Archivi del mese: dicembre 2010

Speculazioni telefoniche

L’epopea del telefonino è una delle poche storie che in Italia non si può dimenticare. La Resistenza o il craxismo passano di mente, perché in fondo non ci hanno riguardato da vicino tutti come il telefonino. Gli spot della Tim e della Omnitel negli anni ’90, gli sms, i primi squilli. Ciò che ora è consuetudine per chiunque, noi adolescenti degli anni 90 lo abbiamo scoperto per primi.

Quando il telefonino arrivò in Italia, fu subito amore. Costava un milione, più la bolletta, e i poveracci facevano i debiti pur di averlo e farlo suonare al ristorante, al bar, al cinema. Viaggi di Nozze, il film di Verdone, è ricordato per “o famo strano” e per la critica al consumismo dei telefonini “ah stronzi, che fate, nd’annate, c’ho na tacca”. Il primo Startac, il telefono a conchiglia. Costava un’eresia, solo i top manager ce lo avevano, ma non era difficile vederlo in mano anche a qualche impiegato. Continua a leggere

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Archiviato in biografologia, io me piasse ncolpo

Natanale

A quelli che l’estate vanno a ballare alla sagra del qualcosa,

a chi ha casa libera,

alle discoteche, ai dj e ai pr,

agli animatori nei villaggi turistici,

agli studenti dei college americani nei film,

a chi il giorno del suo compleanno rientra in casa accende la luce e si sente urlare “sopresa”,

alla Gelmini, la Carfagna e la Meloni del bunga bunga,

a Ruby, Nadia, Patrizia, Lele, Emilio:

 

BUONE FESTE!

 

 

 

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La tristezza del somaro

la bellezza del somaro

L'architetto affermato fa anche lo chef! Che simpatica umiltà!

A Perugia ci sono rimasti tre cinema aperti, due multisala e uno in centro. Andare nei multisala, soprattutto nei mesi invernali e ancor peggio sotto natale, è un suicidio assistito. Sono pieni di gente che ride quando De Sica cade per terra. Andare in centro invece è molto più di sinistra, molto più tradizionale e impegnato. Infatti il cinema del centro, lo Zenith, non propone quasi mai i blockbuster ma ha sempre titoli alternativi. Quindi nonostante la scomodità, il cinema del centro si è creato il suo pubblico di impermeabili, sigari, sciarpe, occhiali alla woody allen quando ancora non erano di moda. Quanta nostalgia per i cinema di una volta, con le sedie di legno e pieni di fumo, e dove magari la mattina proiettavano i film porno. Adesso invece comandano i soldi ed è tutto uno schifo di culi e tette. Continua a leggere

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Gli Outlet

outlet

Gli outlet al completo

Una nuova band è arrivata in città. Nuovo lo stile, nuova la formazione, nuova la musica, nuovo il logo, finalmente si respira un po’ d’aria fresca nel panorama musicale umbro. Il loro debutto è avvenuto ad un evento molto esclusivo in quel di arezzo, una festa di laurea di una giovane rampolla della coldiretti locale. Gli Outlet hanno scaldato l’ambiente con i loro pezzi storici, mescolandoci insieme anche qualche inedito, come ad esempio “don’t look back in anger a Ortisei”: gli invitati hanno apprezzato e applaudito la performance dei fab three.

Band mediotiberina per eccellenza, gli Outlet nascono dall’idea dei tre componenti attuali: l’uomo raicone alla voce, mentre alla sezione ritmica vi sono i ragazzi della El Por Nardon Production. Loro è stata anche l’idea del logo, ispirato ad una band alternative in voga nella swingin london degli anni ’60. “Nessun altro membro ha mai fatto parte degli Outlet” – tiene a precisare l’Uomo Raicone – “siamo nati e cresciuti con l’idea di diventare, un giorno, più popolari di Roby Rocca.”

Le date degli Outlet non sono ancora state definite, ma un album è in lavorazione e sarà probabilmente prodotto con etichetta Conad.  I loro progetti sono sempre coperti da un segreto maniacale, ed è difficile prevedere quando e come torneranno allo scoperto. L’unica via è aspettare: saranno loro a farsi sentire.

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Tornammo a chiedere di Casapiddu

Le prime avvisaglie d’inverno annunciano la visita pastorale di Rambo Guerrazzi a Pisa, un’occasione per rivivere i fasti di un periodo importante per la storia d’Italia.

Un viaggio solitario in auto mi conduce fino a Pisa, passando da un FiPiLi senza più lavori in corso che è il segno più inesorabile di quanto tempo sia passato. Appena uscito a Pisa aereoporto, salta all’occhio subito una novità: cartello LED con scritta a intermittenza “Pronto soccorso trasferito a Cisanello”. Una notizia utile per chi si appresta ad affrontare il traffico pisano. Arrivo sotto casa di due testimoni storici, il Mangi e il Ragazzo Strambo. Abitano ancora a San Giusto, sopra ai cantanapoli, pizzaioli da un quintale e mezzo simpatici e gioiosi. San Giusto è un quartiere costruito da Pupi Avati, un tuffo negli anni 70. Anche le vecchiette sono quelle formato città di provincia, grezze come quelle di campagna ma incapaci. Avere una nonna qui è una disgrazia, il massimo che può cucinare sono dei sofficini scotti. Qui ancora c’è un negozio diverso per ogni cosa da comprare, la tabaccheria non ha neanche le schede telefoniche. Però ha al suo interno personaggi che permettono ai negozianti di riempire la noia delle giornate, tipo il tale in giacca e cravatta, magrolino e ormai sulla cinquantina uscito fuori dal circolo Arci di Berlinguer ti voglio bene. Si avvicina ad un tizio, probabilmente interista, e gli sussura qualcosa ottenendo la seguente risposta:

Vai via! Lasciami stare, ci siamo qualifihati! Dio Boia!

Dopo una serata con pizza e panuozzo dei cantanapoli, la mattinata è dedicata alla memoria. Non c’è una nuvola, un evento per Pisa, l’aria è frizzante da far lacrimare gli occhi. La storia mi aspetta in via San Donnino 4, dove sorgeva Casapiddu. E la sopresa al mio arrivo è pari alla grandezza di questo luogo.

casapiddu via san donnino 4 pisa

Casapiddu oggi

La terrazza di Casapiddu, oggi, è ornata da uno striscione eloquente: Resistenza Fisica. Lo slogan dei fisici contro il ddl Gelmini. Ad essere precisi lo striscione è sulla terrazza che fu di mamma diavola, vicina di casa dei pidduisti. Quella che sentimmo ansimare mentre concepiva la piccola Elettra, una figlia col nome di una panda ecologica nata ad inizio 2009. Da quel terrazzo il ragazzo strambo si affacciava in mutande ed urlava “gli spezzerem le reni!”. Su quelle piantine versavo acqua salata bollente per ucciderle, perché il padrone di casa, Ulisse Pizzi detto Odisseo il Sucio, si era raccomandato di non rovinarle.

Dopo i facinorosi che fummo, con i cartelli pieni di bestemmie, il palazzo di Casapiddu ospita ancora gente barricadera. E non i soliti letterati che stracciano le palle ogni due minuti con la sociologia delle democrazie occidentali depauperate del significato intrinseco, ma fisici, scienziati e incazzati. Via San Donnino è l’equivalente italiano della Seattle degli anni 90.

Il viaggio verso il centro di Pisa prosegue. Corso Italia si prepara al natale, addobbi e gente in giro con le buste. Non mancano i ragazzi col cartellino in vista, quelli che ti fermano dicendo “ciao scusa, posso farti una domanda?”. Riesco a vederli giusto in tempo, e li evito passandogli lontano. Non è un lavoro facile il loro, sempre a chiedere di poter fare domande, e sempre a ricevere risposte dal doppio significato: un “no grazie” significa “che te piglia una paralise secca”. Tappa obbligatoria di ogni viaggio a Pisa è il Libraccio, posto dove poter trovare libri usati a metà prezzo. Provo anche a rivendere qualche copia avanzata di “Verranno a chiederti di Casapiddu” ma la cassiera dice che non trattano quel tipo di libri. Se ne pentirà amaramente, un giorno.

Il ponte di mezzo è pieno di gente, il sole illumina i palazzi intorno a Garibaldi.  Oggi Pisa non è neanche lontana parente di quella che in tre anni ci ha imposto i tribboli più impietosi. In fondo siamo un popolo senza memoria, ed anche Rambo Guerrazzi prova malinconia per quel posto infernale dove ha vissuto gli anni più belli.

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Lui ci comprerà tutti

catia polidori milf

Catia Polidori, una milf in parlamento

Silvio è salvo. Non il gatto, quello non torna più da quasi un anno, ormai sarà morto o più probabilmente è emigrato. Fini gli aveva promesso di farlo cadere, e invece Silvio è ancora lì, non si è spostato di un millimetro. Gli è bastato comprare altre persone. Catia Polidori doveva votargli contro, ma ha cambiato idea: avevano minacciato di chiudergli l’azienda. Catia Polidori possiede il Cepu, permette ai figli di papà non troppo svegli di laurearsi. E glielo permette comprando i professori. Berlusconi ha comprato Catia che compra i professori. La minaccia è semplice: io dico a tutti che tu compri i professori, e ti tocca chiudere baracca e burattini.

Tutti noi abbiamo qualche magagna, tutti noi possiamo essere comprati. Se non lo fa Berlusconi, lo fa qualcuno che, comprando Berlusconi, compra tutti noi.

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Armi a quattro ruote: non solo catapulte

La notizia della strage di Lamezia Terme, dove un’automobilista ha ucciso otto persone, è una triste opportunità per risolvere in modo definitivo la disputa tra automobili e biciclette. Le otto vittime erano in bicletta, la classica uscita di domenica mattina. L’auto è una mercedes, viaggiava veloce ed ha eseguito un sorpasso senza curarsi dei ciclisti che provenivano in senso opposto. La pena giusta, per questo tipo di automobilisti, è l’impossibilità della riproduzione. Finisci la tua vita tranquillo, ma non lasciare eredi. Il mondo non riuscirà a evolvere finché ci saranno in giro i geni di questo tipo.

Scene simili avvengono tutti i giorni, ad ogni ora del giorno. Quando va bene, il ciclista si becca una strombazzata perché “era in mezzo”, quando va male, il ciclista muore. Io ho optato per una via di mezzo:  spalla sublussata, con tanto di giro panoramico della città in ambulanza. Vediamo dunque, con poche e semplici spiegazioni, come risolvere la questione auto vs Bicicletta.

  1. Io sono sia automobilista che ciclista. Se tu sei solo un automobilista, puoi ascoltarmi senza parlare.
  2. I ciclisti stanno sempre in mezzo. Non è vero, chi sta sempre in mezzo sono i trattori. Ma chissà come mai, ai trattori tutti stanno attenti a non andargli addosso.
  3. Secondo il codice della strada (art. 182), nelle strade dove è possibile e quando la circolazione lo permette, due ciclisti possono viaggiare appaiati. Lo stesso codice della strada dice che quei cerchietti bianchi con contorno rosso e numerino nero, posti ai lati della strada, indicano la velocità massima. Cioè la stanghettina del contachilometri della vostra macchinina non può andare più in su del numerino scritto dentro il cerchietto.
  4. Esistono ciclisti idioti, ed esistono automobilisti idioti. Esistono esseri umani idioti. Ponendo il 30% come la quota di idiozia negli esseri umani, è facile capire come gli automobilisti idioti siano molto maggiori dei ciclisti idioti. (Per gli idioti: gli automobilisti sono 40 milioni, i ciclisti 2 milioni. Il 30% di 40 è 12, il 30% di 2 è o,6. 12 è maggiore di 0,6.)
  5. La domenica mattina, di solito, ognuno si dedica ai suoi hobby. C’è chi va a ripetere una cantilena secolare rivolta ad un non meglio identificato Signore, chi va in bicicletta, e chi prende l’auto per andare a pranzo dalla suocera. Di questi, solo l’automobilista ha fretta di arrivare il prima possibile, e non guarda in faccia a nessuno pur di andare a sorbirsi ore di chiacchiere inutili e un pollo arrosto stoppaccioso, sempre lo stesso da quindici anni.
  6. Automobile e bicicletta possono convivere senza problemi, come accade per automobile e trattore. Si tratta solo di avere rispetto non solo per il più forte, ma anche per il più debole. E’ una cosa semplicissima, si chiama civiltà.

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