Archivi del mese: ottobre 2010

Scazzibunga

lui sapeva tutto

Ricorderemo questi anni, i migliori della nostra vita secondo Renato Zero, come gli anni della pubblicità. Se prima ad entrare in testa erano i motivetti diabolici studiati dai Beatles, ora nei nostri subconsci entrano gli slogan. Un qualsiasi passante, all’esortazione “fate l’amore” risponderà: “con il sapore”. Una persona soddisfatta della sua giornata terminerà il suo racconto di vita affermando che per tutto il resto c’è una carta di credito. La pubblicità interrompe i film e incoraggia lo zapping, e le storie ci si intrecciano senza venirne a capo. Una fiction su padre pio si può mescolare con una prova de la pupa e il secchione, per poi passare su qualche bellissimo di rete4. Alla fine avremo l’immagine di un santo appassionato di linux, incapace con le donne e doppiato da Ferruccio Amendola.

Il nostro modo di seguire le storie, vere o inventate che siano, funziona come lo zapping. Fino a tre giorni fa sapevamo tutti di Sarah Scazzi, volevamo saperne di più, perché la cugina brutta e culona aveva ucciso la cugina bionda e carina, con l’aiuto del padre sgrammaticato. La storia era plausibile, i colpi di scena non sono mancati, perciò tutti incollati per vedere gli sviluppi. Ognuno seguiva la storia a modo suo, chi con passione, chi con sdegno perché “che palle non se ne può più”. Ma in tv c’era quello, e quello si seguiva, come ai tempi del Canzoniere. Poi, durante una delle tante interruzioni pubblicitarie, su un altro canale davano il Bunga Bunga. E addio Sarah Scazzi, tanto più che lo zio michele neanche l’ha violentata, era una bugia. Mentre qui invece sesso anale, con dentro minorenni marocchine senza permesso di soggiorno, un presidente del consiglio, ex star della tv in declino ma con ancora le tette grandi e due ministre della repubblica.

La pubblicità detta i tempi della nostra esistenza, ci dice quando cambiare canale, cosa comprare e quali motivetti cantare. Ci dà l’opportunità di addormentarci beati, pensando di poter riaprire gli occhi una volta finita l’interruzione. Ci fa vedere le migliori parti anatomiche femminili e maschili, ci fa coltivare la speranza di arrivare pure a toccare quelle parti. Sviscera i nostri istinti, li esalta con pudore, soddisfa la nostra voglia di vivere. La pubblicità sa quando i nostri didietro saranno arrossati dall’eccessivo Bunga Bunga, ed arriverà ad interrompere la storia. Chissà dopo dove ci porterà lo zapping, magari una nuova triplete o una morte illustre tipo Wojtyla. Nell’era in cui la provvidenza ha mostrato i suoi limiti, è la pubblicità la vera dimostrazione dell’infinito.

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Emo dove sei

Ragazza Emo: ha meno tette di una zeccona comunista

Dopo aver visto un servizio de Le Iene sugli emo, ho deciso almeno di informarmi sul fenomeno. In primis, sarà che girà per posti sbagliati, ma io non ho mai visto un ragazzo emo. Mai visto in giro per la città, mai visto all’università, mai visto alla fermata del bus, alla stazione. Se ne parla tanto, li insultano tutti, ma io proprio non li ho mai visti.All’inizio credevo c’entrasse qualcosa il tizio effeminato dei Tokio Hotel, poi però è sparito dalla circolazione, quindi mi rimangono solo Le Iene.

Otto minuti è il tempo medio per acculturarsi su qualsiasi cosa, il servizio delle Iene dura sette minuti e qualcosa, c’è anche tempo per controllare se qualcuno ti ha scritto su facebook. Riassumendo: gli emo hanno il ciuffo, sono una specie di dark metallone triste. Questo lo sapevo già, sul web si parla spesso di questi tipi. Sono giovanissimi, 13-18 anni. Anche qui, niente di nuovo. Si ritrovano in mega feste, dette Durex, in cui copulano direttamente per terra in mezzo a tutti. Il discorso si fa interessante. Questi Durex party li organizzano qua e là per la penisola, i ragazzi Emo prendono e partono, anche per giorni, senza problemi da parte dei genitori. Si trovano la sera in discoteche capienti, iniziano a danzare su musica neanche tanto triste (i soliti pezzi in voga, addirittura anche il trenino), poi inizia la roulette degli accoppiamenti. Pare che per le ragazze emo, più maschi si riescono a fare e più sale la loro popolarità. Interessante, ma sarebbe un po’ quello che succede anche nel mondo non emo. Non gira alcun tipo di droga, se non qualche canna, ma quando la serata si scalda gli emo non conoscono pudore: tutti contro tutti, divanetti, pista da ballo, ed una apposita sala buia in cui gli spazi sono ottimizzati al meglio (è vuota) per orgasmi di massa. Una discoteca un po’ spinta, perdipiù popolata da minorenni. Però non è che i figli dei fiori, quaranta anni fa, andassero in giro a cogliere margherite.

La tipa delle Iene, una bella biondina che è un peccato vestire da pinguino in quel modo, esce fuori un po’ scandalizzata dalla sua scoperta del mondo Emo. Un altro segno di come il mondo sia alla deriva, questo sembra volerci dire la iena. A me sembrano solo dei tipi con i capelli strambi, bianchi come i morti e che si vedono solo in tv. Sono un po’ zozzi, ma non sarà il sesso a far finire il mondo. Al massimo ne stermina qualcuno con malattie veneree, ma per il resto se non si trombava eravamo finiti da un pezzo.

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La figa del Vajont

La diga del Vajont

La A27 parte da Venezia, dove ci sono turisti, fabbrichette con i loro paròn, acqua ovunque anche se non piove, e va su verso i monti, passando oltre Belluno e puntando verso Cortina d’Ampezzo, dove il mondo che conta va a sciare.

All’altezza di Longarone l’autostrada finisce, e si continua sulla statale. I primi paesini, un albergo sconsigliabile (nome: tre archi) gestito da una coppia siculo-rumena, all’orizzonte si comincia ad intravedere il Cadore, la valle dolomitica dove Wojtyla passava le vacanze. La macchina va che è un piacere, quando sulla destra compare un particolare che non può sfuggire. Nel mezzo di una gola stretta, un canyon in pratica, sorge una patonza di cemento alta 260 metri. Continua a leggere

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Hot autunno con llaria d’amico

"Cambiate questo mondo e mi avrete nuda"

Non c’è stato il tempo di finire di parlare della ragazzina uccisa (forse) dallo zio, che gli argomenti caldi sono già diventati altri. In tv Santoro non ce lo vogliono, mentre Ilaria D’Amico sì, sebbene la bella mora sia stata, ieri sera, a tratti più santoriana dell’originale. In una puntata in cui si parlava delle Pomigliano d’Italia, di lavoratori e diritti, non ha risparmiato ai vari Cota, donnina impacciata di Confindustria e professore matto di diritto del lavoro, domande incalzanti su un temi ormai non più difendibili. Nel frattempo oggi gli universitari si mobilitano, ancora, contro il caos fatto dalla Gelmini, e sabato i metalmeccanici della Fiom saranno in piazza a manifestare contro il modello Pomigliano D’Arco, che sintetizzato sarebbe: se vuoi lavorare devi fare come dico io. Continua a leggere

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Ruspino Tam Tam

 

Una foto piccola di Chiacchieroni apparsa su il Tam Tam. Ma proprio piccola, quasi francobollo.

 

Tornare a casa, prendersi un momento di relax. Abitando in piena media valle del Tevere, tutto questo significa leggere il Tam Tam, ovvero l’organo ufficiale di Gianfranco Chiacchieroni, il nostro amato e mai dimenticato Bucciottino. Sull’ultimo numero si legge di crisi edilizia, dopo anni passati a tirare cemento ovunque in Umbria il mercato delle case è fermo. Niente palazzi, palazzine, villette a schiera, capannoni, centri commerciali. La pacchia è finita, andate in pace.

La ruota però non si può fermare, e alle regionali di qualche mese fa i palazzinari umbri hanno sostenuto in massa il loro beniamino, promuovendolo a consigliere regionale. Ora, per ringraziarli, Ruspino sta cercando di inventarsi qualcosa per far ripartire l’economia edile. Di regolare il mercato, o capire come permettere anche a chi non è già miliardario di poter comprare casa non se ne parla. Perché non buttare là un nome inglese, evitando magari new town perché lo usa Berlusconi, e far lavorare i palazzinari con soldi pubblici? Detto fatto, ecco le Dream City: progetto di riqualificazione dei quartieri senza pregio architettonico, in pratica rimettere a posto tutto lo schifo costruito in anni di edilizia selvaggia, promossa a suo tempo dallo stesso Ruspino. L’iniziativa di Chiacchieroni ha subito avuto pieno appoggio dal Pdl umbro. Berlusconi oggi ha detto: “ho sottratto l’italia alle forze illiberali”. La solita boutade, ma per non prestargli il fianco sarebbe meglio evitare di candidare Bucciottino come prossimo premier.

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“Google parassita” dice il paraculo

Le persone per bene, nel 2010, leggono la Repubblica e l’Espresso. Poi, a seconda delle preferenze, leggeranno anche altro, ma i due punti saldi rimangono quei due. Repubblica.it domina sul web, l’Espresso è stato il primo ad essere disponibile su Ipad, roba per gente brillante,dalla mente aperta, c’è differenza con i vecchi tromboni che quando va bene guardano il tg5.

Il gruppo l’Espresso, però, è in mano ad uno chiamato “L’Ingegnere”, tal De Benedetti. Dopo le dichiarazioni di oggi, rilasciate durante un convegno in materia di telecomunicazioni, si capisce il perché questo magnate dell’editoria viene chiamato anteponendo il titolo rilasciato agli operai specializzati in studio di manuali a memoria. “Google è un parassita.” Secondo l’Ing., Google camperebbe alle spalle di chi produce contenuti, vendendo pubblicità senza però produrre contenuti. Repubblica.it non contiene certo la pubblicità di google, eppure da quel motore di ricerca arriveranno su repubblica milioni di visitatori. Questi milioni di visitatori guarderanno le pubblicità dell’Ing. De Benedetti, permettendogli di pagare ogni anno l’iscrizione all’albo degli ingegneri, e magari anche di togliersi qualche sfizio. Una pizza il sabato, un cinemino.

La storia di Google la conoscono tutti, un impero partito da due ricercatori, due matematici tra i più importanti al mondo. La forza di google è l’essere stato progettato pensando alla sua utilità e non solo per generare profitto. A differenza dell’Ing. De bendetti, i due di google non venivano da famiglia benestante, condizione che in Italia ti permette di diventare quello che vuoi. Astronauta, ministro, ingegnere. Con un po’ di talento ed una famiglia ricca, arrivi in cima alla società. Con un po’ di impudenza si può fare anche il primo ministro, l’importante è partire con la grana, altrimenti kaine (nisba in tedesco, ndr). Sergey Page e Larry Brin, partiti da un’idea, hanno costruito un colosso in grado di fagocitare l’Espresso pagando in monete da un dollaro. Però google resta un parassita, perché sta rubando qualche spiccioletto all’Ing. De Benedetti, mentre lui al massimo ha solo rubato soldi ai cittadini italiani:

Nel 1993, durante l’inchiesta Mani Pulite Carlo De Benedetti viene arrestato e ammete di aver pagato tangenti per 10 miliardi di lire alle Poste Italiane al fine di ottenere ordinazioni per computer e telescriventi obsolete. Nel maggio dello stesso anno viene ufficialmente messo sotto investigazione, ma De Benedetti non sarà mai processato per scadenza dei termini di prescrizione

In Italia vedremo nascere tanti altri piccoli Ing., e nessun fondatore di google.

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L’omino del Premio Nobel

Robert Edwars con gli occhiali di Borghezio

In svezia non c’è solo l’ikea e la gnocca bionda, come ormai tutti sanno. In Svezia possono convocare Ibrahimovic in nazionale ed assegnare premi Nobel, e possono farlo quando vogliono, senza stare a sentire lamentele, reclami, rimbrotti. L’omino dei premi Nobel la mattina si alza, va a prendere il giornale, nuota in mezzo ai fiume di bionde, e poi quando meno se lo aspettano gli altri dice: il premio Nobel 2010 va a Pippo, Pluto, Paperino o chissà chi.

Quest’anno l’omino del Nobel era più tranquillo del solito, gli ultimi scampoli di un autunno tiepido hanno concesso agli svedesi grandi giornate di sole. Sveglia all’alba, un giro in barca, un po’ di pesca alla bionda, le notizie fresche e due chiacchiere con l’edicolante. Ieri, l’omino del Nobel, stava proprio senza un pensiero.

Nel tornare a casa, l’omino del Nobel ha deciso che era tempo di assegnare il nobel per la medicina. La Svezia è terra di bionde, tutte fecondate in vitro per ottenere i migliori occhi azzurri del mondo, perciò l’omino ha scelto Robert Edwards, scienziato e “padre” della fecondazione assistita. Cena frugale, il tg del Mentana svedese (è uguale all’italiano, solo biondo) e una partita del Goteborg. Mai l’omino del premio Nobel si sarebbe aspettato un indomani come quello che lo attendeva.

Le campane a morto svegliano l’omino del Nobel alle 6. Non c’erano campanili intorno casa sua, ne è stato edificato uno nella notte. Quindici vedove nere, non ragni ma vecchine siciliane di quelle che piangono ai funerali, hanno iniziato a strillare, stracciandosi le vestaglie dal dolore, tutte intorno al letto dell’omino. Dopo di loro sono arrivati nell’ordine: tre sacerdoti brizzolati alla clooney con chierichetti seminudi, quattro vescovi col porsche Cayenne turbo, i cardinali più cattivi dell’Asia centrale ed infine i maggiori esponenti del Vaticano armati di bastone, che hanno cominciato a punzecchiarlo. Dopo 36 ore di questa tortura, arriva il Papa in persona. Joseph Nazinger, insieme a Franz Beckenbauer e Karl-Heinz Rumenigge, iniziano a leggere il libro dell’Apocalisse, cantandolo a cappella. L’omino del premio Nobel è allo stremo delle forze, salta due cardinali e il papa, uccide Beckenbauer con una foto di Gianni Rivera e scappa via.

Una volta lontano dal bailamme di casa sua, l’omino del premio Nobel si ritrova accerchiato da quattromila giornalisti italiani. Decide dunque di rilasciare una dichiarazione:

kiir kat sierd!

che in italiano viene tradotto con:

ma io me piasse ‘n colpo!

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