Kurent scappite

I Kurent

E così anche Guastina, la commessa di ferro, è crollata. Dopo giorni di mobbing verso di me, a suon di “pulisci qui, riordina là, muoviti!”, ha finalmente mostrato anche il suo lato debole. E’ servita una maschera slovena, il Kurent, per terrorizzarla fino a piangere. Questi strani tizi hanno addosso lana di pecora e dei campanacci alla cintura, e secondo la tradizione scherzano con le ragazze circuendole con una specie di tenaglia. Più o meno quello che succede in Italia, ma senza bisogno di maschere e con una macchinona al posto delle tenaglie.  Guastina li ha visti arrivare ed è fuggita singhiozzando, lei robusta 23enne slovena dalla tempra dell’est operoso. Spero per lei che non finisca mai a Milano marittima. Quelle maschere sono di origine pagana e servono a scacciare i demoni dell’inverno e a favorire l’arrivo della primavera, sono guidate da un tizio che rappresenta il primo cittadino, e somiglia vagamente a tal Pannacci, informatico perugino con la passione per i Mac.

In questo strambo paese le somiglianze non finiscono qui, lo stand dei bikers è gestito da Philippe Noiret (troppo uguale per non essere lui), mentre al cancello c’è il sosia, o fratello, di Gricone, noto latifondista tuderte. Le stramberie qui sono all’ordine del giorno, allo stand dei giochi per bambini, con mini ping pong, mini hockey e mini tennis, c’è il Muciacia locale che gioca 8 ore al giorno con i bambini. Ha una faccia da funerale, e ogni volta che vede un adulto assume un’espressione che comunica una sola parola: “salvatemi”.

L’esposizione dei fuoribordo attira molti famosi personaggi sloveni, tra cui un attore e una cantante, o almeno così dicono di essere. L’attore della El Por Nardon, che come al solito non rivela la sua identità, indicando un motoscafo super lusso ha sentenziato: “con uno di questi anche la più santa diventa una troia”. Venerdì sera l’organizzazione, con un gaio ragazzo che parla italiano e ci ha preso in simpatia, ci ha invitato ad un party riservato agli addetti ai lavori. Piccolo buffet di schifezze immonde locali, con camerieri in smoking e una swing band che ha tra i suoi pezzi forti “Dimi quanto tu veraiiiiii”. Tutto molto chic, ma il sangue italiano ti porta inevitabilmente a evitare i parties e cercare una pizza, non possiamo farci niente, è più forte di noi. Siamo in un paese pulito in cui la prostituzione è legalizzata e non esiste mafia, ma l’italia è una droga da cui non riesci a liberarti tanto facilmente.

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