Tutti a casa

Un italiano costretto ad andare in vacanza per nascondere la crisi

La crisi, in fondo, ha i suoi lati positivi. Il primo è quello di dover limitare le uscite, gite fuori porta, week end al mare,montagna, o città; in effetti, rispetto al beneficio che se ne ricava, fare Pasquetta a casa dovrebbe costare molto di più che andare a visitare gli Uffizi: 3 ore di fila, spintoni per i corridoi, coda infernale in autostrada, contro passeggiata, libro,divano, televisione, letto.  

Il turismo è il termometro più usato per misurare o negare la crisi. Alcune associazioni di consumatori hanno pubblicato un rapporto secondo cui per queste vacanze pasquali c’è stata una flessione, al contrario Il Giornale di feltri ha smentito, buttandosi sul classico: “i ristoranti sono sempre pieni, dove è questa crisi?”. Altro indizio nell’impianto accusatorio di feltri è l’appartenenza dei presidenti di Confeserecenti e Adusbef a forze vicine al centrosinistra. Quindi la crisi non c’è, il lavoro non c’è, il regime non c’è, e neanche i cartelli in autostrada con scritto “dio c’è”, non ci sono più.

Non credo sia giusto cercare di vedere la crisi attraverso le abitudini vacanziere degli italiani. Se esiste davvero una evoluzione della specie, è normale che la gente tenda a stare a casa per le vacanze di Pasqua, Natale e Ferragosto. Il ragionamento è semplice: per comprare casa si vende l’anima ad una banca, per avere un tetto che ti copre 8 ore al giorno, la notte mentre si dorme. Il resto del giorno lo si passa da qualche parte oscura del mondo, cedendo la propria forza lavoro a gente, loro sì, che la crisi non la sentono. In cambio della tua forza lavoro hai gli spiccioli da girare alla banca che ti ha dato la casa. Arriva Pasqua, tre giorni di festa. Finalmente puoi stare sul divano Ikea ancora con la plastica sopra. Squilla il telefono, terrore. “Ehi, ma allora cosa fai a Pasqua, a Roma c’è il Caravaggio, andiamo?”. I 200 euro messi da parte per comprare la Wii iniziano ad assumere le sembianze di una natura morta e puzzano del sudore di un vicino che urla “ma quanto è bello sto quadro”. Un divano che ancora ha la plastica, inoltre, segnala la presenza di una donna in casa. La stessa che scambia Caravaggio per il cardinale Richelieu che cantava Cristina D’Avena, ma non vede comunque l’ora di partire alle 7 di una radiosa mattina di Aprile per tuffarsi nel grande raccordo anulare. Oltre alla donna c’è l’aumento della benzina, come per ogni periodo di vacanza che si rispetti, quindi addio anche a quei 100 euro regalati da nonna e pronti ad essere investiti nell’acquisto di Guitar Hero 5.

Un homo sapiens, ma forse anche un homo erectus, a tutto questo dice no. Che muoiano di fame gli operatori turistici, o che chiedano i soldi direttamente a vittorio feltri.

2 commenti

Archiviato in argite, il gatto Silvio

2 risposte a “Tutti a casa

  1. Se uno spende soldi per la Wii e per GH, tutto quello che gli capita è meritato, giusto, sacrosanto.

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