Lu peso a valle, lu corpu a monde

Repertorio sciistico monte Bove

Nei programmi del sabato pomeriggio, quelli che nessuno guarda perché se proprio devo accendere la tv su Italia1 ci sarà sicuramente un film con Jerry Calà, si parla spesso di luoghi in cui “il tempo sembra essersi fermato”. In genere non è vero, tutti quei borghi hanno la fibra ottica e sono lager per turisti dell’enogastronomia. Se invece si vuol capire davvero cosa sia il correre indietro negli anni, senza avere una De Lorian, bisogna partire muniti di sci alla volta dell’appennino Umbro-Marchigiano.

Vacanze a Cortina d’Ampezzo

La nostra visione dello sci è distorta da molteplici fattori, a cominciare dal primo Vacanze di Natale, dove i protagonisti a Cortina avevano sempre il sole, anche di notte, e sciavano su candide piste, ridendo e scherzando tra loro. Anche il “sentito dire” rovina la nostra concezione dello sci, qualunque amico di ritorno da una esperienza sulla neve dirà: “c’era neve, ho sciato tantissimo, anche sulle piste nere, poi la sera si beveva alla grande!”. Nella nostra mente si forma una immagine della giornata sugli sci che non ha riscontri nella realtà. Per tornare con i piedi per terra, basta una giornata sugli appennini.

L’appassionato di sci umbro non ha molte possibilità di farsi una sciata un giorno e via, a meno che non abbia intenzione di sorbirsi 3 ore di viaggio per arrivare in alta Toscana o in Abruzzo. Si ripiega dunque sui piccoli monti Sibillini, dove negli anni ’70 si credeva che il turismo invernale potesse avere un futuro radioso, e iniziarono a spuntare impianti di risalita qua e là. Tra i più estesi c’è quello di Frontignano-Ussita, piccole località ai piedi del monte Bove.

Quando i  papà perugini dicono ai figli “domenica si va al monte Bove!”, l’entusiasmo per lo sci lascia spazio, in pochi secondi, al terrore. Si arriva di prima mattina, sempre se muniti di catene, altrimenti l’arrivo è posticipato dell’ora necessaria al babbo per bestemmiare sulle ruote anteriori della macchina. Dopo le code per strada, causa ghiaccio e automobilisti che il ghiaccio lo vedono solo sul congelatore quando tirano fuori le braciole del maiale appena spezzato, si passa alle code sugli impianti. Per la prima risalita vi è la scelta tra due seggiovie monoposto, quelle costruite 30 anni fa e mai rinnovate. Non hanno nenche il poggiapiedi e le gambe dei bambini diventano già viola per il peso degli sci. La seggiovia dura una decina di minuti, in cui si gelano nell’ordine: mani, naso, guance, collo, piedi. Al monte Bove, e in tutto l’appennino in genere, quando è nuvoloso c’è nebbia e non si vede neanche l’orologio al polso, quando è meno nuvoloso tira un vento gelido che sembra spostare le montagne, quando invece c’è il sole sono 16 gradi e la neve si squaglia nel tempo che serve ad arrivare in cima alla seggiovia.

Seggiovia Le Saliere, in un raro giorno di sole

Una volta arrivati a monte, si può cominciare la prima discesa, uno slalom tra centinaia di altri sciatori, arbusti che affiorano a centro pista, sassi pronti a devastare gli sci e i nuovi fichi di oggi che parlano romano e hanno lo snowboard. Dopo una fatica immane si arriva a fondo pista, e ad attenderti c’è un mucchio selvaggio in coda per la seggiovia. Ci vorranno 20 minuti per guadagnarti il tuo seggiolino doloroso e altri 10 per arrivare in cima. E’ passata un’ora, corpo ancora congelato, numero discese:1. Si fa un salto al rifugio, che nelle alpi è una costruzione in pietra e legno, mentre al monte Bove è un capannone con le pareti a vetrata su cui si forma una condensa che fa tanto nebbia in val padana. Tutte le costruzioni quassù sembrano state estirpate da un paesino di collina, dove l’aria è tiepida, e piazzate un po’ a caso sul costone della montagna. Vi è addirittura una funivia, costruita nel 1974 e dismessa nel 1994: funzionò solo d’estate perché gli ingegneri non avevano calcolato il vento che in inverno la faceva ballare come solo la Carrà poteva a quei tempi.

Usciti dal rifugio si è pronti per una nuova discesa, iniziano a farsi vedere anche i maestri di sci. Il più giovane ha 64 anni e parla come Manfredi in Straziami ma di baci saziami. I maestri biondi con l’accento tedesco sembrano non essere mai esistiti, qui se sbagli urlano: “nun se fa cuscìììì!”. Col passare dei minuti, e degli sciatori, le piste si scoprono sempre di più, ormai la terra affiora dovunque e si realizza quelli che i tecnici chiamano “il miracolo del Bove”: fuori pista c’è un metro di neve, in pista non c’è niente.

A fine giornata il papà ricarica tutto in auto (bambini compresi) e torna a casa. Le bestemmie del babbo hanno eguagliato le lacrime versate dai bimbi, hanno sofferto tutti alla stessa maniera. Non hanno migliorato la tecnica, ma sanno schivare qualsiasi ostacolo e possono resistere alle peggiori condizioni meteo. Quando vedranno la discesa libera in Val Gardena, su una pista larga come l’A1 innevata e libera, cambieranno canale. Prima di ripartire per casa ci starebbe bene qualcosa al bar, se non fosse che il bar meglio tenuto è in stato di abbandono, con l’insegna per metà crollata e le merendine kinder al posto delle brioche. Le ultime code per strada, con lo stomaco inacidito dalle merendine scadute (prezzo: 1 euro), e finalmente si è di nuovo a casa: oggi sembra più bella e accogliente che mai.

La vita in montagna è dura, ma la vita in campagna è peggio.

10 commenti

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10 risposte a “Lu peso a valle, lu corpu a monde

  1. c

    devi però ammettere che i fidipà rendono la montagna un posto migliore

  2. If I had a penny for each time I came here! Great writing.

  3. alessandro

    ciao ho visto gli scempi di ussita, sai i motivi dell’abbandono di funivia e seggiovia accanto all’hotel felicita?grazie ale

    • la funivia in inverno non funzionava mai, economicamente era un costo non sostenibile. Sulla seggiovia invece non so nulla, se è quella ad un posto che porta su al canalone, quando sono andato io era funzionante. Ma mi sono guardato bene dal prenderla…

  4. Vittorino

    Ho sciato in ogni angolo delle Alpi: est, centro, ovest, svizzera, francia, austria.
    Ho sciato anche nelle prealpi e negli appennini. Ho sciato nelle rockies americane e canadesi, ho sciato nelle monashees, ho sciato nel coastal range, a whistler…
    Però, quando frontignano va in condizione giusta, non lo cambierei con niente, chissà perché!?
    Tutto ciò che dici ha un fondo di verità, però è un luogo comune! Talmente scontato… troppo banale per un blogger impegnato dai pensieri profondi quale sembri tu.
    Per fortuna che che ci sono migliaglia di figli di papì che la pensano come te, atrimenti le file a Frontignano non sarebbero di 20 minuti, ma di 200!
    In effetti lo hai dichiarato tu stesso: la montagna la vedi con gli occhi di Vanzina, non con quelli di un intenditore!
    La montagna tu la devi consumare per forza nel giorno programmato, non puoi avere la pazienza di capirne le dinamiche meteo, né la capacità di avventurarti in quel fuori pista dove tu stesso hai rilevato un metro di neve! Potrebbe rovinarsi il tuo completo colmar da 600… lì fuori!

    • ehm…io veramente scio con un completo composto da salopette ellesse (se sei di perugia sai di cosa parlo) e giacca invernale con cui mi alleno in bici l’inverno (con tanto di tasche dietro). La montagna la vivo quando posso, che sia l’estate sugli sci o l’inverno in bicicletta. Certo, avessi più possibilità anche a me piacerebbe darmi allo sci alpinismo, migliorare la tecnica in fuori pista, o magari girare tutti i comprensori sciistici del mondo. Ma nonostante sia un figlio di papà (cit.) ahimé non posso. Ho scelto il papà sbagliato misà.

      P.S.: ci sono errori sparsi qua e là

      • Vittorino

        Va béh… si fa per scherzare, il tono acido era anche un po’ ironico. Non a caso ho detto, in tono provocatorio, figlio di papì, perché dal blog si capisce che è questa una categoria che ti sta sugli zebedei.
        Però criticare un posto per la sua mancanza di comfort a me non è mai piaciuto: per me, quando si parla di montagna, la natura deve essere al centro, poi se il bar c’è o non c’è, se è lurido o pulito… alla fine che importa.
        I Sibillini sono monti che richiedono pazienza: una giornata giusta può ripagarne altre 10 storte, bisogna saper scegliere i giorni giusti, in base al meteo, ed evitare le peaks (fine anno, epifanie, etc… sempre che ci sia neve).
        Anche l’affollamento è relativo, era un problema negli anni 80, oggi con la crisi dello sci appenninico, il problema è opposto.
        Forse è proprio questo il bello di Frontignano & Co.: se vai in un feriale oppure in un sabato di metà/fine stagione, hai una resort privata che, pur di farti sciare da solo, si sobbarca un passivo da brividi!

      • Ah bè, su questo sfondi una porta aperta. L’ho imparato da solo, sulla mia pelle, durante le rpime volte che novellino andavo a sciare con varie compagnie, ovviamente di domenica e magari sotto le feste. Da lì ho capito che per la montagna ci vuole tempo, e se non ce l’hai meglio non sprecarlo ulteriormente! Mi ricordo di una domenica al Monte Amiata in cui la coda per la seggiovia iniziava da metà pista…

  5. Sergio

    La verità mi fa male lo so…….recitava una vecchia canzone degli anni sessanta…..l’articolo verso cui sono destinate le tue “piccate” controcritiche, caro Vittorino, rappresenta la nuda e cruda realtà.
    Può darti fastidio, ma non puoi venire a raccontare assurdità per negare un’evidenza.
    Te lo dice uno che è stato tra i primi a sciare con assiduità a Frontignano dalla metà degli anni sessanta in poi, per la fortuna di conoscere una delle prime famiglie che si erano fatti “lu’ scialèt” in quel di Frontignano. In quegli anni poi, le scuole facevano ancora le settimane bianche……ovviamente a Frontignano, che a quei tempi, quando ancora non era esploso lo sci totale ed integrato moderno, era assolutamente più che valido e dignitoso…….poi ho continuato a frequentare i Sibillini per il semplice fatto che sono diventato istruttore di alpinismo e grande appassionato di sci alpinismo con sconfinamento in quello estremo…….non ho voluto diventare anche istruttore di scialpinismo perchè, lavorando seriamente, non potevo sacrificare tutte le poche ferie per il corso necessario……ma queste montagne le ho girate tutte in lungo e in largo, d’inverno e d’estate, con le picozze sui canalini ghiacciati (pochi e rari) sci ai piedi in pista e fuori pista, sui canaloni ghiacciati e sulle nevi polverose (pardon crostose), persino con gli sci sui ghiaioni d’estate, a piedi per sentieri, a mani nude su roccia per portarci gli allievi dei corsi o per ripetere o aprire nuove vie con gli altri istruttori del CAI, ma anche in solitaria, a discendere torrenti e canyon, in mountain bike, e più tardi con zaino port enfant e, una dietro l’altra, due figlie……
    Due figlie cui ho insegnanto tutto quello che potevo sulla montagna….a partire dall’amore per la natura, due figlie che hanno anche provato a fare sci aginistico da queste parti, scialpinismo, sci fuori pista, trekking e alpinismo.
    Io amo queste montagne perchè sono le mie montagne…..qui ho imparato a sciare, a camminare, fare alpinismo e scialpinismo, qui ho dei ricordi meravigiliosi di momenti indimenticabili con amici indimenticabili…..ma non posso fare a meno di ammettere che da quei lontani anni sessanta e settanta, non è stato fatto più nulla per permettere a questi meravigiliosi posti di essere goduti per quello che possono comunque offrire.
    Ho vissuto per tre anni come residente in questi posti, per motivi di lavoro, e ti posso assicurare che hanno saputo perdere ogni occasione per rinnovarsi e trovare una propria dimensione dignitosa, hanno sprecato tanto, tanto denaro pubblico per……nulla.
    E’ vero che ormai, con l’innalzamento delle quote innevate, l’avvento dello sci “sciancrato” ed i comprensori sciistici del genere “tutto compreso” hanno reso gran parte delle antiche località sciistiche (Sassotetto, Monte Piselli, Forche Canapine) squallide, anacronistiche e ridicole……però avrebbero potuto decidere di evitare allora di fare scempio di monti e valli, con case….disabitate, strade orrende rifugi modello bunker o capanno attrezzi di alluminio, fili spinati e….chi più ne ha più ne metta fino in cima alle vette più belle e suggestive o le valli più recondite e selvagge (M.Sibilla, Infernaccio tanto per dire…..).
    Avrebbero potuto ripopolare di fauna vera il parco, chiudere e far sparire strade orrende, abbattere costruzioni abusive e orride, restituire la montagna per usi più umani e piacevoli, investire in agriturismo e attività alternative, tipo trekking a cavallo e a piedi, ferrate, alpinismo, e scialpinismo e potenziare le uniche località sciistiche possibili: Frontignano e Monte Prata come Dio comanda.
    Oggi ormai è troppo tardi….ma evitiamo di raccontare frottole buone per i beoti che cascano nelle trappole astute di commercianti del turimo fai da te senza scrupoli, cpaci di venderti che si possa veramente sciare sui Sibillini.
    Nelle nostre piste, gli addetti neanche ci provano a battere le piste, ecco perchè ce ne sono metri nel bosco e nulla in pista, gli impianti sono fatiscenti e pericolosi, inadatti e mal gestiti….costruiti in modo ridicolo, nei peggiori posti possibili, i maesri di sci spesso non vanno a fare corsi di aggiornamento e svolgono l’attività come dopolavoro per arrotondare, i rifugi, pochi, abbandonati e ridotti a ruderi, i sentieri non segnalati, e tanto deturpamento generale della natura, fonti divelte e sozze da far schifo, costruzioni abusive e ruderi ovunque, alberghi e pensioni di pessima qualità e di prezzi esagerati in confronto alla qualità, tanta scortesia e furberia da parte dei gestori, nessun punto di appoggio per chi pratica il trekking, ecc. ecc. . .
    Scusami Vittorino, ma evitiamo di fare retorica per mascherare la triste realtà, o di fare demagogia con discorsi pseudoromantici sulla pazienza e sull’aspetto sentimentale……non c’è nulla di sentimentale in un disastro ecologico ed economico, nel dissesto finanziario amministrativo della zona.
    Le nostre montagne sono diventate inutilizzabili per qualsiasi attività sciistica e alpinistica degna di questo nome…..non si tratta di essere figli di papà o non romantici (spero di avetri fatto capire con che genere di persona parli!) si tratta di guardare in faccia la realtà.
    Con le mie figlie siamo andati a fare gare di sci all’Abetone e a prati di Tivo, a Roccaraso e altrove, senza la pretesa di trovare alberghi di prima categoria e “nordici” ma semplicemente pensioni ed alberghi modesti ma funzionanti ed ospitalil rifugi semplici ma ben gestiti, cordialità e ospitalità, piste non dolomitiche e impianti stratosferici, ma che almeno funzionassero, con piste battute in modo decente e senza buche, ostacoli, cespugli e sassi….
    Purtroppo credo che proprio per non aver voluto aprire mai gli occhi e provare a migliorarsi, andando ad imparare da chi faceva meglio di loro, le nostre montagne sono ormai cadute nell’oblio e nellabbandono più totale.
    E la gente ha cambiato montagne, Abruzzo o Dolomiti che siano, perchè si è stufata di trovasi di fronte al nulla e allo squallore, avendo a disposizione molto meglio ed a prezzi spesso addirittura più bassi, non perchè cerchi solo lusso o glamour.
    Le stesse poche guida alpine e istruttori di alpinismo e sicalpinismo ormai hanno capito che non vale più la pena perdere tempo da queste parti, non perchè imborghesiti, ma perchè la realtà è quella che è.
    poi ognuno è libero di far finta che sia romantico portare sci i spalla perche non c’è neve a sufficenza o fare file interminabili per prendere impianti obsoleti, per fare poi una discesa di pochi minuti tra ghiaccioli malbattuti o sassi affiornati, arbusti e fili spinati o staccionate…de gustibus….ma evitiamo di dare etichette di poco pazienti, figli di papà o non romantici agli altri.
    Sono semplicemente più onesti nel riconoscere la verità e la realtà.
    E non venirmi a parlare di discese fuoripista: le ho battute tutte, proprio per la noia di sciare su piste inqualificabili……ma non giustificano l’abbandono totale da parte dei valligiani e delle loro amministrazioni incompetenti.
    La poesia della montagna, non deve portare a giustificare lo squallore e l’inadeguatezza degli amministratori e il menefreghismo dei valligiani.
    Io amo queste montagne….e proprio per quello che mi hanno insegnato e per non morire di tristezza a vederle ridotte così, trovo più intelligente andare dove la montagna si può ancora godere in modo intelligente e pieno.
    E non venirmi a parlare di costi adatti a figli di papà: quando vuoi ti spiego quanto si risparmia ad andare a sciare in Dolomiti o a roccaraso, invece che a Frontignano….senza doverti ricordare il concetto del prezzo qualità……ma per favore……
    Questi sono i motivi per cui è impresentabile andare per i Sibillini: l’essersi attappati gli occhi, le orecchie e il naso e non aver voluto girare il mondo per imparare come si faceva.
    Si chiama superbia e mancanza di umiltà, apatia e disonestà, non romanticismo e saggezza.

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