So dde Dodi e me ne vando

todi sindaco ruggiano

Andonio Ruggiano, nel giorno in cui è stato fatto sindaco

Spesso, anzi quasi mai, si sente parlare di Dodi, ridente cittadina appesa sopra un piccolo colle che sovrasta la valle del Tevere, fiume che proprio sotto la rupe duderte devia il suo corso e si dirige verso Corbara, formando l’omonimo lago e l’omonima statale ritrovo di prostitute. I non umbri conoscono Dodi in quanto meta turistica, gli umbri non la conoscono perché in effetti a Dodi, oltre a Jacopone che ormai è morto, non c’è niente. Neanche io, nonostante la vicinanza, avevo mai visitato il centro cittadino, a dispetto della nutrita schiera di parenti e amici duderti.

La caratteristica principale di Dodi è la spocchia dei duderti. La loro città è bellissima, trabordante di cultura e stile, e con una tradizione secolare. Dodi ha due licei di alto livello, gli studenti che escono dai suddetti licei sono di due tipi: quelli un po’ più svegli, che se ne vanno da Dodi, e quelli che invece muoiono duderti. Nota curiosa, sempre sulle scuole di aldo livello:tutti quelli di mia conoscenza che le hanno frequentate, alla domanda “quanto fa 3 diviso 0?” hanno risposto “0“.

Alle ultime elezioni duderti la vittoria è andata a dei fascisti mascherati da Pdl, guidati da un giovane sindaco, tal Andonio Ruggiano. La sua vittoria è arrivata dopo decenni di governo di sinistra, e tutto il malessere della destra duderte, per tutto questo tempo costretta all’opposizione, si è riversato sulla città sotto forma di opere pubbliche decorative. L’amministrazione comunale non fa altro che mettere lampioni, rotonde, marciapiedi, parchi pubblici, cessi pubblici profumati, fontane zampillanti e alberi di nadale alti quanto la ruota panoramica dei baracconi. Sulla rotonda di fronte alla porta principale della città campeggia un’aquila, stilizzata modello impero. D’altronde quale saluto migliore per chi passa da porta romana. Vi è anche una data a numeri romani, copiata dalle prime schermate delle videocassette dei film Disney. Sopra ogni lampione sono stati installati dei lumini blu, come se ogni palo avesse un lampeggiante tipo sbirri, probabilmente un provvedimento sulla sicurezza, da sempre tema molto sentito negli ambienti di destra.

Salendo dalla Gonsolazione, antica chiesa simbolo di Dodi, si arriva ad una specie di giardino pubblico. Durante il tragitto si possono ammirare manifesti di Casa Pound e Blocco Studentesco, due movimenti politici che ancora non si è capito se siano fascisti o no. Salutano come il duce, si prendono a cinghiate per il gusto di farlo, ma poi fanno manifesti con Che Guevara e Rino Gaetano. Ruggiano nel dubbio li ha imbarcati ed ha offerto loro ospitalità; anche qui, come in tutta l’Umbria, “quil che nne strozza ingrassa”.

Dalla carrareccia umida, lungo la quale si possono notare magnifiche panchine costruite con i forati, si giunge alla Rocca, costruzione che nessuno sa spiegare cosa sia. In cima c’è un campo da basket, che fa molto ghetto di new york, da un lato c’è il liceo classico, e tutto intorno una serie di greppi.

Continuando il tour si arriva di fronte alla chiesa di San Fordunado, che domina una scalinata terminante di fronte al negozio di abbigliamento più fascion di tutta Dodi, tal Mignanelli. La cosa che lo rende fascion è che qualsiasi cosa, anche un laccio, costa sopra i 75 euro. Chi compra fascion non è un’aquila, insomma, e pensare che se la sono pure presa come simbolo.

Al termine di una via stretta contornata da negozi inutili si arriva alla Biazza, il vero simbolo di Dodi, il suo cuore pulsante. Alle 18 è infatti vuota, con tanto di bar chiuso. Ma guai a toccare la Biazza ai duderti, perché Biazza regna e un anno il babbo mio m’ha portato alla pista del pattinaggio che ce semo divertiti danto. Il tour finisce con il ritorno alla Gonsolazione, fermata d’obbligo alla bacheca dei Marxisti-Leninisti addobbata con i profili dei maestri (Lenin,Marx e via dicendo) e su cui campeggia una denuncia al modo con cui il tg2 ha parlato della Rivoluzione d’ottobre. L’amministrazione comunale ha già provveduto a far installare un distributore gratuito di bruschette all’olio di ricino sotto la bacheca.

Per la primavolta dopo 26 anni di onorata vita, ho dunque visitato Dodi.Spero che queste mie impressioni possano essere utili a chi voglia intraprendere il mio stesso viaggio, anche se bisogna fare in fretta. Dodi è infatti aldilà del confine tra nord e sud, e ben presto verrà creata la frontiera nei pressi di Ammeto. Dal giorno della secessione le città del sud verranno bruciate, e la prima che si incontra è proprio Dodi. Peccado berché era danto bbella.

2 commenti

Archiviato in argite, io me piasse ncolpo

2 risposte a “So dde Dodi e me ne vando

  1. marcobbi

    La frontiera sorgerà precisamente all’altezza del ponte de Minciotto. Il Bubble è già Krotone

  2. Hai tralasciato di elencare uno degli adagi più famosi di Doddi: “che digi la bigi, ndo Uai alle Hauai?”

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