La zia terremotante

Danni e sbirri al borgo di Spina

Gli utenti facebook con dei perugini tra gli amici si saranno accorti che ieri da queste parti c’è stato il terremoto. In quel momento ero a pochi km dall’epicentro (localizzato a Pieve Caina, minuscolo borgo sulla valle del Nestore), davanti al mio computer e preso al solito dileggio tra msn, facebook, qualche blog, youtube e via dicendo. Forte rumore, trema tutto, riconosco subito il terremoto e infilo la testa sotto la scrivania, memore degli insegnamenti appresi nel 1997, quando la terra tremò per un mese.

Dall’altra parte del mondo, a Spina, dove Internet arriva a malapena e i telefoni cellulari non prendono, la zia Adriana sparecchia come tutti i giorni. Lo fa a tempo di record, nel frattempo sistema il marito e striglia il gatto. E’ un tipo di quelli che riuscirebbe a mantenere l’ordine anche al G8, fermando chiunque con il suo “gesùmmaria!”. Abita in un vecchio casolare ristrutturato qua e là dove serviva,  dove ogni 26 dicembre riunisce la sua dinastia fatta di cognati, figli, nipoti ed eventuali affini.
Un botto forte e inizia a tremare tutto, si muovono i mobili, cadono i quadri dalle pareti e i soprammobili in terra. Anche gli sportelli si aprono, e qualche pentola inizia a sbilanciarsi. Lì la Zia Adriana non ci ha visto più, e dopo soli cinque secondi la scossa si è fermata.
Il terremoto è una bestia strana, potenza scagliata contro degli impotenti, una manifestazione a cui l’uomo non si abituerà mai. Arriva così, a caso, come dovrebbe fare l’amore sognato dalle adolescenti. Ma non è mai amore, una botta e via, tutto distrutto, cuori compresi. In Italia il terremoto ha fatto quello che ha voluto, stragi e devastazioni che rimangono impresse nella nostra memoria. Ora ha provato questa nuova faglia che passa tra i boschi a sud del lago Trasimeno, ma per sua disgrazia lì c’è anche il casolare della Zia Adriana. L’unica speranza, per il terremoto, è di non trovarla in casa.

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