Prima di uscire ricordarsi di chiudere il Turreno

Il cinema teatro Turreno visto dalla piazza del Curdo (già piazza Danti)

Ero bambino quando andai la prima volta al teatro Turreno: una zia giovane si esibiva in un saggio di danza, al secondo minuto già dormivo sognando la morte dolorosa di Tchaikovsky. Venti anni dopo quel teatro viene chiuso, e nonostante quella serata di barba mortale, non sono poi così contento di questa sua fine.

Il Turreno è il cinema-teatro più in centro di tutti, chi va alla messa al Duomo può trovarselo immediatamente sulla sinistra appena uscito. Chi invece la sua ora di preghiera settimanale la svolge dal Curdo, se lo trova immediatamente sulla destra, sempre uscendo. Un perugino di città, oggi ormai trentenne, è sicuramente cresciuto con i film del Turreno. Il perugino di campagna, invece, vedeva l’andare al Turreno come un vezzo da intellettuali, di quelli con il trench che all’uscita discutono ancora del film appena visto.

Dopo venti anni il Turreno è rimasto quello, mentre tutti dicono che il mondo sia cambiato, indicando questa come la causa principale della chiusura. Più della caduta del muro, però, ha influito l’ennesimo sbarco di un plotone di americani in italia. Alla guida c’era Bugs Bunny, che si è piazzato in estrema periferia e si è messo a tirare su un cinema con dieci cinema dentro e sacchi di popcorn grandi quanto un bambino. Ha pure trovato lo spazio per mettere negozi qua e là, negozi ovunque, negozi che vendono tutto, anche Bugs Bunny stesso. E’ proprio vero che i cartoni animati sono capaci di qualunque cosa. Probabilmente fu una vendetta, il Turreno non mandava mai i Looney Tunes e Bugs si è voluto vendicare. Ora assiste con perfida soddisfazione alla marea di pianti per la chiusura del Turreno, vi è un gruppo facebook con quasi 3000 iscritti.

Dal gruppo emerge una domanda, dalla non facile risposta: “Esiste un modo per salvare il Turreno?“. La prima risposta è negativa: la solita spietatezza del mercato, i multisala periferici attirano molto di più, perché sono luminosi e scintillanti, ma anche perché la qualità audio/video è un po’ migliore. Le poltrone inoltre sono più comode, e l’utente gradisce. Paga il triplo, ma gradisce. Il fascino del cinema in centro è rimasto solo a studenti e spiantati vari, gente che non crea business. O meglio, non crea quel business semplice, fatto di schifezze vendute inducendo bisogni, che governa multisala e centri commerciali annessi. Non è detto però che non ci sia mercato per un buon cinema in centro, e non è detto che sia necessario andare a strapparsi le vesta di fronte all’amministrazione comunale e chiedere l’elemosina, per tenere in vita un cinema la cui posizione è invidiabile.

La fine del Turreno è un vaccino. Il centro continuerà a morire, ci sarà sempre meno gente e gli spacciatori inizieranno a trasferirsi in periferia. Quando tutto sarà vuoto, si potrà ricominciare. Nel frattempo mi aggrappo ai film d’autore dello Zenith e i blockbuster mi limito a scaricarli. Tanto più che anche Bugs Bunny ha chiuso, pure lui se lo è comprato berlusconi.

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2 commenti

Archiviato in argite, Cinematografo

2 risposte a “Prima di uscire ricordarsi di chiudere il Turreno

  1. Ciao, bellissimo il post, misera la conclusione.
    Le colpe sono sempre un po’ nostre, cercare il colpevole al di fuori (poi, sempre quello, via …) non aiuta a prendersi le responsabilità personali. Tra cui l’aver votato vent’anni di amministrazioni comunali che hanno trovato i soldi per fare di tutto (di tutto!!) tranne sostenere la cultura e i linguaggi universali (il cinema è uno di quelli).
    Ma forse hai ragione: una volta traslocati gli spacciatori, si può iniziare.
    A meno che qualcuno, toccato il fondo, non vada da Baldoni a compra’ la vanga!!!

    • sfondi una porta aperta, figurati che tendo a vedere colpe “nostre” in qualunque cosa. Le varie amministrazioni sono state rapite dal miraggio della vetrina, del vendiamo tutto perché fa fico. Ma le varie amministrazioni rappresentano noi, né più ne meno. Ma sulle istituzioni varie non si può più fare conto, siamo tatcherizzati al massimo, tutto in mano all’iniziativa privata. Ma con le idee, qui, non si va lontano. Qui solo i soldi rifanno i soldi.

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