Circondato dal popolo delle libertà

il prof. Merli in una rara foto depoca

Questa volta tocca al diritto del lavoro. Lo ami quando sei dipendente, lo odi quando invece sei libero; un po’ come il calcetto serale. Il docente, tal Luca Merli, si presenta bene, loquace e affabulatore. Ricorda il vecchio e caro Cisterna quando raccontava le sue avventure al servizio di Re Bill, intervallandole a giudizi caustici su Java. Giuslavorista da anni, nonché insegnante all’università di Parma (dove non si fa solo il prosciutto come credevo), il Merli inizia un lungo discernimento sui vari contratti di lavoro per arrivare poi a concentrarsi sulla legge Biagi. Parte citando la Costituzione (art. 1), che dice di usare come la Bibbia nel suo lavoro. La prima fonte del diritto in effetti è proprio quella. L’imprenditore panzone, ancora col veleno in corpo dalle precedenti lezioni sulle banche, cita varie esperienze e termina con un “diocane io le farebbe chiude tutte le cooperative e brucerebbe i capannoni“. L’opinionista interviene parlando di costo del lavoro in italia e in europa, sempre interessanti e cortesi i suoi appunti. Intanto il napuliello si è organizzato mettendo la sveglia del telefono per ricordare al professore la scadenza delle pause, ilarità generale della classe quando suona la prima volta. Proprio durante la prima pausa di oggi si scopre la vera identità dell’opinionista: proprietario di una catena di supermercati. Il napuliello, informato di ciò dall’imprenditore panzone che si vanta di conoscere l’opinionista da anni, si fa il segno della croce in ossequio a cotanto capitale.

Quando si arriva alla legge Biagi, arrivano i dolori. L’imprenditore panzone si scatena e attacca i magistrati, terminando con “a sto punto tocca dare ragione a berlusconi“. Il docente sorride e sottolinea: “oh, io non ho detto niente!“. Dopo una ricerca scopro che Luca Merli è in forza al Pdl di Perugia. Si mette male.

Marco Biagi fu definito “un assassino” da qualche rivoluzionario italiano in forza a Rifondazione di cui ora non mi sovviene il nome, sebbene sia stato assassinato a sua volta dalle fantomatiche nuove brigate rosse. La sua colpa fu quella di aver studiato il mondo del lavoro italiano, andando in cerca di lavoro sommerso, atipico e quant’altro. I risultanti furono sorprendenti e il governo lo incaricò di studiare anche una riforma. Biagi iniziò il suo lavoro e nel frattempo il governo gli tolse la scorta.Boom, addio Biagi. Dunque la soluzione (o legge) Biagi al problema del lavoro atipico non esiste, lui studiò il problema ed altri lo hanno risolto. Quindi i Co.co.co non sono colpa di Biagi, non sono colpa delle imprese, va a finire che la colpa è dei lavoratori che li firmano.
Si prosegue con le libertà sul lavoro: politica, di culto e di espressione. Sul culto arrivano le dolenti note, parte la ramanzina sul: -io rispetto tutti, anche perché l’italia è un paese di emigranti, ma i nostri nonni negli altri paesi hanno sempre rispettato regole, usi e costumi.

A questa proprio non posso non replicare. Alzo la manina: –scusi, anche Al Capone rispettava regole usi e costumi?-. Sorriso del docente che maschera il fallimento della dottrina, la classe ride pensando a Il Padrino e si passa al crocifisso nei luoghi pubblici. La guerra non è finita.

-Praticante o no, il crocifisso è uno dei simboli della nostra Repubblica, come la bandiera e la foto del presidente, anche se ultimamente è un po’ rincoglinito..-

L’italia è uno stato laico, come dice la Costituzione. Il crocifisso non c’entra nulla con i luoghi pubblici.

La classe inizia a rumoreggiare.

E’ un segno delle nostre radici, e poi vai giù in Arabia a farti il segno della croce, vedrai se non ti arrestano!– Parole di uno che insegna all’università di Parma, allora era vero che facevano solo prosciutti.

Ribatto qualcosa, ma ormai ho scoperto il nervo e la classe è inquieta. Sono circondato da Berluscones, il docente placa tutti e va avanti con la lezione, un po’ infastidito dalla vocina contradditoria che, per qualche minuto, ho rappresentato. Sono ancora il vecchio leone delle superiori, una volta mi ricordo feci piangere una bigotta semplicemente dicendo che non poteva criticare le prostitute dato che si vestiva allo stesso modo.

13 commenti

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13 risposte a “Circondato dal popolo delle libertà

  1. eminemz of volley

    portami con te alla prossima plz… se mi chiedono che attività ho risponderò “c’ho un bar vicino il centro”

  2. luca merli

    carissimo “corsista rec” la ringrazio per la pubblicità gratuita che sta facendo nei miei confronti ai “numerosi” lettori del suo blog. Non ricordo il suo nome, ma vorrei chiederle getilmente di proporre, nel suo testo, in neretto, anche il soggetto che ha cosi chiaramente esposto la delicatissima frase che lei evidenzia. sa com’è … magari leggendo disinteressatamente quanto lei pubblica, non vorrei che qulacuno fraintendesse.. come avrà sentito non è nel mio lessico espormi in quel modo. Per quanto concerne la mia militanza nelle file del Popolo della Libertà, sono un uomo libero e in quanto tale non ho alcuna remora a esporre la mia passione politica. Ne sono orgoglioso, e credo profondamente negli ideai del mio partito.
    carissimi saluti
    Luca Merli

    • Non è possibile fraintedere dato che la citazione è contenuta in una frase con tanto di soggetto e predicato verbale. Per il resto i post di questo blog sono solo semplici racconti di quello che mi capita di vivere, senza volontà di additare chicchessia. Certo la passione politica dovrebbe essere tenuta fuori dalle lezioni, altrimenti c’è il rischio di cadere nella propaganda, ma giustamente lei ha ribadito l’orgoglio nel credere agli ideali del Pdl, che si fonda sulla propaganda. Nulla da eccepire insomma.

  3. luca merli

    mi perdoni, ma se evidenzia in neretto la bella frase con tanto di bestemmia, lasciando invece il carattere normale al soggetto che l’ha proferita, forse, potrebbe essere facilmente fraintesa….
    Per quanto attiene alla mia militanza politica, può stare tranquilla, che non ho mai fatto ne mai farò propaganda elettorale in aula, ove invece ho sempre rappresentato le norme in maniera del tutto oggettiva per rispetto delle persone che ascoltano le mie lezioni. Diverso è intuire quale sia la mia appartenenza politca dal manifestarla in aula…. Ne è riprova di quanto scrivo visto che lo scrittore del blog cita che ha fatto una ricerca per individuare la mia appartenenza al PDL.
    Un caro saluto…….

    • uhm… forse si dimentica di un’altra frase pronunciata dal panzone di cui sopra in merito alla giustizia in italia, diceva più o meno così: “…non tocca dillo ma berlusconi c’ha ragione!”. Il docente, sorridendo sornione, ha esclamato: “io non l’ho detto!”. La ricerca è stata solo a scopo di conferma, dunque. Parlare di “tagliare le mani” a chi vuole togliere il crocifisso dai luoghi pubblici (pratica che la Corte Europea ha considerato giusta, tra l’altro. Ma poi il crocifisso dov’è nella costituzione?), è chiaramente esprimere un’opinione politica, per quanto folcloristico sia il tono.

  4. luca merli

    non ricordo cosa ha detto il corsista, di commmenti ne fanno tanti… ribadisco comunque che in aula non ho mai fatto “propaganda” politica e sono perfettamente convinto che Lei sa benissimo che cosa significa fare propaganda…
    Per il resto grazie della chiacchierata…
    Un saluto.

  5. luca merli

    a proposito… rileggendo…. prima che dimentico…. i co.co.co… non sono opera di biagi… biagi li ha aboliti introducendo il lavoro a progetto…
    evidentemente… esiste un po di confusione….
    ancora saluti…

    • cambio l’ultimo co. con un pro, tanto il succo è quello…
      Vedo comunque che la scuola politica Pdl raggiunge con successo i suoi obiettivi formativi, soprattutto per quanto riguarda i dibattiti. Da Bruno Vespa e venire giù è tutto un tourbillon di cambi di argomenti e appunti su dettagli atti a spostare il focus.

      saluti e auguri sinceri per un approdo più rapido possibile sulla poltroncina bianca di Ballarò…prometto di videregistrarlo!

  6. luca merli

    accolgo gli Auguri…. mi sembra un ottimo auspicio…
    carissimi saluti…

  7. Scott

    ma perchè chiunque si dichiara del PDL premette sempre “sono un uomo libero”?
    è un po’ per giustificarsi?

  8. luca merli

    giustificarmi???? di cosa mi scusi?
    avere la fortuna di essere uomini liberi credo sia una grande ricchezza… sostenerlo è semplicemente mettere in evidenza un elemento importante della nostra civiltà e ne sono estremamente felice….

  9. Pingback: I can’t get no | Peolina Borghese

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