La maledizione di Casapiddu – parte prima

The bended bar - photo by Mangi press

Per anni abbiamo creduto che la maledizione di Casapiddu riguardasse la sfera sentimentale, chiunque metteva piede dentro quella casa, infatti, veniva regolarmente abbandonato dal proprio partner. Solo La Sguattera si salvò, ed è arrivata addirittura al matrimonio; in quel caso però la maledizione sembrava solo cambiata nella forma, infatti la cerimonia si è svolta in una domenica di agosto con la temperatura esterna intorno ai 40 gradi. Il tempo ha però fatto il suo corso, e finalmente la maledizione di Casapiddu si è manifestata nella sua totalità. L’occasione è stata l’ultima avventura pidduista, una trasferta a londra per iniziare la promozione del libro che celebra l’epopea della casa di San Donnino, a breve in uscita. Dopo due giorni nella capitale londinese, i pidduisti hanno finalmente scoperto la verità, la vera ed unica maledizione che pende su di loro:

Ovunque andrai, tribolerai.

La reunion pidduista in quel di Londra è favorita dalla presenza di Jorgio nella swingin city, dopo la laurea se ne è andato lassù a lavorare in una non meglio precisata software house. La sua camera nei pressi di Hyde Park è pronta ad accogliere i tre italici Rambo, Mangi e Ragazzo Strambo, che partono dall’aereoporto di Pisa in una fumoso venerdì sera. L’aggettivo fumoso è d’obbligo quando si scrive di viaggi a Londra.
Appena messo piede nell’aereoporto una signorina chiede agli indomiti quale sia la loro compagnia di viaggio, disinteressandosi poi alla risposta e comunicandogli la volontà di regalare loro un viaggio. Il Mangi tira dritto, Rambo risponde “Che culo!” e il Ragazzo Strambo, altresì noto come Lord di Blackmount, liquida la signorina con un “grazie, non siamo interessati”.
Pronti per il check in, Rambo passa sotto al metal detector che suona senza pietà: le sue tasche erano piene di chiavi, monete e oggetti metallici qualsiasi. Risolto lo spiacevole equivoco, ad una prima misura la sua valigia sembra essere troppo grande per essere portata come bagaglio a mano. La truppa decide di ignorare e tentare di fottere il sistema.
Controllo passaporti, tutti in fila di fronte ad una sbirra traccagnotta, il Ragazzo Strambo, per stemperare la tensione, inizia ad intonare “Booooomba”, ma i viaggiatori in coda non si uniscono al movimiento sexy e la poliziotta sceglie proprio lui per la perquisizione a campione. Finita la procedura, lo Strambo dichiarerà: “è stato degradante.”
Una volta imbarcati tutti i passeggeri, le hostess iniziano a sistemare le valigie negli scompartimenti, ma ce ne sono troppe che eccedono i limiti e rendono impossibile la chiusura degli sportelli, ivi compresa quella del Guerrazzi, sistemata lontana dal sedile. La tattica decisa dalla truppa pidduista è quella del nascondersi indifferenti. Quando la signorina inizia a gridare “di chi è questa valigia blu?”, Rambo e gli altri si concentrano sul libro aperto sotto i loro occhi, una sorta di zaino in cui fingere di rovistare mentre la hostess sceglie chi interrogare. La paura è alle stelle, quando l’ufficiale di bordo legge il nome scritto sulla valigia, il Guerrazzi non resiste e confessa. La condanna è mite: valigia sistemata in stiva, senza sovraprezzo.
Immancabile l’applauso degli italiani dopo l’atterraggio, i pidduisti scendono dalla scaletta dell’aereo sentendosi come i Beatles. Non mancano di salutare la folla, che momentaneamente è assente, e continuano a salutare anche quando arrivano al terminal dell’aereporto di Stansted. Lì la folla c’era, ma erano i parenti ed amici in attesa dei propri cari.
Alla stazione londinese di Liverpool Street, dopo 3 mesi, quelli che furono gli abitanti di Casapiddu sono di nuovo riuniti. Manca la Sguattera, ma sono le undici di sera e sarà in casa di fronte alla tv; nulla è cambiato, insomma. Affamati come lupi, i boys from San Donnino vanno alla ricerca di un qualcosa di commestibile, ma l’ora e il luogo rendono impossibile l’impresa. Si ripiega su Burger king e poi via per una capatina nel West End, a godersi il venerdì sera di Piccadilly. I pub sono però chiusi, e la gioventù londinese affolla gli ingressi delle discoteche intorno Soho, ormai non più un quartiere a luci rosse. La cosa più perversa intravista è stata una ragazzona inglese, bianca come la morte e vestita come Madonna quando sbaglia lavaggio, intenta ad orinare lungo un marciapiede.
La truppa è stanca, e torna a casa verso le due di notte. Prima di entrare nel palazzo in cui abita Jorgio, un rumore sinistro preoccupa i Nostri: girato l’angolo tirano però un sospiro di sollievo, è solo un Suv con una ruota completamente a terra, che a passo d’uomo e guidato da una donna, cerca la via di casa.

L’appartamento in cui vive il pidduista emigrato è quanto di più lontano dagli standard minimi che un italiano richiede. Tutta moquette, vernice puzzolente acrilica, bagno diviso in due stanzine, uno con la tazza ed uno con il lavandino. Le stanze da letto sono quattro, insieme a Jorgio vivono una ragazza di Bettona, una coppia di spagnoli e una coppia di lituani. Questi ultimi sono soprannominati Barbie e Ken, e forse sono proprio loro: lui è castano, burbero e palestratissimo, lei è bionda, occhi azzurri e se occupa il bagno non lo libera in meno di due ore. Non il bagno con il cesso ma l’altro, ovviamente. Ogni appartamento ha il suo ingresso indipendente, l’ascensore dà direttamente sull’esterno ed il vialetto di fronte alle porte scorrevole è delimitato da due tubi di ferro simil corrimano, alti però una trentina di centimetri. Jorgio ci fa notare come il tubo di sinistra sia visibilmente piegato verso il basso, e ci racconta che quel danno è stato arrecato dal corpo di John Smith, che nel luglio precedente si è buttato dal nono piano ricadendo sul tubo. Nei giorni successivi Rambo Guerrazzi non nasconderà l’intenzione di volere piegare alla stessa maniera il tubo rimasto ancora diritto.

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1 Commento

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Una risposta a “La maledizione di Casapiddu – parte prima

  1. eminemz of volley

    Non vedo l’ora di leggere la seconda parte…

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