I dolori del giovane Hertha – #4

Luca Toni dubbioso sulla forza dell’Hertha Berlino

Alle due di notte suona l’allarme anti incendio di Armin. Una serata di amici, un po’ di fame verso mezzanotte, mettono su una specie di pasta all’uovo e vanno al piano di sotto ad ascoltare un po’ di buon rock. La pasta all’uovo intanto si infiammava come la chitarra di Jimi Henrix, e l’allarme non ha apprezzato il sound al gusto di fumo nero.

Stando in mezzo ai tedeschi si capisce perché in italia li chiamiamo crucchi: sono proprio tonti. Gli indizi in effetti sono già sotto i nostri occhi da un pezzo, da quando votarono per Hitler alla scelta della riviera romagnola come luogo di villeggiatura. I tedeschi amano mangiare, li vedi sempre a bocca piena, poi è chiaro che ci devono bere su, anche perché in tedesco la parola “sciapo” non esiste. Con le “suppe” che servono ai ristoranti ci si può squagliare tutto il  ghiaccio che si forma sulla A22.

La fiera internazionale del turismo procede stanca verso la fine, migliaia di crucchi accorrono a vedere cosa hanno da proporre i paesi europei a livello turistico. Fatico a capire la logica di andare in giro a prendere depliant di località del veneto, mentre chi non fatica sono gli impiegati negli stand faraonici dell’Enit (Ente italiano turismo): in questi enti il motto è “tanto paga pantalone”. I promotori italici fanno la classica vita da non morire mai: sveglia alle 9, colazione nell’albergo quattro stelle in centro dove soggiornano, quindi via al lavoro. Vestiti bene e profumati, i solerti fautori del turismo italiano girano per la fiera chiacchierando con i colleghi, consegnano qualche volantino ogni tanto e stringono rapporti col turismo locale a suon di pranzi e cene. Non è un caso che qualche anno fa a questa fiera partecipò anche il comune di Marsciano, con Ruspino in testa a promuovere il turismo marscianese. Il fatto che non esista turismo a Marsciano giustifica in pieno le birre tracannate dalla delegazione di politici e impiegati marscianesi: di giorno non se li filava nessuno, dovevano pure sfogarsi. Tanto pagava Pantalone.

Sabato arriva l’informazione giusta: al padiglione degli zellosi che arrampicano fanno una festa con dj e birra ad un euro. Io e l’attore della El Por Nardon faremmo volentieri a meno, ma la nostra hostess ci invita e non possiamo sfigurare, c’è l’orgoglio di una nazione di festaioli da difendere. Finito l’orario di apertura al pubblico, si va alla festa: gli zellosi non arrampicano e sono rimasti pochi, il dj manda pezzi di classic rock. Subito una birra ed un panino con una specie di wurstel polpettone, dal costo ad offerta: l’attore della el por nardon finge di infilare quattro euro nella cassetta, ma in realtà infila quattro monete da venti centesimi. Di fianco alla zona climbing vi è l’area dedicata al beach volley: qualche intrepido sta giocando, pur avendo indosso in jeans, come tutti d’altronde. La hostess ci propone subito la sfida:

“let’s go to the sand!”

“e go, via”

L’attore della El por nardon mescola abilmente perugino e inglese, in modo da farsi capire da tutti. il tempo di tirarsi su i calzoni come qualunque zio dopo il pranzo di pasquetta al mare, e via sulla sabbia portata all’interno dei padiglioni della fiera. Più che sabbia sembra vetro polverizzato, ma la temperatura la rende molto simile anche alla neve artificiale. Le condizione di abrasione e freddo rendono i piedi viola dopo appena due minuti di gioco. I crucchi non se ne accorgono e, sudando come lumache arrapate, giocano senza una apparente regola. In effetti dopo un panino al wurstel e tre birre non è facile neanche per noi, cultori del beach volley, riuscire ad evitare le doppie. Con l’andare dei minuti le squadre si assottigliano, dal 5 vs 5 iniziale si arriva ad un 2 vs 2. Si decide ovviamente di fare Italia vs Germania. Abbiamo contro un crucco lungo e biondo, rosso in faccia come un billo, insieme ad un altro secco e bassetto. Fisicamente sono messi meglio, dobbiamo puntare sulla tecnica. L’attore della El por nardon prova la ricezione di tacco, ma non è serata. Il crucco lungo in ricezione è scarso, lo punto senza pietà. Ogni volta che mettiamo palla terra parte l’esultanza alla Luca Toni. I crucchi ridono e urlano Luca Tooooooooooni, ma la stanchezza inizia a giungere, ci vuole qualcosa per chiudere la partita. Un’azione che scriva la parola fine: decidiamo per tentare una veloce, giocata che ovviamente non esiste nel beach volley. Battuta crucca facile, ricevo decente, alzata quasi precisa, muro assente, palla in 5 e punto. Di nuovo campioni del mondo in Germania, dopo quattro anni.

L’hostess non ha neanche visto la nostra prestazione eroica, era impegnata a bere birra con una sua amica bova. Torniamo tutti insabbiati, con i piedi viola e quasi sanguinanti, e lei: “and now?“. Dopo una giornata di lavoro la risposta esatta era: “let’s go to bed pla mor de ddio“. Invece la timidezza ci porta ad accettare la proposta di andare a bere una birra verso Marienplatz.

Sporchi e insabbiati si va a prendere la metro, linea S2 verso Dachau. Non è carino far salire gente su un treno per Dachau, protesterò con la Db Bahn.  La metropolitana di Monaco non funziona come le altre, ovvero si timbra il biglietto prima di entrare. Qui ci sono i controllori che passano ogni tanto, come su trenitalia. La differenza è che sono vestiti da poliziotti e hanno il manganello, oppure sono in borghese e fanno dei blitz retata in cui ne sorprendono a centinaia senza biglietto. La hostess ci spiega che i biglietti sono molto cari, mentre i controllori sono pochi, quindi al posto dell’abbomento mensile (100 euro) conviene farsi beccare due volte al mese senza biglietto (80 euro).

Scendiamo dal treno e da cittadini civili gettiamo la bottiglia di birra consumata durante il viaggio nel cestino della raccolta differenziata. La hostess tedesca l’ha lasciata in treno come un qualsiasi italiano. Risalita in superficie, vento gelido, prima destinazione un pub messicano. E’ pieno di gente, tutta vestita molto fica. Noi siamo ancora sporchi di sabbia, ammiriamo le centinaia di bionde ai tavoli ed usciamo. Ci spostiamo all’Irish pub, dove si può gustare dell’ottima Guinness. Pieno anche questo, ma la musica è molto più ganza. Il dj manda La Grange degli Zztop, arriviamo al banco e ci accorgiamo che non era un dj ma una band: il suono è di una fedeltà disarmante. Mentre dal palco continuano con il classic rock, prendiamo l’ennesima birra, e notiamo come da queste parti la birra sui bicchieri ricresca. Ti sembra di aver quasi finito e non sei neanche a un quarto. I crucchi sono comunque molto socievoli, e scambiamo chiacchiere con molta gente, tra cui una gnocca americana che ci rivela essere una programmatrice. Non ho voluto approfondire, ma so bene che le programmatrici sono tutte racchie. Magari programma in Visual Basic.

La serata volge al termine, il tempo di ammirare una famiglia ricca che torna a casa in metropolitana come noi: padre brizzolato alto, in giacca cravatta e cappotto, madre col vestito da film di Muccino sui cinquantenni, figlio adolescente maschio con scarpe di cuoio, panta elegante e giacca da snowboard e figlia piccola femmina (bionda dal buon potenziale) con gonna e camicia scelte al buio. Nella notte bavarese non troviamo ancora tracce dell’Hertha Berlino, neanche sulle prime pagione dei giornali gratuiti. La curiosità verso questa umile squadra continua a crescere, speriamo un giorno di poterla seguire.

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8 commenti

Archiviato in biografologia, salami in vetrina

8 risposte a “I dolori del giovane Hertha – #4

  1. Romina Perni

    ti dico solo questo… c’è un po’di crucco in ognuno di noi. io ho comprato dei formaggini aromizzati ai peperoni e al prosciutto. e mi piacciono.

  2. eminemz of volley

    Armedià non sarebbe stato poi così male è…

  3. federico santi

    “Non è carino far salire gente su un treno per Dachau, protesterò con la Db Bahn”
    voto 2

    “Scendiamo dal treno e da cittadini civili gettiamo la bottiglia di birra consumata durante il viaggio nel cestino della raccolta differenziata. La hostess tedesca l’ha lasciata in treno come un qualsiasi italiano”
    voto 7,5

    “Il fatto che non esista turismo a Marsciano giustifica in pieno le birre tracannate dalla delegazione di politici e impiegati marscianesi: di giorno non se li filava nessuno, dovevano pure sfogarsi. Tanto pagava Pantalone.”
    voto 8

    “I crucchi…….., sudando come lumache arrapate, giocano senza una apparente regola”
    voto 8,5

    “Stando in mezzo ai tedeschi si capisce perché in italia li chiamiamo crucchi: sono proprio tonti. Gli indizi in effetti sono già sotto i nostri occhi da un pezzo, da quando votarono per Hitler alla scelta della riviera romagnola come luogo di villeggiatura”
    voto 9

    “figlia piccola femmina (bionda dal buon potenziale) con gonna e camicia scelte al buio”
    voto 10

    complimenti comunque…. è un pezzo che leggo tutti i sui scleri dott.ssa ma il viaggio e la serena certezza di essere migliore dell’umanità crucca che la circonda le da un tocco di realismo e una fluidità di penna invidiabili.
    difficilmente superabile!

  4. Se sei stato ad un pub messicano, e vicino ce n’era uno irlandese, e la zona era quella di Marienplatz, in quei locali ci sono stato pure io.
    In una mitica serata che prima o poi racconterò.

    Comunque cazzo scrivi proprio bene.

  5. mmm fammi riflettere…la “specie di wurstel polpettone” dovrebbe essere Leberkäse e propinarvelo prima di un’attivita’ sportiva puo’ essere considerato doping, anzi anti-doping, non avete gli anticorpi.

    Oltre a cio’ la hostessa si e’ dimenticata di dire che dopo essere stati beccati tre volte senza biglietto scatta la denuncia penale per truffa.
    Questo, prima di Schengen, comportava che gli italiani perdessero il permesso di soggiorno, ora la stessa sorte tocca agli extracomunitari, mentre ai comunitari rompono semplicemente tanto le palle.

  6. Grazie miei simpatici amici, d’altronde a scrivere bene quando si tribbola è facile. In questi casi il mio maestro è Mario rigoni Stern, il classicissimo da regalare in ogni occasione.

    Sulla questione crucca non mi pronuncio, dopo aver pagato 2 euro per mezzo litro d’acqua sono in silenzio stampa.

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