La flame rouge di Auro

Auro insieme ai suoi occhiali e all'ex campione del mondo Bettini

Non è vera Pasqua senza Giro della Fiandre. Appena dopo pranzo, completamente impanzaniti, c’è da affrontare la sfida del Grammont. Restare svegli fino alle 17, orario in cui si decide la gara, è impresa ardua quanto scalare tutti i muri della corsa olandese.

Questa edizione della corsa, vinta da Cancellara con una azione da lacrime per gli svizzeri e da applausi per il resto del mondo, porta con sé un elemento che conferma la tesi che in molti avranno elaborato durante la Milano-Sanremo: ma Auro Bulbarelli non commenta più il ciclismo? Se a Marzo poteva essere malato, ora non ci sono più scuse. Gli aneddoti di Auro non riempiranno più i nostri pomeriggi di primavera, quando il Giro d’Italia accompagna la nostra vita come una stella cometa.

Auro Bulbarelli non è un telecronista qualsiasi, ha raccolto l’eredità di un certo Adriano De Zan, che sarebbe un po’ come suonare la batteria con gli Who dopo la morte di Keith Moon. Non sapendo come non far rimpiangere il decano dei telecronisti, si è buttato sull’entertainment: ogni sua cronaca era infarcita di storie assurde sui paesini attraversati dalle corse, sulle pietanze culinarie, sulla vita di qualche santo morto addosso ad un paracarro dell’alta Borgogna. Quando parlava di ciclismo, invece, mostrava delle preferenze quasi maniacali per alcuni corridori, primo di tutti Franco Pellizzotti, il delfino di Bibione. Ogni volta che il ricciolone biondo metteva il naso fuori dal gruppo, l’urlo di Auro svegliava il vicinato. Altra caratteristica del Bulba l’odio verso i ciclisti del sud italia, lui leghista convinto che si presentava ad ogni evento di gala indossando una orribile cravatta verde. La vera misura del successo di Auro Bulbarelli è la pagina a lui dedicata su Nonciclopedia. Quando sei lì, sei entrato nel cuore della gente. Come al solito, la descrizione nonciclopedica è più completa ed esaustiva di quella della sorella minore Wikipedia.

Addio Auro, ci mancheranno le tue storie, ci mancherà il tuo disquisire di polenta con un sonnecchiante Davide Cassani. Hai abbandonato il posto in cabina per fare il vicedirettore di rai sport, solo perché la Lega acquista potere e i suoi alfieri scalano la Rai come Pantani sulla Marmolada.

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1 Commento

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Una risposta a “La flame rouge di Auro

  1. Io dico solo:

    “A volte lui se ne va via/
    non mi sta neanche ad aspettare/
    mi lascia con Bitossi/
    mi sembra di impazzire”

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