L’amore ai tempi del Tevere

E tu?

Pedalando lungo la valle del Tevere si incontrano luoghi dimenticati, e a volte è anche possibile capire il perché di questo oblio. Nei pressi di S.Angelo, sulla strada che porta al ponte delle barche, appena dopo una curva a sinistra si può ammirare questo graffito su asfalto, che recita: “Sara ti amo Scusa ma ti voglio… SPOSARE e tu?”. La qualità della foto è pietosa e compare pure un dito, ma era importante testimoniare in qualche modo questo messaggio.

Dalla frase si evince l’intenzione di citare il guru dell’amore moderno, tal Moccia. Questo scrittore è il precursore della corrente filosofica di cui sono entrati a far parte recentemente Pupo e il principe di Savoia, il tiratemimerdismo. I fautori di questo pensiero scrivono opere sperando di farsi tirare merda da più gente possibile, in modo da riceverne notorietà e soldi. Per la loro opera è indispensabile avere la possibilità di stare su un palcoscenico che dia una imponente visibilità, in modo da farsi tirare più merda possibile e nel contempo attirare anche una maggioranza silenziosa che, pur vergognadosi, ammirerà l’opera proposta. Il successo di un tiratemimerdista si vede soprattutto in queste citazioni che vengono dal basso, dalla pancia del paese. In fondo la pancia digerisce quello che gli viene dato, per poi espellerlo sulla strada.

L’autore del graffito su asfalto, Christian, dopo 12 anni di fidanzamento vuole sposare la sua Sara, commessa presso una fioraia. Non potendolo dire con i fiori, perché Sara a fine giornata ogni fiore che vede lo brucia, ha dovuto ricorrere alla vernice, scrivendo la richiesta di matrimonio sulla strada di fronte casa sua.

Il piano era perfetto: nel cuore della notte notte Christian parte, armato di bomboletta e spalleggiato dal suo migliore amico Maicol che gli controlla che non arrivino macchine. Finito di scrivere, Christian torna a casa e si prepara ad andare, di prima mattina, davanti alla sua opera in attesa che Sara esca di casa e rimanga stupita. Sara però abita in riva al tevere, e come ogni mattina d’inverno la nebbia la fa da padrone. Esce di casa di fretta e già incazzata, pensando a quella vecchia baldracca della fioraia che la fa sgobbare mentre lei chiacchiera con le vecchie, e neanche si accorge di Christian in mezzo alla strada e alla nebbia. Christian prova a chiamarla, ma un trattore lo travolge, uccidendolo. L’autista scende e occulta il cadavere, poi leggendo la scritta sull’asfalto viene preso da rimorsi di coscienza, e aggiunge una “t” per rendere onore al povero Christian e per dimostrare come non l’abbia fatto apposta. Oggi, tornando sul luogo dove Christian si è sacrificato per amore di Sara, si può ancora leggere: “Scusa ma ti voglio SPOSTARE”.

6 commenti

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6 risposte a “L’amore ai tempi del Tevere

  1. Muammar Gheddafi

    Questo post è sciuscia’s comment free

  2. L’intento chiaro di beccare merda. Geniale. Giusto.

    Diabolico.

  3. bravo Sciù, reagisci! (ma il nick è un tributo a De Sica?)

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