Archivi del mese: agosto 2010

Espressioni che mi stanno sul cazzo: ma anche

Veltroni, ma anche Berlusconi

Il “ma anche” fu sdoganato da Veltroni, durante la sua campagna elettorale votata al fallimento, ma era già in uso da anni. “Ma anche” è l’espressione che non può mancare in ogni discussione in cui vi sono due tesi contrapposte. Si inizia proponendo una ipotesi, smentita dall’interlocutore. Quando uno dei due non è più in grado di controbattere, scatta il ma anche. E’ una sorta di punto fisso, tutti i dibattiti arrivano al ma anche, e da lì in poi si trascinano in una litania di esempi spiccioli.

Il caso più comune è nelle dibattiti politici, che siano fatti da bimbiminkia o deputati poco importa, la fine è sempre quella. “L’olocausto uccise milioni di ebrei” “Eh ma anche le foibe però!” “Questo governo sta devastando la politica sociale del paese” “Eh ma anche Prodi però!”. L’esercito del Ma Anche è potente, ed ha messo a ferro fuoco le opinioni del paese. Una rivoluzione silenziosa che permette anche a emeriti idioti di non sfigurare al confronto di intellettuali e personaggi autorevoli.

Esempio di storia incentrata sul ma anche
:

Cappuccetto Rosso doveva andare dalla nonna. Ma anche il lupo ci stava andando. Il lupo arrivò prima e trovò la nonna sul letto. Camicia da notte neorealista, cuffia da doccia in testa e occhiali con catenella.

–Brutto porco! Cosa vuoi fare, abusare di me?– Urlò la vecchia.

–Ma anche no.– Rispose il lupo, che se la mangiò in due bocconi.

Il lupo si vestì come la nonna, e si infilò a letto. Cappuccetto Rosso arrivò dopo pochi minuti, con il cestino del pranzo in mano e addosso un vestitino scollato. Oggi le bambine crescono in fretta.

–Ma tu sei la nonna? Che culo peloso hai?

–Ma anche gli occhiali con catenella della nonna!–Rispose il lupo, tradendo un po’ di nervosismo

–E che pacco!

–Ma anche la camicia da notte neorealista! Vieni, avvicinati, fatti dare un bacino dalla nonna. Anzi, perché non ti togli quel vestitino e fai vedere alla nonna quanto sei cresciuta?

–Ma anche no!– Rispose Cappuccetto, aggiungendoci un ridolino di lusinga da avance. Lasciò il pranzo sul letto della nonna e se ne andò, lasciando il lupo visibilmente arrapato.

Mentre tornava a casa, Cappuccetto Rosso prese il suo Samsung Galaxy S con Android ed aggiornò il suo stato su facebook: “Stanca…ma anche stupita! XDXDXD”

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Italia Burlusconi Mafia Pasta

Alya, la lady Gaga di Slovenia

Essere italiani è molto più bello quando si è all’estero. Di fronte ad un piatto di ravioli scotti, ordinato dopo dieci giorni di astinenza da pasta, ci si sente tutti uniti dietro quel tricolore che sventola ai mondiali e si adagia sulle tombe dei soldati. L’Italia delle discariche a cielo aperto e del cemento selvaggio è vicina solo quando è lontana, quando sei in un paese dove tutti riciclano i rifiuti e gli ecomostri non esistono.

Ex-jugoslavia, ai confini con l’Ungheria. Ogni italiano ha di queste terre la stessa idea: comunismo, dittatura, povertà, disperazione, un mondo un bianco e nero tendente al grigio. I giovani del posto non sono dello stesso avviso, però. Parlano tutti inglese senza problemi, e si stupiscono nel sentire degli italiani in grado di rispondergli in inglese. Ti raccontano della jugoslavia di Tito come di un paese in cui gli sloveni lavoravano, serbi e bosniaci facevano i parassiti e i croati erano una via di mezzo. Dove l’informazione e la propaganda dicevano che tutto era splendido, che potevi avere quello che volevi, anche se nella realtà non era così. Sembra quasi l’italia di oggi, se non fosse che gli sloveni avranno pure sostenuto l’economia, ma nello sport facevano cacare, mentre in padania, a Brescia, è cresciuto Balotelli. In Jugoslavia un Balotelli non l’hanno mai visto neanche ai tempi di Milan Rapajc.

Essere italiani è meno triste quando si è ad un concerto di Alya. Nana bionda, dal trucco pesante, body e calze a rete come Sabrina Salerno con in più della cellulite ben visibile dalla prima fila. Canta in playback con vicino un chitarrista alto due metri con la faccia da tonto, anche lui suonante in playback. A grandi successi come Brazil, affianca ballate malinconiche come AveŠ, per l’occasione rifatta in versione acustica, con lei sopra uno sgabello rubato ad una scuola materna e il chitarrista da una parte in penombra. Le bambine sono letteralmente impazzite per questa lady Gaga di Slovenia, e la voglia di conoscere nuovi paesi porta ad essere lì, in prima fila. Con le bambine a cantare “Pleši zdaj ko se dani Bolje tu kot sam doma”, tutte le voci insieme, l’unica pecca è non potere raccontare al ritorno tutto ciò. Perché le campagne intorno Murska Sobota non sono in Sardegna, non sono in Corsica, non sono a Mikonos, non sono a Sharm el Sheik, non sono in Sicilia. Raccontare posti diversi, in Agosto, significa essere sfigati cronici.

Essere italiani, non più all’estero, è meno affascinante. Non ci sono più neanche i soldi per fare il fantacalcio, bisogna appoggiarsi alla Unicredit se si vuole comprare Milito. Alle sei di mattina la strada provinciale è piena di signori in tenuta da jogging, corrono in mezzo alla strada, in senso contrario, perché non hanno altri spazi. Nei paesi del comunismo-morte-disperazione, come la Slovenia, ogni strada provinciale ha la sua pista ciclabile. Schivano le buche per salvare le caviglie, pensando già alla giornata in ufficio e a cosa fare la sera. Probabilmente cena alla sagra. Sventurata è la terra che ha bisogno di jogging alle sei di mattina.

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Archiviato in argite, il gatto Silvio, salami in vetrina

Espressioni che mi stanno sul cazzo: divertiti!

Una vacanza, una serata danzante, una cena, un viaggio, una partita di calcetto, un appuntamento o qualsiasi altra attività ricreativa. Comunicando in anticipo l’intenzione di fare una di queste cose, qualsiasi interlocutore risponderà con un imperativo unico, categorico, minaccioso e sempre lo stesso: “divertiti!” Continua a leggere

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Ciao Frà

RIP

E’ morto Francesco Cossiga, sardo cattolico ed ex presidente della Repubblica. Se non è morto, poco ci manca. Ricoverato al Gemelli per insufficienza respiratoria, le sue condizioni si aggravano di ora in ora. Cossiga fu ministro dell’Interno della Dc ai tempi del rapimento Moro, negli anni caldi delle lotte operaie non esitò a far picchiare tutto e tutti. Vicino anche a Licio Gelli, si dichiara non massone in quanto fermamente cattolico. Non disdegnava comunque le società segrete, essendo membro di Gladio, organizzazione paramilitare americana dei tempi della guerra fredda.

Una delle sue ultime dichiarazioni riguarda la gestione delle manifestazioni di piazza, era il 2008 e in Italia imperversava la protesta universitaria dell’Onda:

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. (…) Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

Il corso della vita appare meno crudele quando muore questa gente.

UPDATE: Cossiga è morto sul serio, il 17 agosto 2010.

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Chi visse scrivendo

Pagati per scrivere. E’ lo slogan dei portali paidtowrite, delle specie di comunità di giornalisti web con in mano anche la gestione dei ricavi sulle inserzioni. Il funzionamento è semplice: ogni giornalista guadagna sulla base della pubblicità visualizzata attraverso la lettura dei suoi articoli. Suona quasi di rivoluzionario, qualcosa di simile è realizzabile solo sul web, e non certo con i canali tradizionali. Ora c’è da vedere se davvero si viene pagati per scrivere. Continua a leggere

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Espressioni che mi stanno sul cazzo: maturo

Dichiarazione di intenti

Una persona affidabile, intelligente e seria, non vale niente se non è matura. Nonostante non venga più concessa dietro superamento di esame, la maturità è uno dei valori cardine della società moderna. Il dizionario definisce il maturo come un “adulto in età compresa tra la giovinezza e la vecchiaia”. Prima dunque è acerbo, e dopo è fradicio.

“Risolviamo la cosa da persone mature” Questo è uno degli utilizzi più diffusi della parola maturo, in genere viene usata quando qualcuno cerca di far passare a tutti costi la propria linea, tacciando di immaturità l’interlocutore che non è d’accordo. Alla minaccia di non essere maturo, qualunque individuo si arrende. Non sia mai. La maturità mantiene intatto il suo fascino, tanto che verso giugno i telegiornali non parlano di altro. Interviste, approfondimenti e curiosità, ci sono tanti ragazzi che dopo aver scritto temi pietosi e risolto esercizi banali saranno finalmente maturi. Anche loro come tutti gli altri, un mondo di maturi, gente che sa stare al mondo e dire sempre la cosa giusta.

Esempio si storia incentrata sulla parola maturo:

Eva dormiva sotto il melo, coperta solo dai suoi capelli. Adamo la guardò con desiderio, ed ella si svegliò. Il frutto proibito era lì, proprio sopra di lei. “E’ maturo!” osservò, prima di addentarlo. L’urlo di dolore di Adamo segnò la fine della loro vita nell’eden.

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Stormi di Aifoni neri

Commessi Apple che ballano il waka waka

In rete impazza il caso Iphone4, e sarebbe un peccato non approfondire. Il telefonino dei desideri è arrivato in Italia a fine luglio, già esaurito, sia lui che tutti quelli che non sono riusciti ad averlo. In un centro commerciale di Carugate si sono messi in fila dalle 3 di notte, per poi sentirsi dire: “mi dispiace, è esaurito”. Ne è nata una feroce contestazione con gli uomini della sicurezza, finita senza contusi perché la sicurezza è pagata per avere tanta pazienza. Già è brutto vivere in un posto di nome Carugate, farlo anche senza Iphone4 diventa una tortura. Continua a leggere

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