Bilancio di dieci anni

Serginho Cofferati

Serginho Cofferati

Continua la mia abilitazione alla pratica di commerciante eversivo, l’eversione la aggiungo per non sembrare come gli altri poveretti che ho come compagni di ventura. Oggi si parla di amministrazione, bilancio,crediti, storni di uccelli neri, com’esuli pensieri, nel vespero migrar. Si parte dai rapporti con le banche, con occhio rivolto alle aperture di credito. la linea guida, il principio fondante, deve essere: “il breve con il breve, il medio con il medio, il lungo con il lungo.” Mentre valuto l’opportunità di farmi tatuare la regola, inevitabilmente parte il dibattito su banche e crediti.

L’imprenditore panzone, nel citare la sua vita fatta di bilanci, arriva a recitare un’arringa contro Profumo (ad di Unimerdit) e Passera. La desperate housewife, oggi con vestitino provocante per quanto abominevole, prende appunti anche sulle opinioni, mentre l’anziano con le nike e l’orologio d’oro distilla perle di saggezza sulla liquidità dei grandi gruppi bancari. La docente lo chiama per cognome, anteponendo il prefisso “signor”, come si faceva una volta per quelli importanti (signor curato, signor sindaco). Probabilmente l’anziano non è un alunno come gli altri ma ricopre il ruolo di opinionista. Il panzone rincara la dose scagliandosi contro l’istituto del rating, la docente modera ma storcendo la bocca, mostrando di condividere le bordate populistico-finanziarie nonostante la sua posizione di docente glielo dovrebbe impedire.

La lezione continua, si parla di contabilità e bilancio e la malinconia mi travolge come la ventata di un treno merci in transito. Dieci anni fa scaldavo un banco dell’ITC Vittorio Emanuele II mentre la sig.ra Platoni spiegava le stesse cose. Il metodo era diverso, e lo stile pure: la Plata era la classica grezzotta autosostenuta, insegnava la sua litania alternandola a lezioni incentrate sulla sua vita privata. Dalle modalità del sugo alle disavventure nella spesa al Pam di S.Marco. All’esame di stato la tentazione di scrivere la ricetta del sugo Platoni fu forte, tanto più che in pagella avevo strappato un 8 barattandolo per del sordido facchinaggio in occasione della gita scolastica a Parigi. Era il 2002, l’esame di stato fu una barzelletta, com’era giusto che fosse data la levatura dei professori (escludo italiano e informatica, quest’ultima perché il prof. assomigliava a Guccini da giovane). Nel marzo di quel anno Cofferati ci portò in piazza contro l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (Jorgio rimase a scuola perché c’era il compito di matematica, non c’è occasione in cui non rimarco questo suo scheletro nell’armadio).

Esco dalla malinconia, svegliandomi negli ultimi minuti di lezione. Vengo a sapere che nella prossima si parlerà di diritto del lavoro, con giuslavorista in quota Pdl. Stringo libri appunti al petto come le studentesse sognanti dei college americani, e mi perdo nell’immagine del povero Sergio.

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