Il teorema delle banane

Una volta conseguita una laurea in Informatica, la prima cosa da fare è trovarsi un hobby. Il “mondo virtuale” (espressione da rubrica tecnologica per massaie) ingloba i suoi creatori e non li rilascia più: parlare con le macchine, per quanto sia più ragionevole che farlo con gli umani, può essere alienante. Ai tempi di Casapiddu eravamo soliti classificare come “subumani” quei personaggi, incontrabili in aula, che non avevano un proprio avatar nel mondo reale. Si riconoscevano al volo, bastava appuntarsi numero e qualità delle domande rivolte al prof di turno. Al superamento di una soglia prefissata il Ragazzo Strambo inseriva il nerd nelle liste per i suoi campi di rieducazione.

Gli ex-pidduisti sono attivi nel dare il buon esempio, a partire dal Mangi, primo dei laureati che ora dirige un nuovo social network a sfondo sportivo e come attività collaterale fa il dottorando al CNR di Pisa, ovvero partecipa a WIN THE LIFE: se riuscirà ad entrare nel mondo accademico potrà dirsi sistemato. Stessa via sta tentando il Ragazzo Strambo, mentre continua la sua attività di critico cinematografico-letterario di film-libri ignobili. La Sguattera fa la programmatrice di giorno e la casaling(u)a di notte, mentre Jorgio è attualmente a Londra, fa supercazzole in bastiolo ai software engineer di sua Maestà.

Colui che fu Rambo Guerrazzi, cioè io, è come al solito un caso a parte. Già il titolo magistrale è stato conseguito nei ritagli di tempo tra un hobby e l’altro, tutti documentati nel blog più amato dagli italiani. Partendo da questo contesto c’era la necessità di continuare la coltivazione di tali hobby anche dopo il titolo, quando tutti iniziano ad augurare la peggiore delle sciagure: “ed ora vai a lavorare!”. Una fine che non si augura neanche ad un giocatore del Milan. Definita dunque questa premessa, e dato l’ambiente di riferimento (Italia), la soluzione del problema è data dal teorema delle Banane, secondo il quale in Italia se vuoi campare senza lavorare devi fare l’imprenditore. E così è stato. Insieme all’attore della El Por Nardon (che preferisce non rivelare la sua identità) abbiamo rilevato un’aziendina (pronuncia rigorosamente milanese) e appioppiamo ai nordeuropei prodotti provenienti da quel maiale che fin da piccoli ci terrorizzava quando spezzato in due entrava nei nostri garage, addobbatti a macelleria abusiva. In realtà non entrava da solo, lo portava il nonno con il carretto, ma questo lo abbiamo scoperto solo quando siamo diventati uomini.

L’inizio è stato col botto, un mese di slovenia, alberghi, spoken english improvement. I soldi non li faremo ma lo spettacolo è assicurato. Tra i momenti migliori vi è il corso abilitante alla pratica commerciale nel settore alimentare e somministrazione che sto brillantemente seguendo. I docenti spaziano da semplici ragionieri a dottori commercialisti esperti in marketing, fino ad arrivare ai dirigenti Asl. Era da marzo dello scorso anno che non seguivo un corso, in cattedra c’era tal  Ugo Montanari, e sulla lavagna il simbolo più comprensibile era la lettera omega che noi chiamavamo “pocce” o “culo” a seconda dell’umore. Oggi invece sulla lavagna, rimasta sporca dalla settimana scorsa, vi era scritto: “Ricavo 100 Spesa 80 Utile 20. Ricavo 100 Spesa 120 Perdita -20“. Evito di far notare l’errore grossolano nello scrivere la perdita in negativo, magari ai commercialisti non hanno spiegato che meno per meno fa più e rischierei di sembrare scortese. La lezione di oggi è noiosa (Consumatori e associazionismo), mi diletterò dunque nell’elencare i personaggi più in vista a lezione.

Di fianco a me siede un futuro manager, camicia a righe (con iniziali) jeans e clarks, che durante la lezione approfitta per compilare piani previsionali di vendita. Quando si accorge che lo sto scrutando cerca di non farmi leggere la colonnina “incassi” di ogni punto vendita. (Li avevo già letti, me li sono appuntati e adesso lo sputtano) Davanti c’è un simpatico napuliello pelato e rotondo, con la battuta banale sempre pronta e che catalizza la simpatia della classe, sono anni che vado a scuola e il tipo che fa ridere tutti non manca mai. Stavolta però ha 40 anni suonati e pesa un quintale e mezzo, forse sto invecchiando anche io. Poco più un là il classico imprenditore sulla cinquantina, umbro e con la panza. Ad ogni caso pratico citato dal docente ha sempre una dozzina di situazioni da lui vissute da citare,  tende a non sopportare le battute del napuliello. Defilato verso il muro un siculo con la maglia della Banda Bassotti che ha aperto una rosticceria sicula in centro, ma da quando nella lezione sulla legislazione relativa al commercio il docente gli ha svelato che avendo il negozio in centro non aveva bisogno del corso abilitante, non si è più visto. Chiude la fila una desperate housewife vestita di lillà che prende ancora appunti come una quindicenne ed è sempre attenta e partecipe. E’ sulla quarantina abbondante e quando oggi è stato proposto un piccolo test conoscitivo sugli argomenti discussi ha subito esclamato ansiosa: “Uddio, speramo bene!“, pensiero che mi sento di condividere.

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Archiviato in biografologia, salami in vetrina

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