Nove colli tre tituli

Non sarà facile riassumere. Il giorno più lungo, sabato 22 maggio, comincia alle 8.30 quando il Cannibale e Vecchinen caricano me e bicicletta, direzione Cesenatico. La formula è collaudata da anni, conosciamo già il paese e l’ambiente della Nove Colli, la gara della gare in programma domenica 23. Nonostante l’esperienza, il navigatore della carovana ci porta inspiegabilmente verso Bologna. Grazie ad una carta stradale del Touring, e a qualche insulto ben assortito verso chi dopo 4 anni ancora non riesce a raggiungere cesenatico senza navigatore, arriviamo a destinazione.

Hotel Annamaria, la bettola più costosa d’europa gestita da una famiglia di berluscones cattolici, di quelli che sul comodino della camera (fatiscente) mettono il vangelo secondo luca. L’albergo è stato scelto dagli stessi che seguendo il navigatore stavano arrivando a Bologna. Pranzo leggero, un’ora di riposo e sgambata pomeridiana sul lungomare, la tensione si tocca con mano. Domani la gara più attesa, ma soprattutto la sera va in scena la grande Inter di Mourinho. Doccia rapida, giro per la fiera piena di biciclette e di ciclisti che ci sbavano sotto, cena in mezzo ai gufi e finalmente sono arrivate quelle 20.45 attese da una vita.

Con una scusa qualsiasi mi dileguo in camera, la partita la guardo da solo mentre pulisco la catena della bici. Il televisore 14 pollici non è proprio il massimo, devo entrarci dentro per capire dove è la palla. Un respiro forte. Sono a Cesenatico, il Principe Milito getta la bandana e con i suoi attacchi piega gli Ullrich di Monaco. La bicicletta è pulita, l’Inter è campione d’europa. Qualche minuto per calcolare quante sono le coppe dei campioni vinte dalla juve, alla fine concludo che sono solo due, di cui una festeggiata di fronte a 30 italiani morti, e scendo per le strade di Cesenatico. Caroselli, fuochi d’artificio, c’è anche il Cannibale noncurante dei 140 km che lo vedono tra i papabili per un piazzamento. Mancano sei ore alla partenza della Nove Colli, Cesenatico è nerazzurra, non pervenuti i gobbi. Quei pochi che ancora sono fuori stanno sul cortile dell’albergo, discutendo con una 35enne bionda che vorrebbe stendere tutti i ciclisti perché lei quando va in macchina ha fretta, anche se non sa guidare. Il tempo di chiudere la questione auto vs bici con un: “signora, non è giusto generalizzare. Altrimenti io potrei dirle che le donne sono tutte troie.” 

Quattro ore di sonno, neanche il sole si è svegliato ma è già tempo di fare colazione. Gonfiaggio tubolari, appuntamento immancabile al cesso, e via in griglia. Parte la Nove Colli 2010, a tutta dal primo metro per conquistarsi una posizione buona in gruppo. Le salite sono sempre quelle, i cui nomi riecheggeranno nell’aria per una intera stagione di sfottò: ti ho sverniciato sul Polenta, ho tenuto sul Ciola, momenti muoio sul Barbotto. La mia prestazione è misera, ma a 30 km dall’arrivo pregusto il colpo di teatro che aspetto da una settimana. Al cartello dei meno due dalla mia tasca posteriore salta fuori la maglia di Checco Moriero, indimenticata ala destra dell’Inter di Gigi Simoni. Il vialone finale, in mezzo a due ali di folla, lo percorro in solitaria a braccia alzate. A duecento metri dall’arrivo uno spettatore mi urla: “Forza Juve!”. Mentre passo rispondo sorridendo: “Magna la merdaaaaaaa!”

Dopo il giusto riposo la giornata si conclude al caffè degli artisti di Cesenatico, dove suona una cover band dei Deep Purple con un suono da paura. Dal Principe Milito, a casa del Pirata, fino ad un organista hammond che somiglia a Piero Pelù e suo padre chitarrista e cantante con i capelli tinti di rosso, che invece di Romagna mia canta Smoke in the water. A volte vale davvero la pena di vivere.

3 commenti

Archiviato in bar sport, biografologia, José Mourinho premier

3 risposte a “Nove colli tre tituli

  1. Sono quelle giornate che telericordi.

  2. Forza Juve lo urlavano anche a Cerqueto, quando sono passato fuori dalla macchina con la maglietta dell’Inter a festeggiare… e anche lì, immancabile, la risposta è stata: “Magna la merdaaaaaaa!”

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