In tempo di guerra ogni Panda è una trincea

Uno yacht Fiat che si schianta sugli scogli

 

Quando una notizia viene passata per attualità anche sul tg1, significa che è importante, anche se viene usata solo per parlare di altro, fare da contraltare alla sparata del giorno di berlusconi o fomentare la vena del “ma anche”, ovvero il governo è brutto e cattivo ma anche gli altri sono uguali. Pomigliano d’Arco appartiene a questa ultima opzione: la Fiat è indecisa se produrre la nuova panda in polonia o in italia, ha proposto un accordo ai lavoratori italiani che però non è stato firmato da tutti i sindacati. Ad opporsi è stata la Fiom.

La Fiat è una azienda che ha campato per anni rubando soldini pubblici qua e là, ha pure una squadra di calcio che a sua volta ha campato per anni rubando scudetti qua e là. Vabè, non proprio rubare, diciamo che i soldi e i rigori gli sono stati gentilmente concessi. Per risollevare i propri profitti, oltre alle paghette di papà Stato, ha negli anni esternalizzato diverse produzioni, aprendo stabilimenti all’estero. Esternalizzare è un verbo molto in voga, usato dagli economisti per nascondere il vero significato della parola,  soprattutto per non farlo confondere con schiavizzare o colonizzare, che sono termini negativi. Esternalizzare invece è positivo, moderno, richiama al progresso e al benessere.

L’esternalizzazione funziona così: i diritti dei lavoratori costano troppo, il margine di profitto si riduce, quindi si va a produrre in altri paesi più poveri dove il lavoro costa meno. Così facendo il profitto rimane uguale, mentre in italia cresce la disoccupazione, così arriva la crisi economica e si può ricominciare a produrre in italia: un lavoratore affamato bada meno ai suoi diritti. In tutto il giochetto gli industriali hanno mantenuto i loro margini di guadagno, quelli più furbi lo hanno pure aumentato, mentre i lavoratori semplici si sono sciroppati la crisi economica, tirando la cinghia mentre il padroncino gli sfreccia davanti casa col suv.

La questione Pomigliano è semplice, la Fiat ha detto agli operai: “ragazzuoli, noi vorremmo darvi lavoro ma dovete fare un po’ come cazzo pare a noi, altrimenti andiamo a produrre in polonia e voi andate a casa.” Più che un accordo è un ricatto, ma alla maggioranza dei sindacati non ha fatto così schifo. La Fiom invece, piccola voce nel buio, ha fatto notare la meschinità di un atto simile. L’urlo straziante degli industriali non si è fatto attendere: “ma come? C’è la crisi, manca il lavoro, stiamo morendo tutti, e voi non firmate?”

Questa storia serve ad illustrare meglio, anche ai tardi di comprendonio, a chi è servita questa crisi. Una crisi in cui i prezzi hanno continuato a salire e i salari a scendere. Una crisi inizialmente nascosta dal governo, ed ora finalmente rivelata: stiamo messi male, dobbiamo sacrificarci. Il primo sacrificio, guarda un po’, viene subito richiesto a chi non ha altre scelte. Grazie al giochetto Benessere-Consumismo-Crisi economica, coloro che avevano in mano il potere economico hanno visto moltiplicare la loro forza. Il lusso è l’unico mercato che non ha smesso mai di tirare in questi anni, basta solo vedere la quotazione dell’oro: negli ultimi cinque anni il suo valore è quadruplicato. 

I soldi, insomma, non sono spariti. Si sono solo spostati. Volendo riadattare in chiave economica il pensiero di un fisico: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, oppure si ruba.

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