I dolori del giovane Hertha – #2

Armin quando allenava l'Hertha Berlino

Il Bed & Breakfast in germania non è proprio come in italia. Se da noi sono degli alberghi un po’ più informali, per i crucchi invece si tratta di affittare la camera dei figli non ancora avuti, o che se ne sono andati per la disperazione climatica. Questa mattina la temperatura esterna era -9, nonostante il sole, ed il padrone di casa, Armin, dopo il caffè ci ha invitati ad uscire in giardino a goderci il sole. Ero senza giacchetto e l’immensa distesa bianca di fronte a me mi ha fatto ripensare alla steppa di Mario Rigoni Stern. Io la campagna di Russia l’avrei abbandonata già da Udine. Armin invece era con un maglioncino semplice, e ai piedi neanche le scarpe. Con le calze sulla neve, intento a mostrarci la via che di solito usa per andare al Lidl con gli sci da fondo. Il suo parlare inglese è intervallato dalla risata classica che i tedeschi matti fanno nei film. Particolare degno di nota: le calze di Armin sono sempre di colori diversi, la sinistra grigia e la destra bianca. Un ottimo modo per riconoscere i piedi.

Alla fiera del turismo di Monaco è quasi tutto pronto. L’Italia domina il suo padiglione, con la regione Veneto che spicca per il suo fregio di gondola gigante (4 metri), poco più in là c’è invece Gattuso a dimensione sovrannaturale (1.50 metri) che invita a visitare la Calabria. A tal proposito, la signora del ristorante Croato stamattina ha esordito parlandomi di una tragedia avvenuta proprio in calabria. Il suo italiano sforzato lascia intendere di una frana o qualcosa di simile, sembrava comunque molto preoccupata. Dai giornali apprenderò poi che è solo franata una montagna su un paese già evacuato. Niente morti o scandali, ci dovessimo preoccupare anche per queste cose, in italia converebbe il suicidio di massa.

Ogni 10 minuti un “tlin-tlon”, identico a quello di Pisa centrale, accompagna il nostro lavoro. Niente regionali in ritardo per Firenze SMN però, una signorina tedesca annuncia le cose più svariate, citando numeri qua e là. Gli sgrunt e scrach tedeschi dall’altoparlante sono incomprensibili, ma l’attore della El Por Nardon ha capito  che Dejan Stankovic entrerà palleggiando e con un tiro al volo distruggerà lo stand della provincia di Ascoli Piceno, con i poveri marchigiani che mestamente torneranno a casa uscendo dal gate 15a.

Durante la pausa pranzo non c’è nessuno, neanche il più miserabile uomo della security, che parla dei risultati dell’Hertha Berlino: devono proprio essere una squadra di scarsi.

1 Commento

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Una risposta a “I dolori del giovane Hertha – #2

  1. Miglior post finora.
    Scintilla di genio quella sui calzini.

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