Le Tour c’est le Tour

Alberto Contador, pistolero commosso

Crono finale del Tour de France. Alberto Contador, spagnolo di 27 anni, ha la meglio sul suo peggior nemico da tre settimane a questa parte, Andy Schleck, lussemburghese di 25 anni. Gli otto secondi che li dividevano sono diventati trentanove, gli stessi che Andy perse in una tappa di montagna sui pirenei, a causa di un banale salto di catena. All’arrivo, lacrime per tutti e due. Schleck steso sull’asfalto ad aspettare l’arrivo della maglia gialla, quel Contador che non si è concesso neanche una esultanza. L’inviata rai sul traguardo, Alessandra De Stefano, era in lacrime pure lei, in qualità di tifosa innamorata di Schleck: ragazzone nordico, allampanato, con le orecchie a sventola e la faccia un po’ da tonto. Alberto Contador è invece spagnolo, ma non se ne è accorto. Riservato, cortese, ma allo stesso tempo cinico e letale in corsa. A 27 anni ha già vinto tre Tour de France, un Giro d’Italia e una Vuelta.

La sfida Contador-Schleck ha reso ancora più bello questo Tour, sempre che ci sia bisogno di rendere bello un Tour. Anche ai tempi del dominio incostratato di Indurain, o di Armstrong, la grande Boucle (pronuncia gràn bucl) manteneva intatto il suo fascino. I paesaggi, le tappe, le montagne, sono di gran lunga inferiori al Giro d’Italia, molto più spettacolare e aperto. Eppure il fascino del Tour non si riesce a scalfire. Di fronte alla grandeur dei francesi non si può che applaudire, disegnano una corsa noiosa rendendola ugualmente appassionante. D’altronde si sa che nel ciclismo “la corsa la fanno i corridori”, e al Tour ci sono i migliori del mondo.

La tappa finale del Tour de France è la stessa da 35 anni: circuito finale sugli Champs-elysées. Il Giro d’Italia ha provato ad imitare, finendo per tanti anni a Milano, ma il confronto non reggeva. L’Italia è genuina, innovativa, passionale (parliamo di ciclismo), la Francia è pomposa, tradizionale e acida, ma si sa che ci si innamora sempre e solo degli stronzi (cit. qualsiasi 40enne durante un happy hour). I nomi del Tour sono nella leggenda, proprio grazie alla tradizione, vincere sul Ventoux, sul Tourmalet o sul Galibier significa vincere contro la spocchia francese, ben nascosta dietro ad un impeccabile spirito sportivo. In Francia esaltano i vincitori, ma tifano i perdenti. Napoleone e Pierre de Coubertin.

Il Tour 2010 è ormai archiviato, dopo tre settimane in cui se le sono date di santa ragione. Dall’Olanda alle Alpi, quindi i Pirenei e tutti a Parigi. Contador e Schleck hanno corso sul filo dei nervi, Schleck ne aveva un po’ di meno e l’ha giocata sulla psicologia: i suoi sguardi a Contador sul Tourmalet sembravano diretti da Sergio Leone. Contador gli ha sfilato la maglia gialla approfittando di un suo salto di catena, da lì i francesi hanno tifato fino alla morte per il povero Schleck vittima della sfortuna. Nonostante questo, faticando come un mulo, il pistolero Alberto ce l’ha fatta. Ed ora, finito il Tour, l’estate è già quasi al termine.

Storie, scatti, lacrime, catene, folla, strade, caldo, forza, sfiga. Vive le Tour.

1 Commento

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Una risposta a “Le Tour c’est le Tour

  1. cristian madsoil

    sta difatto che , come si addice a tutte le grandi corse a tappe , galeotto fù il salto di catena e il cinismo un po’ pavido sel segnor Contador che senza la zampata del “disattento” ci avrebbe regalato una crono d’antan.
    evviva la bucl

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