Archivi del mese: febbraio 2010

Neanche il carro di buoi si muove più

Maria Coscioni

Nel lazio il Pd candida una radicale, Emma Bonino, che ha una storia politica importante ma dal punto di vista prettamente berlusconiano non è più una massaggiatrice. In umbria invece avevamo una radicale per cui in molti faremmo lo sciopero della fame, e che fa il Pd? Candida la scucchia della Gadiuscia, quando aveva sto po’ di signorina che sarà pure radicale, ma almeno fa la sua porca figura. Chiusa la porta del Pd, si apre quella Pdl, loro che sono da sempre sensibili alla gnocca. Niente da fare, hanno scelto la Flambé Modena, che nonostante uno sforzo immane da parte di fotografi e photoshop riesce al massimo a somigliare alla prima Pina di Fantozzi. L’Udc, il terzo partito a presentare una candidata, non è invece compatibile con una radicale, infatti ha candidato Paola Binetti che riscuote un disgusto bipartisan, né etero né gay le si avvicinerebbero mai a più di tre metri.

La bella radicale rimane dunque libera, e decide di correre da sola. La sua candidatura è però stata annullata per problemi con le firme necessarie per la presentazione della lista. Le candidate al trono di governatore rimangono dunque le tre marie di cui sopra, sulle quali regna l’indecisione degli umbri. L’unica soluzione è andare alle urne ubriachi e scegliere, sperando che una volta sobri nessuna di loro si ripresenti con un sorrisino ebete dicendo: “ciao, ti ricordi ieri mi hai votata, poi però non mi hai più chiamato.”

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Lo so che viso avesse

Him

Il manifesto dei concerti di Guccini è lo stesso da trenta anni, quando il suo faccione pieno di barba e capelli neri arriva sui muri della città vuol dire che il Maestrone sta per arrivare. Per i gucciniani è come il pipistrello proiettato nel cielo di Gotham, un richiamo a cui bisogna rispondere. Il 26 febbraio è il turno di Perugia, mi accingo dunque ad assistere al mio quinto concerto del Guccio nazionale. Continua a leggere

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Qualcuno era democratico

Giuseppe Ruspino Stalin,
alfiere del Partito Democratico in Russia

Quante volte ci siamo indignati per l’ennesima censura governativa, per le epurazioni, gli attacchi ai programmi d’informazione, i telegiornali di regime. Quante volte l’opposizione, il Pd, ha urlato allo scandalo, alla dittatura. Quante volte abbiamo visto ripetere questo teatrino, senze veder cambiare nulla.

Negli ultimi venti anni la permalosità degli uomini di potere è aumentata a dismisura, ha iniziato Craxi, epurando Beppe Grillo, ha proseguito in grande stile il suo collega berlusconi. Chi fa domande, inchieste, ironia, è un disfattista-comunista-coglione-criminale. Continua a leggere

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Piccole donne crescono in Umbria

Colonna sonora consigliata per la lettura

Una nuova Peola sbarca in Umbria, il mercato comincia ad essere saturo. Il nuovo arrivo è Peola Binetti, che i più attenti conoscono e ricordano per la militanza bigotta nel Pd. La signorina Binetti è passata all’Udc dopo che il Pd nel Lazio ha candidato Emma Bonino: la Peola ha sbottato ed è andata da Casini, che è bello e cattolico-cristiano. La nuova Peola sa tirare fuori il peggio da ogni militante di sinistra: non si contano gli appelli ricevuti dalle nuove brigate rosse per aggiungerla tra gli obiettivi da eliminare.  Non volendola tra i piedi, Pierferdi la candida come governatore dell’Umbria, da opporre a Flambé Modena e alla Gadiuscia. Continua a leggere

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Hanno ammazzato Giulio, Giulio è vivo

Qualche giorno fa ho parlato della morte di Andreotti, pur sapendo che il Giulio nazionale è in ottima salute, eccezion fatta per la cifosi che si porta dietro da una vita. Quel post è stato un esperimento pienamente riuscito sul funzionamento dei meccanismi di informazione al giorno d’oggi, nel bel mezzo del ventunesimo secolo. L’idea, di cui mi sono subito appropriato, è partita da una talentuosa stagista pisana, di cui non va fatto il nome per preservare il suo contratto a sei mesi con dimissioni già firmate e sedia da ufficio con puntine da disegno sparse sul poggiaculo. Continua a leggere

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I dolori del giovane Hertha – #4

Luca Toni dubbioso sulla forza dell’Hertha Berlino

Alle due di notte suona l’allarme anti incendio di Armin. Una serata di amici, un po’ di fame verso mezzanotte, mettono su una specie di pasta all’uovo e vanno al piano di sotto ad ascoltare un po’ di buon rock. La pasta all’uovo intanto si infiammava come la chitarra di Jimi Henrix, e l’allarme non ha apprezzato il sound al gusto di fumo nero.

Stando in mezzo ai tedeschi si capisce perché in italia li chiamiamo crucchi: sono proprio tonti. Gli indizi in effetti sono già sotto i nostri occhi da un pezzo, da quando votarono per Hitler alla scelta della riviera romagnola come luogo di villeggiatura. I tedeschi amano mangiare, li vedi sempre a bocca piena, poi è chiaro che ci devono bere su, anche perché in tedesco la parola “sciapo” non esiste. Con le “suppe” che servono ai ristoranti ci si può squagliare tutto il  ghiaccio che si forma sulla A22.

La fiera internazionale del turismo procede stanca verso la fine, migliaia di crucchi accorrono a vedere cosa hanno da proporre i paesi europei a livello turistico. Fatico a capire la logica di andare in giro a prendere depliant di località del veneto, mentre chi non fatica sono gli impiegati negli stand faraonici dell’Enit (Ente italiano turismo): in questi enti il motto è “tanto paga pantalone”. I promotori italici fanno la classica vita da non morire mai: sveglia alle 9, colazione nell’albergo quattro stelle in centro dove soggiornano, quindi via al lavoro. Vestiti bene e profumati, i solerti fautori del turismo italiano girano per la fiera chiacchierando con i colleghi, consegnano qualche volantino ogni tanto e stringono rapporti col turismo locale a suon di pranzi e cene. Non è un caso che qualche anno fa a questa fiera partecipò anche il comune di Marsciano, con Ruspino in testa a promuovere il turismo marscianese. Il fatto che non esista turismo a Marsciano giustifica in pieno le birre tracannate dalla delegazione di politici e impiegati marscianesi: di giorno non se li filava nessuno, dovevano pure sfogarsi. Tanto pagava Pantalone.

Sabato arriva l’informazione giusta: al padiglione degli zellosi che arrampicano fanno una festa con dj e birra ad un euro. Io e l’attore della El Por Nardon faremmo volentieri a meno, ma la nostra hostess ci invita e non possiamo sfigurare, c’è l’orgoglio di una nazione di festaioli da difendere. Finito l’orario di apertura al pubblico, si va alla festa: gli zellosi non arrampicano e sono rimasti pochi, il dj manda pezzi di classic rock. Subito una birra ed un panino con una specie di wurstel polpettone, dal costo ad offerta: l’attore della el por nardon finge di infilare quattro euro nella cassetta, ma in realtà infila quattro monete da venti centesimi. Di fianco alla zona climbing vi è l’area dedicata al beach volley: qualche intrepido sta giocando, pur avendo indosso in jeans, come tutti d’altronde. La hostess ci propone subito la sfida:

“let’s go to the sand!”

“e go, via”

L’attore della El por nardon mescola abilmente perugino e inglese, in modo da farsi capire da tutti. il tempo di tirarsi su i calzoni come qualunque zio dopo il pranzo di pasquetta al mare, e via sulla sabbia portata all’interno dei padiglioni della fiera. Più che sabbia sembra vetro polverizzato, ma la temperatura la rende molto simile anche alla neve artificiale. Le condizione di abrasione e freddo rendono i piedi viola dopo appena due minuti di gioco. I crucchi non se ne accorgono e, sudando come lumache arrapate, giocano senza una apparente regola. In effetti dopo un panino al wurstel e tre birre non è facile neanche per noi, cultori del beach volley, riuscire ad evitare le doppie. Con l’andare dei minuti le squadre si assottigliano, dal 5 vs 5 iniziale si arriva ad un 2 vs 2. Si decide ovviamente di fare Italia vs Germania. Abbiamo contro un crucco lungo e biondo, rosso in faccia come un billo, insieme ad un altro secco e bassetto. Fisicamente sono messi meglio, dobbiamo puntare sulla tecnica. L’attore della El por nardon prova la ricezione di tacco, ma non è serata. Il crucco lungo in ricezione è scarso, lo punto senza pietà. Ogni volta che mettiamo palla terra parte l’esultanza alla Luca Toni. I crucchi ridono e urlano Luca Tooooooooooni, ma la stanchezza inizia a giungere, ci vuole qualcosa per chiudere la partita. Un’azione che scriva la parola fine: decidiamo per tentare una veloce, giocata che ovviamente non esiste nel beach volley. Battuta crucca facile, ricevo decente, alzata quasi precisa, muro assente, palla in 5 e punto. Di nuovo campioni del mondo in Germania, dopo quattro anni.

L’hostess non ha neanche visto la nostra prestazione eroica, era impegnata a bere birra con una sua amica bova. Torniamo tutti insabbiati, con i piedi viola e quasi sanguinanti, e lei: “and now?“. Dopo una giornata di lavoro la risposta esatta era: “let’s go to bed pla mor de ddio“. Invece la timidezza ci porta ad accettare la proposta di andare a bere una birra verso Marienplatz.

Sporchi e insabbiati si va a prendere la metro, linea S2 verso Dachau. Non è carino far salire gente su un treno per Dachau, protesterò con la Db Bahn.  La metropolitana di Monaco non funziona come le altre, ovvero si timbra il biglietto prima di entrare. Qui ci sono i controllori che passano ogni tanto, come su trenitalia. La differenza è che sono vestiti da poliziotti e hanno il manganello, oppure sono in borghese e fanno dei blitz retata in cui ne sorprendono a centinaia senza biglietto. La hostess ci spiega che i biglietti sono molto cari, mentre i controllori sono pochi, quindi al posto dell’abbomento mensile (100 euro) conviene farsi beccare due volte al mese senza biglietto (80 euro).

Scendiamo dal treno e da cittadini civili gettiamo la bottiglia di birra consumata durante il viaggio nel cestino della raccolta differenziata. La hostess tedesca l’ha lasciata in treno come un qualsiasi italiano. Risalita in superficie, vento gelido, prima destinazione un pub messicano. E’ pieno di gente, tutta vestita molto fica. Noi siamo ancora sporchi di sabbia, ammiriamo le centinaia di bionde ai tavoli ed usciamo. Ci spostiamo all’Irish pub, dove si può gustare dell’ottima Guinness. Pieno anche questo, ma la musica è molto più ganza. Il dj manda La Grange degli Zztop, arriviamo al banco e ci accorgiamo che non era un dj ma una band: il suono è di una fedeltà disarmante. Mentre dal palco continuano con il classic rock, prendiamo l’ennesima birra, e notiamo come da queste parti la birra sui bicchieri ricresca. Ti sembra di aver quasi finito e non sei neanche a un quarto. I crucchi sono comunque molto socievoli, e scambiamo chiacchiere con molta gente, tra cui una gnocca americana che ci rivela essere una programmatrice. Non ho voluto approfondire, ma so bene che le programmatrici sono tutte racchie. Magari programma in Visual Basic.

La serata volge al termine, il tempo di ammirare una famiglia ricca che torna a casa in metropolitana come noi: padre brizzolato alto, in giacca cravatta e cappotto, madre col vestito da film di Muccino sui cinquantenni, figlio adolescente maschio con scarpe di cuoio, panta elegante e giacca da snowboard e figlia piccola femmina (bionda dal buon potenziale) con gonna e camicia scelte al buio. Nella notte bavarese non troviamo ancora tracce dell’Hertha Berlino, neanche sulle prime pagione dei giornali gratuiti. La curiosità verso questa umile squadra continua a crescere, speriamo un giorno di poterla seguire.

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In morte di Giulio Andreotti

Non esistono barriere alla diffusione di certe notizie. I siti di controinformazione, tra cui Indymedia, hanno prima pubblicato e poi subito rimosso la notizia della morte di Giulio Andreotti; pare che l’ufficialità verrà data tra due giorni. Ora però è partito il tam tam su facebook e si sta diffondendo a macchia d’olio. Non si capisce come mai la notizia non sia stata diffusa ancora pienamente, un caso di censura davvero singolare. In fondo siamo abituati a sentire solo ciò che ci vogliono dire, mentre qui in Germania già si inizia a commentare, non si capisce se anche loro siano informati via facebook o no. A Monaco già c’è via De Gasperi, ora dovranno intitolare una via pure al burattinaio dell’italia del dopoguerra: aveva tutti in mano, e li ha saputi giostrare. Se è vero ora attendiamo il bombardamento tv, il minuto di silenzio a Sanremo e i giornali con trenta pagine dedicate all’evento. Continua a leggere

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I dolori del giovane Hertha – #3

La gioia dei giocatori dell'Hertha per aver conquistato un calcio d'angolo

Armin si rivela sempre di più un personaggio, alle nove di sera è riuscito a venire a bussarci per offrire krapfen e prosecco valdobbiadene, nel mentre che ci mostrava le foto sel suo viaggio in Canada datato 1984. Alla serata ha partecipato anche la gatta, dal nome non chiaro, qualcosa tipo Fizi. Tutti i giorni Armin e Fizi vanno a fare una passeggiata di un’ora per le vie di Feldkirchen, perché la gatta adora camminare sulla neve. Il mio gatto Silvio, quando vede la brina, inizia a bestemmiare in gattesco, e non si sogna di camminare a fianco di qualsivoglia padrone. Anche i gatti tedeschi avrebbero perso la guerra. Continua a leggere

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I dolori del giovane Hertha – #2

Armin quando allenava l'Hertha Berlino

Il Bed & Breakfast in germania non è proprio come in italia. Se da noi sono degli alberghi un po’ più informali, per i crucchi invece si tratta di affittare la camera dei figli non ancora avuti, o che se ne sono andati per la disperazione climatica. Questa mattina la temperatura esterna era -9, nonostante il sole, ed il padrone di casa, Armin, dopo il caffè ci ha invitati ad uscire in giardino a goderci il sole. Ero senza giacchetto e l’immensa distesa bianca di fronte a me mi ha fatto ripensare alla steppa di Mario Rigoni Stern. Io la campagna di Russia l’avrei abbandonata già da Udine. Armin invece era con un maglioncino semplice, e ai piedi neanche le scarpe. Con le calze sulla neve, intento a mostrarci la via che di solito usa per andare al Lidl con gli sci da fondo. Il suo parlare inglese è intervallato dalla risata classica che i tedeschi matti fanno nei film. Particolare degno di nota: le calze di Armin sono sempre di colori diversi, la sinistra grigia e la destra bianca. Un ottimo modo per riconoscere i piedi. Continua a leggere

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I dolori del giovane Hertha – #1

Alberto Angela quando giocava con l'Hertha Berlino

Quando si affronta una traversata che dallo stivale porta al regno dei crucchi, il tema dominante non può che essere il calcio. Dal piattone di Rivera in quel memorabile 4-3, il tiro della vita di Fabio Grosso in quel 2-1, Mattheus, Klinsmann, Brehme e lo scudetto dei record, il Borussia Dortmund che umilia i gobbi con Karl Heinze Riedle. Italiani e tedeschi sono accomunati dal calcio. Vabè, anche da altri dettagli, quali l’idiozia di aver seguito negli stessi anni due dittatori sanguinari senza accorgersi che fossero sanguinari. Continua a leggere

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