Il leone e il bamboccione

lui non è un bamboccione

Bamboccione è un termine coniato dal prof. Tommaso Padoa Schioppa, quando era ministro dell’economia del governo Prodi. Il bamboccione è il figlio dell’economia moderna, da una parte consumismo e benessere, dall’altra precariato, verso un bilancio che segna rosso. La risposta al ministro fu, in breve: i nostri genitori uscirono di casa perché potevano provare a migliorare la loro condizione, ad esempio comprando una casa con un mutuo, a noi non conviene neanche provare. Da quando Padoa Schioppa parlò dei bamboccioni, in molti si sono presi a cuore la questione. Tutti voglio aiutare i giovani. Giusto poche sere fa, il sindaco del mio paesello ha sbandierato con onore l’impegno del suo comune verso i giovani, addirittura i giovanissimi dato che avevano organizzato un concerto di bambini cantanti provenienti da un programma Mediaset di successo.

Mamma tv ci insegna che il miglior modo per sviscerare un argomento è la fiction, ecco dunque una storiella curiosa su come funziona la nostra economia moderna. Purtroppo perde in interesse dopo la metà, ma non è stato possibile infilarci degli intermezzi sessuali.

John e Piermaria sono due giovani ragazzi della Google-generation, cresciuti in piena era del web. Hanno meno di 30 anni, una laurea in qualcosa di tecnologico e tante idee per la testa. Il web è un fiorire di opportunità, e i due masticano web a profusione. Tante idee, ma come al solito pochi soldi. In loro aiuto arriva la Regione, che istituisce il bando TIC 2009 per aiutare le imprese ad investire in nuove tecnologie.

Il bando prevede la concessione di contributi a fondo perduto alle piccole e medie imprese dell’Umbria, allo scopo di sostenere l’introduzione e l’utilizzo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) quale elemento della loro strategia di sviluppo e competitività.

John e Piermaria ci provano, presentano il loro progetto. Sulla quota finanziabile ci sono due vincoli: maggiore di 10.000 euro e minore di 100.000. Una commissione valuta tutti i progetti presentati, con relativi costi, e decide quali finanziare e quali no.

Arrivano i risultati. L’idea di John e Piermaria è stata cassata, i costi presentati sono stati rivisti, secondo la commisione necessitano di meno di 10.000 euro, quindi non possono avere niente. I baldi giovani danno un’occhiata ai progetti approvati, per confrontarsi e vedere chi sono i vincenti, utilizzando il loro amico Google, ad oggi lo strumento investigativo più rapido.

Al primo posto c’è Novaproject, roba di energie rinnovabili. Nasce dalla collaborazione tra Numero41 e MTech Engineering. I primi sono una software house il cui fiore all’occhiello è la vendita di un CMS chiamato portalefacile, in pratica un sistema per costruire e gestire in sito web con pochi click. Per i profani che non lo sanno, di CMS se ne trovano gratis in ogni parte del globo. Dal più famoso Joomla fino ai più sconosciuti realizzati nei linguaggi più bislacchi. Tutti gratuiti e documentati, pronti all’uso senza richiedere particolari abilità. Questa grande azienda innovativa ha ricevuto 45.000 euro. Oltre a questi, ci sono quelli di GlobalEnertech (sesto posto in graduatoria), sempre energie rinnovabili, e guarda un po’ in home page ha il link a Portalefacile, ancora lui. Sembra quasi che il tutto sia riconducibile agli stessi padroni. In questo caso il finanziamento è di 15.000 euro. Totale per i ragazzi di Numero41 & friends: 60.000 euro.

Altro caso interessante è quello di Rigel impianti, nono posto e 21.000 euro assegnati. L’impresa fa capo a Colaiacovo, il grande boss del cemento umbro. Neanche dio saprebbe calcolare il patrimonio della Financo, la grande holding di proprietà della famiglia egubina. Una piccola e media impresa, come richiesto dal bando. Per i Colaiacovo 21.000 euro sono soldi per comprare il gelato, infatti per fare cifra tonda gli sono stati assegnati finanziamenti anche tramite un’altra azienda, il gruppo editoriale umbria 1819, con cui gestiscono il Giornale dell’Umbria. Altri 24.400 euro da versare ai piccoli miliardari di Gubbio. Totale finanziamenti ad imprese dei Colaiacovo: 45.400 euro.

Altra piccola impresa è Jobnet, un raccoglitore e smistatore di curriculum, dal loro sito si apprende che il capitale sociale è di 2 milioni di euro. A loro sono stati assegnati 19.000 euro. John fa notare che con 2 milioni di capitale sociale sarebbe lui a regalare 20.00o euro alla Regione per aiutarli a coprire i buffi del minimetrò.

EasyTours è un’agenzia di viaggi ed eventi, tra cui spiccano i congressi. Tra i clienti figurano tutte le forze politiche nazionali (AN, DS, Rif.Com.), sindacati e associazioni (CGIL, Acli), grandi aziende (Mediaset). Anche questa piccola impresa ha ricevuto 11.000 euro, senza neanche avere conoscenze nel ramo politico.

Parecchie altre imprese finanziate per questo bando sull’innovazione tecnologica non hanno neanche un sito internet. Quelle che ce lo hanno e ci lavorano, tipo Viaggiareweb (11.000 euro ricevuti), sono una spudorata copia di ciò che già esiste (il sito è uguale al megaportale venere.com).

La fiction finisce con John e Piermaria assunti con contratto a progetto da una megazienda di sotware gestionali su piattaforma windows 98. Ogni sera dopo il lavoro si ritrovano al solito campetto a tirare calci di rigore, inquadratura che si allarga e si alza, musica di Rino Gaetano (Ma il cielo è sempre più blu), titoli di coda.

Dibattito post-fiction. La nostra economia è di tipo meritocratico, o almeno così narra la parabola degli uomini che si sono fatti da soli. Il mercato è libero, il più bravo lo conquista. La savana funziona alla stessa maniera, per non finire mangiati dal leone bisogna affinare l’ingegno, sennò c’è la morte. Nella savana, se non nasci leone passi la vita a cercare di salvarti. Per evitare di finire come nella savana, esistono gli stati, le istituzioni, la Costituzione Italiana, la Regione Umbria. Il loro compito è quello di far vivere insieme leoni, gazzelle, liane, sabbie mobili e quei simpatici animaletti che cantano Hakuna Matata, tutelando le loro vita e stabilendo regole, ivi comprese quelle per redistribuire il reddito, la carne, il mangime, gli insetti. Qualcosa però è andata storta, la carne viene redistribuita ai leoni, che già non avevano problemi a trovarne, ed ora sono sempre più panciuti. Agli altri animali invece tocca la crisi economica. In questi ultimi anni si sentono molti leoni dichiarare: “io mi sono fatto da solo, groar.”

(chiedo scusa per il paragone animalesco. Anche a me, come alla madre di homer simpson, sta sul cazzo Orwell)

3 commenti

Archiviato in argite, il gatto Silvio, io me piasse ncolpo

3 risposte a “Il leone e il bamboccione

  1. Orwell sta sulle balle pure a me.
    Bella fiction. Il tuo miglior post “serio”.

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