Brovini

Andare ai provini è il miglior modo per sollevare l’umore, perché un conto è vedere un film, un conto è viverci dentro. Fosse anche per il recital della parrocchia, il provino è sempre un momento carico di tensione, di aspettative. La tua vita può cambiare in base al giudizio della commissione. Non è come discutere una tesi, lì sai già che passerai, e comunque una laurea non ti lancia certo tra gli immortali.

In un caldo pomeriggio di primavera mi sono recato in una piccola cittadina del sud, Thodi, dove sapevo ci fossero appunto dei provini. Avendo promesso agli addetti ai lavori di non raccontare ciò che ho visto, userò parole che non riconducano a nulla di reale. I provini erano tenuti da un tizio che la mia prof .di matematica chiamava “Quello Misogino”, ed erano volti ad una selezione per “roba di avanspettacolo” (vedi dopo per le cause di questi omissis).

Nella bella Thodi è impossibile giungere se non affidandosi ad un ascensore che sale in obliquo, perché nel duderte non hanno ancora scoperto gli angoli superiori a 45°. Al mio arrivo un pulmann di turisti dell’inps di venezia sta cercando di bloccarlo, sono saliti in 35 ridendo come forsennati: “da que xse la fasémo!”. Devo recarmi al teatro Nido del Cuculo, ho chiesto ai miei amici duderti e tutti mi hanno detto: “dal duomo vai a sinistra, poi a destra, ma ci sono pure le indicazioni”. Sull’unico cartello che ho visto campeggiava la scritta “Cachemere”. Scorgo un’altra compagnia di disperati che non trova il posto, una mamma che porta il suo piccolo di 16 anni a fare il provino. Uniamo le forze, nonostante questi parlino una lingua diversa (vengono da la Fratta), e troviamo il posto. Un distinto signore con la voce da documentario di quark ci accoglie e ci spiega che c’è stato un cambio di location, nel frattempo prende i nostri nomi e si mette ad ascoltare il racconto della mamma: “eh il mì figlio non ha preparado niende ma pole recità la divina commedia che a scola c’ha preso 9. Visto, ce fa anche Benigni.” Mentre penso a Mario Cioni quando gli dicono che gli è morta la mamma, mi avvio verso la nuova location, incontrando il sindaco Ruggiano, che è sempre un bel vedere. Non lo avevo mai visto dal vivo, ma è bello rotondo e gira col Suv. Il particolare è irrilevante, ma devo pur trovare qualcosa di male da dire su un sindaco dalle simpatie fasciste.

Nuova location, tutti in attesa del proprio turno. Ci sono tutti i provinandi, alcuni con le mamme, altre mamme che invece fanno il provino. Danno tutte il meglio di loro, “ma sì è una bbella sperienza!” “Eh il mi figlio è teso, mica è facile!“. La migliore resta però quella che ha terrorizzato tutte dicendo che quest’anno i docenti punteranno molto sulla dizione: “ce sta la doppiatrice de SEX ON THE CITY“. Mentre prendo appunti mi si avvicina un tipetto basso, giacca di pelle e occhiali da sole. Li abbassa alzando gli occhi, tipico sguardo da poliziotto, e mi chiede: “ma che scrivi, sei n’investigatore? Ti posso chiamare Gargiulo?”. Per tutto il pomeriggio sarò Gargiulo, il braccio destro del piccolo Coliandro. Approfittando della presenza di due ragazze, di cui una resa famosa dalla Via Larga Production, iniziamo a mettere su un nostro repertorio, Coliandro mi istruisce sulle sue battute migliori:

Coliandro: “garina guella, eh?”

Gargiulo: “scopabbile”

Le ragazze ci guardano senza l’ammirazione che si riserva a due istrioni, anzi sembrano confuse. Non ci sarà modo di ammaliarle, ma Coliandro se ne frega, sia perché è un duro, sia perché in Biazza del Popolo c’è la festa della Gadiuscia con la porchetta gratis. Finito il suo provino è partito a razzo salutando a mezza bocca.

Faccio il provino anche io, rivelo di avere un blog, e Quello Misogino citando Palaniuk mi ricorda che ciò che succede lì dentro rimane lì dentro. Alla domanda di una tipa: “cosa scrivi?” ha risposto lui con un “come tutti i blogger, scriverà male degli altri”. Non ci avevo mai fatto caso, ma è davvero così. La cosa mi turba alquanto, penso ai miei blog, a quelli che leggo: tirano tutti merda. Ovunque e a chiunque. Non conosco blog in cui si parli bene di qualcosa, e soprattutto non conosco qualcosa di cui parlare bene.

Torno soddisfatto nelle terre del nord, dopo un pomeriggio soleggiato e piacevole. Il sole ancora non è tramontato, e il mio pensiero va a Coliandro: chissà mai quando lo ritroverò.

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9 commenti

Archiviato in argite, Cinematografo

9 risposte a “Brovini

  1. Sara

    che ti ho detto io che parli male di tutti…
    e poi non hai ascoltato le mie indicazioni stradali!

  2. i dialoghi sono così realistici…
    gomblimendi.
    (io stavo a magna la porchetta)

  3. Se Mollica avesse un blog, lui sì che riuscirebbe a parlare bene di tutti.

  4. L’ultima volta che sono stato a Dodi, ho conosciuto Veltroni e i fascisti hanno vinto le elezioni amministrative.

    Non se io porti sfortuna a quella ripida cittadina, ma di certo lei ne porta a me.

  5. addirittura il campanilismo dal paese col piazzone contro la cittá di Jacopone…
    attendiamo con ansia l’arrotondamento monografico su JFK.

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