Scazzibunga

lui sapeva tutto

Ricorderemo questi anni, i migliori della nostra vita secondo Renato Zero, come gli anni della pubblicità. Se prima ad entrare in testa erano i motivetti diabolici studiati dai Beatles, ora nei nostri subconsci entrano gli slogan. Un qualsiasi passante, all’esortazione “fate l’amore” risponderà: “con il sapore”. Una persona soddisfatta della sua giornata terminerà il suo racconto di vita affermando che per tutto il resto c’è una carta di credito. La pubblicità interrompe i film e incoraggia lo zapping, e le storie ci si intrecciano senza venirne a capo. Una fiction su padre pio si può mescolare con una prova de la pupa e il secchione, per poi passare su qualche bellissimo di rete4. Alla fine avremo l’immagine di un santo appassionato di linux, incapace con le donne e doppiato da Ferruccio Amendola.

Il nostro modo di seguire le storie, vere o inventate che siano, funziona come lo zapping. Fino a tre giorni fa sapevamo tutti di Sarah Scazzi, volevamo saperne di più, perché la cugina brutta e culona aveva ucciso la cugina bionda e carina, con l’aiuto del padre sgrammaticato. La storia era plausibile, i colpi di scena non sono mancati, perciò tutti incollati per vedere gli sviluppi. Ognuno seguiva la storia a modo suo, chi con passione, chi con sdegno perché “che palle non se ne può più”. Ma in tv c’era quello, e quello si seguiva, come ai tempi del Canzoniere. Poi, durante una delle tante interruzioni pubblicitarie, su un altro canale davano il Bunga Bunga. E addio Sarah Scazzi, tanto più che lo zio michele neanche l’ha violentata, era una bugia. Mentre qui invece sesso anale, con dentro minorenni marocchine senza permesso di soggiorno, un presidente del consiglio, ex star della tv in declino ma con ancora le tette grandi e due ministre della repubblica.

La pubblicità detta i tempi della nostra esistenza, ci dice quando cambiare canale, cosa comprare e quali motivetti cantare. Ci dà l’opportunità di addormentarci beati, pensando di poter riaprire gli occhi una volta finita l’interruzione. Ci fa vedere le migliori parti anatomiche femminili e maschili, ci fa coltivare la speranza di arrivare pure a toccare quelle parti. Sviscera i nostri istinti, li esalta con pudore, soddisfa la nostra voglia di vivere. La pubblicità sa quando i nostri didietro saranno arrossati dall’eccessivo Bunga Bunga, ed arriverà ad interrompere la storia. Chissà dopo dove ci porterà lo zapping, magari una nuova triplete o una morte illustre tipo Wojtyla. Nell’era in cui la provvidenza ha mostrato i suoi limiti, è la pubblicità la vera dimostrazione dell’infinito.

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