Cartoncini tossici

Due tossici mentre cercano di vendere cartoncini a Faso

Non c’è mai una data precisa per le reunion di Casapiddu, eppure queste avvengono e portano scompiglio nel mondo dei comuni mortali. Un lunedì di luglio tre pidduisti, Rambo, il Mangi e il Ragazzo Strambo, si danno appuntamento a Firenze per andare a sorprendere Jimbo, tornato da Lugano e ignaro dell’importanza della data: è infatti il suo compleanno.

Il primo appuntamento è per le sette in punto, al binario 4 di Santa Maria Novella. Rambo, causa mancanza di orari comodi, arriva in anticipo e si dirige verso il centro con l’intento di comprare un piccolo presente per Jorgio. Valdarno ha una sinistra assonanza con la parola inferno, ed il clima di questa regione svela il mistero: appena sceso dal treno, il Guerrazzi rischia lo svenimento da afa. Come in ogni occasione in cui non si hanno idee, Rambo si butta sul classico e si mette alla ricerca di “Canne al vento” di Grazia Deledda. Pur non avendo concezione di come e dove sia il centro di Firenze, il pidduista si unisce al fiume di turisti americani sperando di arrivare in breve a destinazione. La prima cosa che salta all’occhio di Firenze, la città del rinascimento e la culla della lingua italiana, sono gli snack bar, le tavole calde, i ristoranti e le pizzerie: ogni dieci metri c’è un posto dove potersi rifocillare, a prezzi disumani ovviamente. La moda di questa estate è il waffel: un biscotto dolce e grasso scaldato su una piastra rovente, i turisti lo adorano senza che si possa intuirne un motivo valido. Sono le 18 e ci sono 33 gradi con umidità 75%.

Il Mangi e il Ragazzo Strambo sono quasi arrivati , se non si calcolassero nella previsione i venti minuti di ritardo accademico del treno. Dunque sono ancora a Pontedera. Rambo si avvia verso la stazione per attenderli, e nel tragitto viene fermato da un tipo con un gilé di jeans e un mazzetto di cartoncini in mano:

–Ciao scusa, un informazione… sei del posto?

–No.– Il Guerrazzi ha capito che si tratta del solito tossico che vende cartoncini.

–Guarda, ti volevo chied…

–Scusami, sono di corsa.– Niente di più falso, stava passeggiando per il centro canticchiando il motivetto dei puffi. Di fronte al piazzista, però, c’è solo che da accelerare il passo, e addio pensieri gioiosi sui piccoli nani blu.

Il Mangi e il Ragazzo Strambo arrivano a destinazione, ad aspettare lo stesso treno anche tre bambine di otto anni che consultavano il programma di concerti di musica classica di un qualche parco di Firenze.

–Chi c’è la prima sera?

–Mozart!

–Bello! e poi?

–Beck!– L’inglese alle elementari rischia di confondere le idee.

Riuniti i pidduisti ed espletati i convenevoli previsti per queste occasioni, una sequenza di bestemmie classiche di casapiddu (serponte, schifido, merda), il Mangi attiva il Gps e guida la truppa verso il locale dove un ignaro Jorgio non sa di essere in attesa di loro. Il satellite va e non va, bisogna arrivare al ponte vecchio e si cerca di andare a naso. Il Ragazzo Strambo dice di aver girato per Firenze ai tempi in cui suonava con il suo amico Piero Pelù, e tenta di indovinare la strada. La comitiva si ritrova di fronte all’atelier di Luisa Spagnoli, a cui però non è carino chiedere, per andare dove dovevano andare, dove dovevano andare. Il Mangi riattiva il satellite, sputando di nascosto sul telefono, e d’incanto compare Ponte Vecchio. La strada è ancora lunga, c’è da risalire l’Arno, che emana la nebbia tipica delle giornate di luglio.

Dopo un lungo peregrinare, treno, piedi, sudore, puzza, ecco finalmente spuntare Jorgio, come al solito in camicia. Sembra di essere tornati ai tempi in cui si sospettava che lavorasse in un ufficio a insaputa degli altri coinquilini. Non se l’aspettava, Jorgio, di rivedeve i suoi compagni di sventura.

–Questa è la sorpresa più bella!– Jorgio è raggiante.

–Per te.– Rambo è già guasto.

La formula scelta per festeggiare è classica: aperitivo in baretto che imbandisce tavolate di roba da stuzzicare. Scelta una bevanda a caso, i pidduisti si fiondano al tavolo del cibo e, con garbo, spariscono metà dei vassoi. Nel frattempo si guardano intorno: localino incastonato tra le mura e i palazzi storici, con tavoli all’esterno disposti su più livelli, e una mostruosa quantità di cose bionde, alte, bronzee, bone. I pidduisti giurano tra loro di non rivelare neanche sotto tortura il nome del locale.

Jorgio intrattiene i compagni con le sue avventure a Lugano, ricercatore pagato come fosse un parlamentare, mentre gli altri, sporchi e sudati, lo ascoltano a turno alternandosi viaggi verso il tavolo del cibo. La serata volge al termine in poco tempo, i pidduisti devono tornare a Pisa e l’ultimo treno è alle 23. Un saluto veloce a Jorgio, e via di nuovo verso la stazione. Il regionale fa tutte le fermate tra Firenze e Pisa, sono 14 come la via crucis. Gesù cade a Montelupo ed Empoli, a San Frediano a settimo compare Maria Maddalena, ma non aveva obliterato e viene sbattuta giù a Navacchio, quindi lapidata dai commessi dell’ipercoop.

Nella nuova casa dove vivono il Mangi e il Ragazzo Strambo, ci sono 28 gradi. Fulignu, loro coinquilino di provenienza umbra, concorda con Rambo che dormire in terrazza non è una idea malsana. Alla fine il Guerrazzi sceglie il divano, dopo che il Mangi ha promesso di non lesinare sul ventilatore. E fu giorno e fu mattino.

La sveglia è prevista per le 8.30, ma la luce avvolge Rambo, che si alza in cerca di un po’ di fresco mattutino. La terrazza del terzo piano offre una vista con cui il Guerrazzi si riempie gli occhi e il cuore: lo svincolo di Pisa Aereoporto della Fi-Pi-Li. Il tempo di ritemprare l’anima e giocare due tornei a Mario Kart, ed ecco che tutta la casa si sveglia. Fulignu, il Mangi e il Ragazzo Strambo si avviano verso il Cnr, dove faranno ciò che fanno tutti i giorni: i parastatali. Rambo si avvia verso casa umbria , non prima, però, di aver fatto un giretto per Corso Italia come ai vecchi tempi.

Abbandonato il quartiere di San Giusto, ed attraversata la stazione, agli occhi del Guerrazzi si apre lo spettacolo che non si aspetta: piazza Vittorio Emanuele. Niente più pareti e lavori in corso, il parcheggio in costruzione dai tempi di Mazzini è stato terminato. Sul piedistallo non c’è la solita statua, c’è proprio il corpo imbalsamato del compianto Re. Corso Italia, invece, non è cambiato per niente. Quante volte i pidduisti ci facevano a gara con la bici, schivando la gente che passeggiava tranquilla. Non c’è il tempo di pensare ai ricordi, che il Guerrazzi viene interrotto.

–Ciao, scusa una domand..– Gilé di jeans, faccia da tossico, lo stesso del giorno prima.

–Ancora? Sono quello di ieri!– Liquidato in poche parole, il tossico cerca qualche parola per riprendere il discorso, ma non ce la fa.

Un breve giro in libreria, e Rambo torna di nuovo verso la stazione, ripercorrendo il corso. Ad attenderlo lungo la via, di nuovo il tossico. Di nuovo saltato con non poca insofferenza. Ripensando a quel tossico, e a tutti gli altri tossici che vendono cartoncini incontrati nella vita, il Guerrazzi pensa ad un discorso da tenere di fronte ad una platea di tossici:

Caro tossico che mi fermi per strada, chiedendo se voglio davvero la pace nel mondo e se odio il razzismo, con te voglio essere sincero. So già che mi regalerai un cartoncino raffigurante una riva di un fiume, dipinto dalla tua comunità di tossici  che vuole uscire dal tunnel, in un mondo dove i drogati sono emarginati e la loro vita è difficile. E so già che dopo avermelo regalato mi chiederai dai 3 ai 5 euro per sostenere la tua comunità di tossici che non può mica dipingere cartoncini tutto il giorno a gratis. Devi sapere, caro amico tossico, che io non sopporto questo tuo modo di fare. Non me ne può fregare di meno dei tuoi cartoncini e dei tuoi amici tossici, non gliela ho data io la droga e non ho creato io il disagio sociale che li ha portati a drogarsi. Però con 5 euro preferisco prenderci un libro usato, piuttosto che un cartoncino con disegnata la riva di un fiume, il giorno in cui sentirò il bisogno di cartoncini ti contatterò. Lasciami il tuo indirizzo email scritto su questo tovagliolo sporco di pizza. Già, pizza. Non mi andava a quest’ora, ma piuttosto di darli a te, i miei soldi li affiderei a Pupo.

Toccata e fuga, come dicono quelli che non sanno usare altre parole per dire che sono stati poche ore in un posto. Rambo sale sul treno che lo riporta nella sua Perugia. All’altezza di San giovanni Valdarno incontrerà un temporale, e la pioggia cadrà anche dentro il suo vagone. Ma se il Rambo Guerrazzi vuoi fare, per forza devi tribbolare.

2 commenti

Archiviato in biografologia

2 risposte a “Cartoncini tossici

  1. tossico

    cos’e’ questa cagata? un blog intellighiotto?
    i tossici coi cartoncini? ma li vedi solo tu nel mondo parallelo (per altro dimmerda) in cui vivi, duddo.

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