Dal bosco al duomo

Silvio dopo il cavalletto

Dopo le monetine di Craxi, la statuina di Silvio. Il mio gatto, che si chiama Silvio pure lui, oggi ha cominciato a sanguinare. Poco dopo accendo la tv ed anche il suo omonino appariva tumefatto in viso. La foto sanguinolenta ha già fatto il giro del mondo, e su Facebook, che ormai conta più di Porta a Porta, gli schieramenti sono già belli che fatti. Da una parte i fan di Massimo Tartaglia, la mano degli italiani, e dall’altra i seguaci di Silvio, il più amato dagli italiani.  Sulla pagina dei fan del premier compaiono centinaia di messaggi di solidarietà, provenienti da gente inutilmente sconosciuta, i più significativi sono quelli che chiedono le dimissioni di Antonio Di Pietro. A chi si chiede da cosa si possa dimettere uno senza incarichi istituzionali, ricordo che Di Pietro è presidente del consorzio degli olivicoltori di Campobasso.

Finito l’entusiasmo iniziale, resta però la vergogna. Un paese in cui il primo ministro per non far cadere il suo governo è costretto a farsi colpire al volto, non è degno di essere chiamato repubblica delle banane. Un governo dovrebbe essere sempre sorretto da sei canali televisivi e dalle grandi famiglie del paese, non andrebbe fatto cadere e meno che mai andrebbero fatte elezioni col rischio che il vecchio premier non venga rieletto. E a poco serve bearsi di uno week end in cui la juventus ha perso a Bari e il personaggio politico più odioso viene preso a souvenir in faccia. Questo è un paese che non ha memoria, c’è poco da fare.  Roberto Dal Bosco, che nel 2004 scagliò il cavalletto della sua macchina fotografica contro berlusconi, non ha neanche un decimo dei fan di Tartaglia, non ha una sua trasmissione tv e neanche una qualche poltrona. Queste, al pari di quando perde l’Inter di San Josè Mourinho, sono tutte sconfitte della democrazia.

5 commenti

Archiviato in il gatto Silvio, io me piasse ncolpo, José Mourinho premier

5 risposte a “Dal bosco al duomo

  1. Romina Perni

    meraviglioso

  2. Matteo Lolli

    Di Pietro é anche presidente del “movimento Italia dei valori” – nonché unico referente della parallela “associazione Italia dei valori” che ha incassato senza avere titolo decine di milioni di rimborsi elettorali spettanti al “movimento italia dei valori”. L’associazione non pubblica bilanci – Di Pietro rende conto solo a se stesso dei milioni ricevuti. Attivisti e volontari del movimento attendo rimborsi da secoli, ma i milioni sono spariti. E non c’e’ nessuna inchiesta della magistratura, ovviamente.

    • Quindi in sintesi: un matto tira una statuina a berlusconi, i fedeli di berlusconi chiedono quindi le dimissioni di Di Pietro perché i volontari dell’Italia dei Valori attendono i rimborsi da secoli. E la magistratura che fa? Acchiappa il matto e lo mette in carcere, mentre i volontari restano tali e non prendono una lira da Di Pietro.

      Che repubblica delle banane.

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