Voglio vederlo dalla mia finestra

Quando sei all’estero, lontano dal mondo incivile in cui sei a tuo agio, ti accontenti anche di vedere il tg1. Soprattutto se aspetti le notizie sportive, avendo saputo di una tappa spettacolare al Giro d’Italia. Pastella politica, cronaca spicciola, inutili notizie di moda con annessa speranza che la selezione naturale faccia il suo corso e uccida chi si interessa di moda. Finalmente lo sport, prima il calcio. Solita solfa, scudetto, inter, roma, mourinho. Quindi dopo il calcio, finalmente, arriverà il ciclismo. Sbagliato. C’è la formula uno, le macchinine autoscontro sono a Monaco, il pubblico adora vedere le macchinine che corrono, si scontrano, bruciano i miliardi di euro che il pubblico non avrà mai. Ed ora ecco il ciclismo, pensi, è passato di tutto, almeno ora ne parleranno. No, sigla finale e tocca a Frizzi che con la sua risata nasconde i dubbi su chi abbia la faccia da arrotino o allevatore di coccinelle.

Il Giro d’Italia, con la sua storia e la sua magia, non sembra interessare molto il mainstream. Colpa forse della magagne degli ultimi venti anni, con le questioni mediche più seguite di quelle ciclistiche. Le notizie passate sul ciclismo nei media non specializzati sono solo quelle sul doping, Repubblica.it non si è cacata di pezzo il Giro finché due giorni prima non hanno fermato Franco Pellizzotti a causa di analisi sballate risalenti ad un anno fa. In Italia sul doping siamo bestiali. Se il rigore applicato nel punire i ciclisti italiani fosse usato su un campo qualsiasi, giustizia, fisco, informazione, politica, saremmo una superpotenza mondiale.

C’è ancora chi, però, attende il Giro d’Italia più del natale, ed è difficile dargli torto. Intanto arriva in un clima migliore, a Maggio c’è il sole, si gira senza giacca, a dicembre si battono i denti e basta. Il Giro ha una storia diversa ogni anno, e nelle sue 3 settimane di corsa attraversa il paese, raccontando le storie della provincia, delle montagne, del mare senza turisti, della gente che quando passa la Carovana comunque scende in strada a curiosare e presa dall’agonismo applaude i fuggitivi di giornata. A natale la storia invece è sempre quella: da una parte una povera donna che partorisce senza manco sapere come ha fatto, e tutti che la festeggiano da duemila anni. Dall’altra parte il protocollo dei vari regali, cene, pranzi, oddio non famo altro che magnà, auguri anche agli sconosciuti che se muoiono neanche lo saprai mai.

Il mondo è brutto e popolato di strani esseri, ma se Allah vuole il Giro d’Italia arriva ogni anno a maggio. Toglietevi il cappello e segnatevi, quando passa.

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1 Commento

Archiviato in bar sport, giornalismi d'antan

Una risposta a “Voglio vederlo dalla mia finestra

  1. Non c’è Natale senza “oddio non famo altro che magnà”

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