Finchè morte non vi separi dai matrimoni


"come va? Tutto bene?" "sì sì, però sti du mosconi me guardano le tette"

I nostri padri, i nostri nonni, non avevano una gran quantità di mezzi di comunicazione. Le poche notizie arrivavano dalla tv, dalla radio, dai giornali o per posta. E per posta arrivavano di solito le peggiori, compresa la cartolina di richiamo al militare. Quando arrivava quella, iniziava di lì a breve un anno della propria giovinezza da buttare via in nome di una stupida usanza di quei tempi. Oggi abbiamo molte più fonti di informazioni, ma le sciagure continuano ad arrivare sempre per posta tradizionale. Il militare non si fa più, il mondo è però riuscito a creare qualcosa di simile, una precettazione coatta a cui andare vestiti in uniformi ridicole: i matrimoni.

Quando arriva una busta dalla forma non tradizionale, in genere le fanno a rombo o parallelogramma (i più ricchi cercano di fare un poligono a lati infiniti), significa che la sciagura è imminente. Un colore improbabile e una foto di un bambino con un guscio in testa come calimero, carattere arzigogolato che sembra si sposi la regina vittoria: sei stato invitato ad un matrimonio. La lettera arriva con mesi di anticipo, in modo da far consumare lentamente il tuo fegato al pensiero di dover andare, quella domenica, a quel matrimonio.

Il matrimonio prevede un vestito di ordinanza, una giacca, un pantalone, una camicia, una cravatta ma non sempre. Tutte cose che si indossano solo ai matrimoni, e che rendono la platea degli invitati una troupe di comparse per un film in costume. Le donne si inventano i peggiori vestiti pur di soprendere, o di risultare bone anche solo per un 10%. D’estate i lardelli di trippa escono da ogni pertugio, tenuti in qualche modo da lacci e lacciuoli di un vestito color oro/turchese. Lo strazio inizia dalla mattina, quando immancabile c’è la messa. Dura uno sproposito, il prete non fa altro che ribadire la sacralità del matrimonio, noncurante del 60% di divorziati seduti tra le panche. Non può mancare l’ave maria di schubert, suonata con organo e cantata, quando c’è il cantante, dal gaio del paese. Finita la messa, sopresa delle sorprese, gli invitati tirano il riso agli sposi. Poi lungo corteo di macchine fino al ristorante, posizionato, quando va bene, a 40 km dalla chiesa. Metà degli invitati si perdono, e per non sprecare la giornata si infilano al primo altro matrimonio che trovano. Problemi di posti a sedere non ce ne sono,  perché la stessa cosa succede agli altri matrimoni, quindi in ognuno di essi il numero di invitati non subirà grosse variazioni.

La macchina per andare al matrimonio merita un discorso a parte. Deve essere pulita, lavata, ingrassata, con i tappetini spolverati. La notte prima di un matrimonio agli autolavaggi c’è la fila. Presentarsi con una fiat relega subito in secondo piano, gli invitati tenderanno a ridere e scherzare solo con quelli muniti di audi,bmw, mercedes. Golf e Alfa Romeo sono accettati ma con diritto di riserva.

Arrivo al ristorante, sono le 14 e lo stomaco ulula. La tavola è apparecchiata e imbandita ma bisogna aspettare gli sposi, intenti a fare foto assurde in qualche angolo suggestivo, che poi propineranno a chiunque si avvicinerà a casa loro nei prossimi sei mesi. La tensione sale ancora di più quando vengono resi pubblici i tavoli, ovvero quando si scopre vicino a chi bisognerà sedersi per mangiare. La tassonomia dei tavoli riflette di solito qualche specie di fiori, ortaggi, mesi dell’anno, canzoni d’amore di radio subasio. Bene che va, tocca mangiare al tavolo “vivo per lei” insieme ad amici della sposa mai visti prima, e che si confonderanno nella mente perché sono vestiti tutti uguale. Il pranzo ha un numero di portate variabile, si potrebbe consumare in 45 minuti scarsi, ma in mezzo vanno obbligatoriamente messi: gli urli “viva gli sposi!”, i brindisi relativi, giochi idioti in cui si mettono in ridicolo gli sposi e la razza umana in genere, discorsi imbrazzanti di qualche sposo o genitore di esso, quindi l’immancabile piano bar. Una cornacchia stonata, accompagnata con basi midi stile pianola bontempi gimme five, quella che pubblicizzava il Jovanotti di No vasco io non ci casco. Il repertorio è il pop triste degli anni 80 italiani, un po’ di ligabue fino a che non brucia la gola a forza di fare la voce roca, e quindi via con il trenino samba di peppepereppeppe.

Il dolce è la cosa più dolce della giornata, non tanto per l’apporto calorico simile ad una centrale solare termodinamica (sì, quella di Rubbia), ma perché significa che la pena è quasi scontata del tutto. Dopo il dolce c’è il liberi tutti, chi vuole resta con gli sposi a fare foto, ancora, o a parlare del meteo con gli altri invitati. Chi invece sa inventare qualche impegno credibile, prende la bomboniera e se ne va. Via il vestito, via le scarpe col crecchio, ciabatte e divano. Una puntata dei Simpson su Fox HD ricomincerà a dare sollievo dopo una giornata di stress psico-sociale.

Il matrimonio è una delle punizioni che dio ha riservato a noi uomini di buona volontà. Sulla genesi è scritto a chiare lettere, dopo la cacciata dall’eden, il barbuto intimò ai due zozzoni: “andate, procreate, così da fare in modo che ai matrimoni dei vostri figli ci sarà qualcuno da invitare”.

6 commenti

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6 risposte a “Finchè morte non vi separi dai matrimoni

  1. Pingback: Finchè morte non vi separi dai matrimoni « Peolina Borghese : Ristoranti Matrimoni

  2. Mi sono sposato, e sono fiero di aver punito i miei invitati con le stesse torture che ho dovuto sopportare io. Tie’.

  3. Eminemz

    La mia Alfa GT è sempre la ben’accetta e detta stile in tutte le occasioni!

  4. Ah la pianola Bontempi Gimme Five pubblicizzata da Jovanotti…

  5. michela

    Ahahahah fantastico questo articolo, sto ridendo a lacrime!!!!!
    Avevo un matrimonio l’altro giorno e concordo su tutto.. Che strazio!!!
    Ho fatto 50 km per arrivare alla messa perché questi due hanno voluto la chiesa famosa lontana, e poi altri 50 km per il ricevimento (una noia mortale, durato tutto il giorno!!)
    Ne ho purtroppo un altro fra tre mesi e sto cercando la scusa adatta per non andarci:)

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