L’omino del Premio Nobel

Robert Edwars con gli occhiali di Borghezio

In svezia non c’è solo l’ikea e la gnocca bionda, come ormai tutti sanno. In Svezia possono convocare Ibrahimovic in nazionale ed assegnare premi Nobel, e possono farlo quando vogliono, senza stare a sentire lamentele, reclami, rimbrotti. L’omino dei premi Nobel la mattina si alza, va a prendere il giornale, nuota in mezzo ai fiume di bionde, e poi quando meno se lo aspettano gli altri dice: il premio Nobel 2010 va a Pippo, Pluto, Paperino o chissà chi.

Quest’anno l’omino del Nobel era più tranquillo del solito, gli ultimi scampoli di un autunno tiepido hanno concesso agli svedesi grandi giornate di sole. Sveglia all’alba, un giro in barca, un po’ di pesca alla bionda, le notizie fresche e due chiacchiere con l’edicolante. Ieri, l’omino del Nobel, stava proprio senza un pensiero.

Nel tornare a casa, l’omino del Nobel ha deciso che era tempo di assegnare il nobel per la medicina. La Svezia è terra di bionde, tutte fecondate in vitro per ottenere i migliori occhi azzurri del mondo, perciò l’omino ha scelto Robert Edwards, scienziato e “padre” della fecondazione assistita. Cena frugale, il tg del Mentana svedese (è uguale all’italiano, solo biondo) e una partita del Goteborg. Mai l’omino del premio Nobel si sarebbe aspettato un indomani come quello che lo attendeva.

Le campane a morto svegliano l’omino del Nobel alle 6. Non c’erano campanili intorno casa sua, ne è stato edificato uno nella notte. Quindici vedove nere, non ragni ma vecchine siciliane di quelle che piangono ai funerali, hanno iniziato a strillare, stracciandosi le vestaglie dal dolore, tutte intorno al letto dell’omino. Dopo di loro sono arrivati nell’ordine: tre sacerdoti brizzolati alla clooney con chierichetti seminudi, quattro vescovi col porsche Cayenne turbo, i cardinali più cattivi dell’Asia centrale ed infine i maggiori esponenti del Vaticano armati di bastone, che hanno cominciato a punzecchiarlo. Dopo 36 ore di questa tortura, arriva il Papa in persona. Joseph Nazinger, insieme a Franz Beckenbauer e Karl-Heinz Rumenigge, iniziano a leggere il libro dell’Apocalisse, cantandolo a cappella. L’omino del premio Nobel è allo stremo delle forze, salta due cardinali e il papa, uccide Beckenbauer con una foto di Gianni Rivera e scappa via.

Una volta lontano dal bailamme di casa sua, l’omino del premio Nobel si ritrova accerchiato da quattromila giornalisti italiani. Decide dunque di rilasciare una dichiarazione:

kiir kat sierd!

che in italiano viene tradotto con:

ma io me piasse ‘n colpo!

2 commenti

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2 risposte a “L’omino del Premio Nobel

  1. Mi sono immaginato la scena della fuga con la foto di Rivera.

  2. Clooney, cardinali, chierichetti seminudi… farebbero una bella festa…

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