Archivi del mese: novembre 2009

La maledizione di Casapiddu – parte prima

The bended bar - photo by Mangi press

Per anni abbiamo creduto che la maledizione di Casapiddu riguardasse la sfera sentimentale, chiunque metteva piede dentro quella casa, infatti, veniva regolarmente abbandonato dal proprio partner. Solo La Sguattera si salvò, ed è arrivata addirittura al matrimonio; in quel caso però la maledizione sembrava solo cambiata nella forma, infatti la cerimonia si è svolta in una domenica di agosto con la temperatura esterna intorno ai 40 gradi. Il tempo ha però fatto il suo corso, e finalmente la maledizione di Casapiddu si è manifestata nella sua totalità. L’occasione è stata l’ultima avventura pidduista, una trasferta a londra per iniziare la promozione del libro che celebra l’epopea della casa di San Donnino, a breve in uscita. Dopo due giorni nella capitale londinese, i pidduisti hanno finalmente scoperto la verità, la vera ed unica maledizione che pende su di loro:

Ovunque andrai, tribolerai.

La reunion pidduista in quel di Londra è favorita dalla presenza di Jorgio nella swingin city, dopo la laurea se ne è andato lassù a lavorare in una non meglio precisata software house. La sua camera nei pressi di Hyde Park è pronta ad accogliere i tre italici Rambo, Mangi e Ragazzo Strambo, che partono dall’aereoporto di Pisa in una fumoso venerdì sera. L’aggettivo fumoso è d’obbligo quando si scrive di viaggi a Londra. Continua a leggere

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Noia di una sorba di mezzo autunno

Ci sono mattine in cui la palpebra è pesante e la schiena esprime la voglia di non alzarsi dal letto. Sono queste le mattine ideali in cui tenere il portatile sopra il letto e affidarsi ai “video consigliati per te” di Youtube. Oggi il tubo proponeva una cover amatoriale di Accidentally in love, eseguita da un tipa con ukulele, su cui ho cliccato con scetticismo. Lo screenshot che raffigurava il faccione di questa di fronte alla webcam mi induceva a pensare all’ennesima espressione dell’esibizionismo odierno. A intervalli regolari saltano fuori fenomeni nuovi, che spaziano dal virale al grottesco. Nel loro piccolo anche Giulia e Marta, due tipe di pisa che mimavano le canzoni dei cartoni animati di fronte al pc, avevano successo. Poi finite le sigle disponibili sono rimasti solo i fan che si eccitavano a guardare quella castana, Marta mi pare, che era di gran lunga la più gnocca. Imperdibile l’intervista che un tale di una tv locale ha realizzato quando le due erano all’apice del successo, 10 minuti di puro nulla.

Clicco su play quasi per noia, ma in pochi secondi la mia attenzione è catturata. La bionda con occhi azzurri suona ukulele, diamonica e cori, e monta tutto insieme. Si chiama Julia Nunes, grazie a questi video ha addirittura pubblicato due album. Ascoltare questo angelo è un duro schiaffo alla mia supponenza.

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Van Houten lo spietato

L’elicottero atterra nella radura, facendo scappare le poche pecore, le bestemmie dei pastori sovrastano il rumore delle pale. Scende prima la lunga processione di collaboratori e galoppini, quindi ecco lui, sessantenne che si tiene in forma, brizzolato, e potere illimitato a disposizione della sua firma. Van Houten, un nome che a pronunciarlo ancora qualcuno si toglie il cappello, una carriera fulminante associata alla mafia, secondo le malelingue. Il perché di quel suo blitz nella campagna è sconosciuto ai più, lui che ha gestito affari con tutto il mondo, strozzando i petrolieri e irridendo i cinesi, chissà cosa può trovare in mezzo ad anonime colline infangate dall’autunno. L’obiettivo di Van Houten è a mezz’ora di cammino poco agevole, soprattutto per gente vestita come dovesse andare a chiedere un miliardo in banca. Continua a leggere

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La casta dei lacci per scarpe

Dichiarazione d'intenti

Al giorno d’oggi la celebrità si misura in termini di denunce, provvedimenti penali, processi e tutto ciò che riguarda la sfera giudiziaria. Non a caso colui che vanta di avere a carico “109 processi, 2500 udienze e 530 perquisizioni” è attualmente il nostro primo ministro. La mamma di Cogne, quella che uccise il suo bambino a randellate, ha passato più tempo in tv e sui giornali che in carcere. Qualsiasi passante conosce Alberto Stasi, o Raffaele Sollecito, mentre se chiedi chi è il presidente della Repubblica tentennano e rispondono Mike Bongiorno. I giornalisti che fanno il proprio mestiere sono quelli con più querele alle spalle, Travaglio, Santoro, Gabanelli e pochi altri.

Nel mio piccolo, anche io mi difendo. Ad esempio Bucciottino, ex sindaco di Marsciano, voleva far chiudere Casapiddu, anche lui come i compari del Pdl allergico alla satira. Questa volta non è il palazzo del potere a voler denunciare il blog, ma un piccolo negozio di provincia. Nel post precedente, dove ho descritto Todi con gli occhi di un non tuderte, ho parlato di una bottega ai piedi di una scalinata. C’era un po’ di ironia in effetti; il padrone, dopo aver letto, riteneva che l’ironia andasse denunciata. Poi ha desisitito, classificandola come pubblicità gratuita. D’altronde “nel bene o nel male, purché se ne parli”, è proprio il silvio nazionale ad insegnare questo.
La moda della querela/denuncia è ormai tutta italica, qualsiasi cosa viene scritta può essere oggetto di denuncia. Spesso viene da sorridere, sebbene ci sarebbe da piangere: la nostra società assume sempre di più dei tratti grotteschi. Quale insano ragionamento ci può essere dietro al voler denunciare un blog da 120 visite al giorno in cui c’è scritto che un laccio di un negozio costa 75 euro? Anche non riuscendo a cogliere l’ironia, quale sarebbe il reato? Diffamazione? E di cosa, del laccio? Esiste un listino dei lacci, un valore dei lacci, un Ordine nazionale dei lacci per scarpe?
C’è una grossa parte d’italia che sarebbe realizzata nel veder introdotto il reato di “parere contrario“. In fondo si può fare, basta solo allargare la capienza delle carceri italiane, magari utilizzando fabbricati già esistenti: centri commerciali, alberghi della riviera, autostrade nel week end di ferragosto, chiese il giorno di natale. Staremo tutti quanti in prigione, con un pigiama a righe fascion ovviamente  confenzionato dalle famiglie che commerciano eleganza dall’inizio del secolo scorso.

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So dde Dodi e me ne vando

todi sindaco ruggiano

Andonio Ruggiano, nel giorno in cui è stato fatto sindaco

Spesso, anzi quasi mai, si sente parlare di Dodi, ridente cittadina appesa sopra un piccolo colle che sovrasta la valle del Tevere, fiume che proprio sotto la rupe duderte devia il suo corso e si dirige verso Corbara, formando l’omonimo lago e l’omonima statale ritrovo di prostitute. I non umbri conoscono Dodi in quanto meta turistica, gli umbri non la conoscono perché in effetti a Dodi, oltre a Jacopone che ormai è morto, non c’è niente. Neanche io, nonostante la vicinanza, avevo mai visitato il centro cittadino, a dispetto della nutrita schiera di parenti e amici duderti. Continua a leggere

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Scusa Maria io non sono d’accordo

Il corso per commercianti eversivi è agli sgoccioli, le parole “esame” e “tesina” tengono banco e spaventano la classe. La composizione eterogenea degli alunni rende l’atmosfera un misto incredibile, c’è un po’ di scuola media, un po’ di catechismo, un po’ di univeristà e delle punte di bar sport. I protagonisti assoluti sono ormai l’imprenditore panzone e il pasticcere napuliello, il primo espressione dell’italia capisciona, il secondo idolo della popolo. Tra la classe nessuno sopporta più i continui interventi del panza, e il napuliello lo punzecchia ad ogni alzata di mano. L’imprenditore ha capito l’antifona e tenta di salvare il salvabile, iniziando ad elogiare la docente di marketing, allegra cinquantenne che forse da giovane era bella. Su questo stalking scolastico il napuliello, per pudore, non mette bocca.  Continua a leggere

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Archiviato in io me piasse ncolpo, salami in vetrina

Il punto fisso sul crocifisso

La questione della croce continua a far discutere, soprattutto sul web. Nei media tradizionali tutto è stato liquidato con una sostanziale bocciatura, e il grazie del cardinal Bertone allo stato italiano che ha presentato ricorso contro la sentenza della corte Europea. Il Vaticano si è pronunciato a stento, prima ha atteso che il mondo politico si pronunciasse, per vedere chi sono i bravi e chi i cattivi.

Su facebook impazzano i gruppi “Sì al crocifisso” e cose simili, risvegliati da una sentenza semplice e lineare:

la Corte non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana. Continua a leggere

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