Espressioni che mi stanno sul cazzo: felice

Prima puntata della nuova rubrica del sabato: espressioni che mi stanno sul cazzo. Ogni sabato, dimenticanze e voglia permettendo, andrò ad analizzare le espressioni, le parole e i modi di dire che più mi danno urto. Oltre ad una analisi introduttiva, ci sarà anche una breve storia incentrata sull’espressione in esame.


“Felice” è una delle parole più utilizzate, con un un’impennata registrata dagli anni ottanta in poi. Ogni film, compresi quelli di fantascienza, ha nei suoi dialoghi la domanda “Sei felice?”. Anche nei film d’azione si trova il modo di infilarla in qualche scena, non è necessario che la cosa abbia un senso. E’ un mantra da recitare quando si vuole essere profondi;  l’uomo navigato, ad esempio, chiede ad una ragazza conosciuta ieri se è felice. E lei nel 70% dei casi risponderà “non lo so”. Nessuno sa mai di essere felice.

Secondo wikipedia: L’uomo ha delle necessità primarie, secondarie e sovrastrutturate, di solito l’appagamento di queste necessità e il raggiungimento dell’obiettivo dettato da un bisogno procura gioia da cui deriva anche la felicità.

Quindi una volta soddisfatti tutti i bisogni, si arriva ad essere felici. Basta fallire anche un solo minimo desiderio, e addio felicità. Considerando che ogni esemplare maschio di essere umano a 6 anni desidera vincere la coppa del mondo, ma solo ventidue esemplari ogni quattro anni ci riescono, si deduce che il 99% della popolazione maschile è infelice. Per quanto riguarda gli esemplari femminili, ognuna di loro non ha mai avuto qualche accessorio di Barbie, che sia esso il camper, la casa o il minigolf di Barbie.

Breve storia incentrata sulla parola felice:

Clotilde è una donna fragile, il suo uomo, Felice, l’ha lasciata così, su due piedi. E’ andata avanti, nonostante tutto ha continuato a vivere. Il lavoro, maglierista, gli amici, le serate nella sua Bergamo. Altri uomini entrano nella sua vita, lei li ama ma non riesce a dimenticare il passato. Dopo aver fatto l’amore gli chiede sempre: “sei Felice?”

Vive storie a singhiozzo, che sembrano venire all’improvviso solo perché non ne ha il pieno controllo. L’ultimo degli uomini di Clotilde è stato uno sportivo, il figlio del Gimondi. Correva in bicicletta, era il più forte di tutti ma arrivava sempre secondo perché ogni volta gli sbucava fuori un belga chiamato Merckx. Clotilde lo aspettava ad ogni corsa, piena d’amore chiedeva al suo uomo sudato:
–sei Felice?
–no.– rispondeva Gimondi.

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