bere e via dicendo. Per lo stesso motivo ha trattato come pezza da piedi la panettiera con lo stand di fronte al nostro, che lo guardava sempre con occhi dolci; la tipica ragazza della porta accanto, onesta e lavoratrice. Un giorno regalò all’attore dei piccoli cornetti alla marmellata, tipo quelli che faceva la Sguattera. E’ bastato un morso per far cambiare l’espressione dell’attore, dalla gratitudine alla strafottenza. Tutto perché “sti cornetti nse strozzano, ma mettetcela la marmellata, che costerà mai.”

L’arrivo di aria fresca da est ha portato un week end piovoso, “la fa’ a dì de sì” commentavano gli sloveni, pur nella loro lingua. Nel ritornare alla pensione Kapelski, dove la vecchia che non spiccica inglese ci attendeva con le sue verdure da proporre per colazione la mattina successiva, scorgiamo un tale in mezzo alla strada con ombrello e giubbotto catarifrangente. Di profilo, intento a deviare il traffico, senza apparenti motivi. Con l’avvicinarci si vede una pozzanghera dietro di lui. Il tale sta dunque facendo la guardia ad una pescolla, evitando che le macchine ci passino sopra. Acqua piovana che non va dispersa, punterà al nobel per la pace per meriti ecologici, un po’ come Al Gore.

Sembra un gran bel paese, questa Slovenia, ma in realtà ci odia. E’ una minaccia molto peggiore dell’Islam o della Turchia. Ad ogni passaggio pedonale c’è un tizio vestito da maggiordomo, somigliante all’amico brutto di Benny Hill, che fa attraversare i bambini, considerando che passano 10 bambini al giorno su ogni strada, è chiaro che i maggiordomi sono lì per altri motivi. Spie, con ogni probabilità. Una mattina stavo rallentando per far attraversare una bambina che però non pareva accorgersi del mio gesto e stava a lato strada impalata come un corazziere; alla fine la bambina passa, ma un secondo dopo sbuca fuori un tale in camicia azzurra dotato di paletta rossa giocattolo: Policija, mi fa accostare e chiede i documenti. Parla solo sloveno, e capisco solo “autopapiro”, che sta ad indicare (spero) il libretto di circolazione. Mi fa aprire il portello posteriore del furgone, e dopo aver visto che non vi erano armi ma cartoni pieni di salami posizionati alla rinfusa, mi ha lasciato andare. Nel mezzo vi sono stati momenti di angoscia, con lo sbirro che parlava sloveno nonostante sapesse che io non capivo. Probabilmente hanno il discorso da sbirri che devono fare per forza, come nei film.

L’alimentazione è forse il mistero più grande. Una cucina pesante, che si divide in brodi, carne e fritto a volontà e dolci carichi di noci, tutte cose che non possono giustificare le miriadi di culi belli in giro. Noi italiani, con la cucina mediterranea che è la migliore del mondo, produciamo certe culone che la Ryan air le fa pagare doppio, e qui mangiano roba che accoppa i cinghiali ma le ragazze sono magre. Probabilmente le grasse le uccidono, e questo spiegherebbe anche la bassa densità di popolazione. Appena nasce una slovena, l’ostetrica invece di sculacciarla la tasta: se il culo non è sodo la bimba viene usata per fare la pleskovica, una cotoletta tenera da usare a mo’ di kebab.

8 commenti

Archiviato in argite, biografologia

8 risposte a “Diarijo Sloveno #5 – l’origine della Pleskovica

  1. Elenini

    In italia non mi sembra di vedere ste culone..
    e la tua ultima affemazione è alquanto maschilista..

  2. Eminemz

    Probabilmente sarà una questione di metabolismo oppure la danno via più facilmente delle nostre e quindi bruciano i grassi nel miglior modo possibile…

  3. Si ritorna sempre alla solita conclusione… secondo me 30 anni de Tito voglion di!

    Occhio ai guardiani delle pescolle… secondo me so tutti disoccupati ex-agenti dell’OZNA (servizi segreti yugoslavi).

    E poi… culi sodi, culi sodi… ma facce vede mpo de foto senno semo miscredenti!

  4. Brandon Walsh

    Dai non rendiamolo un diario di un uomo di mezza età che narra i suoi viaggi nei paesi dell’est per turismo sessuale…Da noi a Los Angeles questi discorsi non si sentono proprio

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...