I dolori del giovane Hertha – #1

Alberto Angela quando giocava con l'Hertha Berlino

Quando si affronta una traversata che dallo stivale porta al regno dei crucchi, il tema dominante non può che essere il calcio. Dal piattone di Rivera in quel memorabile 4-3, il tiro della vita di Fabio Grosso in quel 2-1, Mattheus, Klinsmann, Brehme e lo scudetto dei record, il Borussia Dortmund che umilia i gobbi con Karl Heinze Riedle. Italiani e tedeschi sono accomunati dal calcio. Vabè, anche da altri dettagli, quali l’idiozia di aver seguito negli stessi anni due dittatori sanguinari senza accorgersi che fossero sanguinari.

Arrivare a Monaco, patria del Bayern, in una giornata soleggiata di febbraio è quasi divertente. Da Bolzano in poi il mondo è coperto di neve, e nei campi di fianco all’autostrada si scorgono numerose tracce di sciatori: qui la gente fa fuoripista dove noi piantiamo le bietole. Appena varcato il passo del Brennero il traffico cambia in modo radicale: gli austro-ungarici e i tedeschi non riescono a concepire i cambi di corsia, una volta scelta la loro non la cambiano a costo di inchiodare, anche se a sinistra c’è una prateria libera.

Giunti a Monaco scopriamo che il figlio del padrone del b&b ha la zeppola come i Muccini, il che rende il suo inglese alquanto incomprensibile. Accuso i problemi che deve avere avuto Will Smith. Ci parla dell’Italia come la sua scelta preferita su Pes, Luca Toni gli è rimasto nel cuore. Il bello dei tedeschi è che non portano rancore: politicamente li abbiamo traditi con vigliaccheria, calcisticamente li abbiamo mortificati con vittorie rocambolesche, e ancora ci scelgono su Pes.

La mattina arriva presto,  perché le serrande non esistono. Fortuna vuole che il sole non sia poi così frequente, dai vetri entra giusto la nebbia bianca a dare la sveglia. L’attore della El Por Nardon, di nuovo al mio fianco, si è alzato presto per andare alla sede dell’Onu e presentare un esposto contro le coperte tedesche che lasciano scoperti i piedi. Altra missione importante è quella di capire perché l’Hertha Berlino è così scarsa, e diffondere alcune nuove parole in tedesco tipo Langenagen, Carlainz e Aufbauf.

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2 commenti

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2 risposte a “I dolori del giovane Hertha – #1

  1. Non era 2-0?!

    Comunque, che sfigati. A PES si piglia l’Inter e punto.

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