Chissà perché non fai qualcosa di concreto

Tette concrete e politica del fare

Ieri sera, oltre alla pazza Inter e a “Gli amici del bar Margherita” (con i due relativi orgasmi provocati da Milito e Laura Chiatti in guepière) c’era pure Ballarò.  Anche lì è stata scritta un pezzettino di storia, il bauscia Castelli è stato letteralmente spazzato via da un economista emigrato negli States, Michele Boldrin. Nonostante sia un luminare, il professore non si è dilungato sulla teoria. In poche e chiare parole ha denunciato la tristezza di un dibattito politico che, come al solito, si dilunga su quanto siamo bravi noi, ma la colpa è del governo precedente, e così via. Ha puntato il dito contro la “casta”, termine ormai abusato ma che rende l’idea in sole due sillabe.  Castelli è uno che ad ogni dichiarazione si vanta di essere un ingegnere, e già questo basta a definire il personaggio. Messo sotto torchio dalle parole di Boldrin ha saputo solo rispondere: “Ma dove l’avete trovato questo?”

Dopo Castelli è intervenuto Renato Soru, con educazione ha spiegato le sue idee in merito. La tiritera, però, è sempre la solita: è facile criticare e basta, lei tanto sta in america, venga qui in trincea a fare politica, bla bla bla. La colpa di Boldrin è stata quella di non aver rispettato il copione. Non ci interessano le tue idee, devi solo schierarti. Poco importa se lui, come tanti altri, è dovuto emigrare per poter fare un lavoro che in Italia è riservato solo agli amici degli amici.

Vieni tu a fare politica, se sei tanto bravo! Ogni volta che si pone una qualsiasi questione, questa è la risposta che si ottiene. Bisogna spiegare a questi signori che in questo paese fare politica è un mestiere riservato ai figli di, a chi piega la testa, ai ruffiani, e soprattutto a chi ha già una solida copertura economico-finanziaria.Forse una storiella di paese può rendere meglio l’idea.

Calciopoli, processo in corso, nuove intercettazioni acquisite. Tra queste ve n’è una curiosa: Ghirelli, ex segretario FIGC, parla con Facchetti e gli chiede una maglia di Adriano per il figlioletto del sindaco del comune di Marsciano (all’epoca il mitico Bucciottino). Nulla di scandaloso, per carità, anzi ben venga che ci siano bambini che capiscono di calcio. Certo, io a 8 anni scrissi all’Inter chiedendo una maglia di Ruben Sosa e col cazzo che l’ho avuta, ma questa è un’altra storia. La domanda è: perché Ghirelli, personaggio potente romano, si è scomodato per un bambino di un piccolo paese di provincia? Con un po’ di memoria si può risolvere il mistero: Ghirelli, come un po’ tutti quelli che hanno conoscenze qua e là, lavora anche nell’organizzazione di eventi. A Marsciano c’è un piccolo evento che il comune vuole rendere grande, il premio Nestore, e viene affidato proprio a Ghirelli. La serata si rivelò una sfilata di personaggi tv di secondo piano, ma il conto di Ghirelli fu presentato lo stesso: alla fine dei giochi la serata costò circa 60.000 begli euroni. C’erano tanti giovani (e non) che per un decimo di quel budget, e senza bisogno di gente dall’isola dei famosi, avrebbero potuto gestire il tutto: completamente ignorati, in quanto degli emeriti signori nessuno. Quella fu una lezione importante, quei giovani capirono che solo essendo qualcuno, solo essendo ammanicato, puoi sperare di fare qualcosa. Capirono la differenza tra lo stare fuori, e spaccarsi il culo gratis per passione, e lo stare dentro, vivendo sempre in camicia, sorridenti e ben pagati.

Ora è più facile capire perché, al sentire il ritornello bipartisan “perché non fai qualcosa di concreto invece di parlare“, vorremmo avere delle testate nucleari azionabili digitando #3310# sul nostro vecchio Nokia 3310.

9 commenti

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9 risposte a “Chissà perché non fai qualcosa di concreto

  1. fedesan

    tutto giusto… ma peferisco rambo guerrazzi al professore americano!

    comunque l’idea che chiunque contesti la politica e la miseria nella quale è precipitata debba trovare le soluzioni altrimenti dovrebbe stare zitto è VERAMENTE DEMENZIALE oltre ogni limite.

  2. Io a dodici anni ebbi l’autografo fatto da Sosa.

    • infatti anche tu sei in politica…vero?

      • Sì, ma non c’entra. Io sono uno di quelli che dentro al partito è definito genericamente come “strano”, “non è mia d’accordo”, “uno di quelli là”, “che palle”.

        L’autografo lo ebbi infatti non grazie a mirabolanti conoscenze, ma a mio padre, saggio interista, che come vacanza di quell’anno costrinse la famiglia alla meta di Cavalese – ritiro dell’Inter dell’epoca.

        Eh sì, c’ho un babbo mittico.

        Comunque, rinnovo la domanda: ma ce conoscemo..?

  3. Pingback: Intercettazioni Marscianesi « L'Aspetto Sospetto

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