Elisabarca e il Fenomeno

fenomeno

Il Fenomeno visto dal Socci

C’era una volta, bella alta, era la porta d’accesso alla città. Sotto questa volta passava tutti i giorni un giovane ragazzo che di mestiere tirava il suo carretto su e giù per il borgo. Ogni mattina, passando per la volta, batteva la testa, nonostante fosse molto più basso. Trasportava sassi, la sua gente lo chiamava Fenomeno. Era onesto e generoso, lavoratore assiduo e benvoluto da tutti: gli abitanti del paese erano la sua famiglia, li salutava sempre senza lesinare sui sorrisi.
Lo chiamavano Fenomeno per la sua forza nel tirare il carretto, nonostante tutto. Ad ogni porta, ad ogni soffitto, batteva continuamente la testa, ma non si fermava. Con l’allegria dipinta in volto andava in giro con il suo carretto, qualsiasi cosa succedesse. Tutte le sere, o quasi, ad attenderlo a casa c’era la sua Elisabarca, conosciuta fin da quando erano piccoli e mai più lasciata. Era la più bella del circondario, umile e sinuosa allo stesso tempo; quando passava in piazza chiunque si girava ad ammirarla, venere contadina che sembrava uscita fuori dallo schermo del cinematografo.
Elisabarca era colei che rendeva il Fenomeno tale. La chiamavano così non a causa del pallino per la navigazione, che pure aveva, ma per le sue dimensioni che nel tempo si ingigantirono. Ciò era dovuto ad una sinistra caratteristica: la giovane natante era solita mangiare i suoi amanti. L’omo arrapato è tra gli alimenti più pesanti, ed Elisabarca di uomini ne mangiava molti. Nessuno sa se il Fenomeno fosse cosciente di ciò, si accorgeva di non passare più attraverso le porte senza sbattere, ma continuava tranquillo a trasportare sassi con il suo carretto.
La più grande passione di Elisabarca erano i marinai, ne mangiava a truppe. Li vedeva in giro per il porto e si lasciava abbordare, ascoltando le chiacchiere che solo mesi passati sottocoperta possono ispirare. Biondi, mori, alti o bassi: le preferenze non erano particolari, bastava catturassero la sua attenzione, e la bella si concedeva. Il piacere era doppio, il peccato di gola si aggiungeva alla lussuria e i poveri marinai finivano in salmì, arrosto, al sugo o addirittura fritti. Come per tutti i personaggi curiosi, la vita di Elisabarca non era solo di dominio delle comari, ma tutto il paese conosceva i suoi vizi.
Col passare degli anni la ragazza si ingrassava sempre di più,  mangiava uomini ed accumulava grasso. L’asta della bilancia andava sempre più in là, e come un compasso le disegnava addosso forme sempre più rotonde. Il Fenomeno la vedeva crescere giorno dopo giorno, senza rendersi conto di come cambiava; giusto quando di domenica la portava a spasso con il carretto sentiva più fatica, ma dava la colpa alla stanchezza di una settimana di lavoro. Erano belli insieme, anche se lei era ormai una balena, ed avevano la benevolenza di tutto il villaggio. Chiunque sorrideva quando il Fenomeno passava con il carretto, salutando con il suo classico “Ciao freghi!“.

Oh Fenomeno, ma allora quando ti sposi?
Oggiotto!

E via per le strade del paese, fischiettando canzoni popolari.

Questa è la storia di Elisabarca e del Fenomeno, cominciata tanti anni fa e ancora in piedi. Lei continua a godere nel mangiare, lui con le sue corna tocca le nuvole, e nonostante il pachiderma che trova seduto in poltrona quando torna a casa, non perde mai il sorriso. Per essere degli eroi a volte basta saper tirare il carretto.

4 commenti

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4 risposte a “Elisabarca e il Fenomeno

  1. Irene

    questa me mancava! bella proprio!

  2. Pingback: Sometimes | Peolina Borghese

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