Dai ci fermiamo al prossimo

L’autogrill è un luogo sacro per ogni italiano che si rispetti. Dal professionista da caffè e corriere della sera all’allegra famiglia che non vede l’ora di andare in vacanza per gustarsi un camogli a 5 euro e comprare un pezzo di parmigiano a forma e costo di lingotto d’oro da riportare allo zio. Il fascino dell’autogrill non è comprensibile al di fuori dei confini autostradali, ma appena varcato il casello inizia la ricerca dei cartelli con le distanze delle aree di servizio.

L’autogrill è l’italia che viaggia, slogan scritto in giro per le aree di servizio e quanto mai veritiero. L’autogrill ci rappresenta in toto e merita un posto da senatore a vita (sebbene i prezzi della bouvette di Montecitorio lo farebbero gridare allo scandalo), ha tutto degli italiani: in primis la follia e l’impulsività, quella che ci porta a pagare un pranzo tra i camionisti come se fossimo in piazza San Marco a Venezia. Oppure la catasta di best seller, posizionata di fronte alle bibite e su cui campeggiano libri scritti dai personaggi più improbabili, adesso per esempio è il turno dei calciatori: Cassano, Zanetti,Ancelotti, libro di barzellette su Mourinho-Chuck Norris, Del Piero, Lippi, Amauri e così via. Solo un italiano può capire perché dovrebbe avere mercato un libro su Amauri, ennesimo anonimo calciatore juventino, che nessuno si sarebbe filato se avesse giocato nel Bologna. Ovviamente nessuno è stato mai visto uscire dall’autogrill con un libro in mano; gli italiani, si sa, non leggono. Giusto a Padova sud hanno venduto qualche copia del Mein Kampf, edizione speciale tradotta in padùan.

A conferma dello status di symbol italico attribuito all’autogrill vi è la sua storia economico-finanziaria. Società nata negli anni del boom economico, ha operato al fianco di Autostrade, che faceva parte della galassia IRI (quindi pubblica). Negli anni ’90 le autostrade sono state svendute a Benetton, che nel frattempo si era preso pure gli autogrill. Da allora i pedaggi e i prezzi delle Rustichella sono saliti a piacere, portando ai signori del maglioncino un bel extra-profitto. In pratica si sono presi un’azienda pubblica a prezzo di cortesia, data lo stato pietoso del debito pubblico italiano, e l’hanno usata per spremere gli italiani come le arance del menù mattina (cappuccino, cornetto e spremuta d’arancia a soli 3.90€). Da autogrill possiamo capire cosa rende tale un italiano:  riusciamo ad innamorarci dei peggiori lestofanti che ci passano intorno, dai cristiani ai duci, fino ad arrivare alle grandi famiglie di capitalisti. E come per tutti gli innamorati, di ragionare non se ne parla.

2 commenti

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2 risposte a “Dai ci fermiamo al prossimo

  1. djriccio

    non vedo nominato il libro di Giacobbo sulla fine del mondo. Non si fa così.

  2. bellato emma

    sono anni che la sottoscritta non compra più le mercanzie di questi lestofanti di professione, come non compra più libri mondadori, non vede tv spazzatura ecc ecc ecc, l’elenco sarebbe troppo lungo

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