Tornammo a chiedere di Casapiddu

Le prime avvisaglie d’inverno annunciano la visita pastorale di Rambo Guerrazzi a Pisa, un’occasione per rivivere i fasti di un periodo importante per la storia d’Italia.

Un viaggio solitario in auto mi conduce fino a Pisa, passando da un FiPiLi senza più lavori in corso che è il segno più inesorabile di quanto tempo sia passato. Appena uscito a Pisa aereoporto, salta all’occhio subito una novità: cartello LED con scritta a intermittenza “Pronto soccorso trasferito a Cisanello”. Una notizia utile per chi si appresta ad affrontare il traffico pisano. Arrivo sotto casa di due testimoni storici, il Mangi e il Ragazzo Strambo. Abitano ancora a San Giusto, sopra ai cantanapoli, pizzaioli da un quintale e mezzo simpatici e gioiosi. San Giusto è un quartiere costruito da Pupi Avati, un tuffo negli anni 70. Anche le vecchiette sono quelle formato città di provincia, grezze come quelle di campagna ma incapaci. Avere una nonna qui è una disgrazia, il massimo che può cucinare sono dei sofficini scotti. Qui ancora c’è un negozio diverso per ogni cosa da comprare, la tabaccheria non ha neanche le schede telefoniche. Però ha al suo interno personaggi che permettono ai negozianti di riempire la noia delle giornate, tipo il tale in giacca e cravatta, magrolino e ormai sulla cinquantina uscito fuori dal circolo Arci di Berlinguer ti voglio bene. Si avvicina ad un tizio, probabilmente interista, e gli sussura qualcosa ottenendo la seguente risposta:

Vai via! Lasciami stare, ci siamo qualifihati! Dio Boia!

Dopo una serata con pizza e panuozzo dei cantanapoli, la mattinata è dedicata alla memoria. Non c’è una nuvola, un evento per Pisa, l’aria è frizzante da far lacrimare gli occhi. La storia mi aspetta in via San Donnino 4, dove sorgeva Casapiddu. E la sopresa al mio arrivo è pari alla grandezza di questo luogo.

casapiddu via san donnino 4 pisa

Casapiddu oggi

La terrazza di Casapiddu, oggi, è ornata da uno striscione eloquente: Resistenza Fisica. Lo slogan dei fisici contro il ddl Gelmini. Ad essere precisi lo striscione è sulla terrazza che fu di mamma diavola, vicina di casa dei pidduisti. Quella che sentimmo ansimare mentre concepiva la piccola Elettra, una figlia col nome di una panda ecologica nata ad inizio 2009. Da quel terrazzo il ragazzo strambo si affacciava in mutande ed urlava “gli spezzerem le reni!”. Su quelle piantine versavo acqua salata bollente per ucciderle, perché il padrone di casa, Ulisse Pizzi detto Odisseo il Sucio, si era raccomandato di non rovinarle.

Dopo i facinorosi che fummo, con i cartelli pieni di bestemmie, il palazzo di Casapiddu ospita ancora gente barricadera. E non i soliti letterati che stracciano le palle ogni due minuti con la sociologia delle democrazie occidentali depauperate del significato intrinseco, ma fisici, scienziati e incazzati. Via San Donnino è l’equivalente italiano della Seattle degli anni 90.

Il viaggio verso il centro di Pisa prosegue. Corso Italia si prepara al natale, addobbi e gente in giro con le buste. Non mancano i ragazzi col cartellino in vista, quelli che ti fermano dicendo “ciao scusa, posso farti una domanda?”. Riesco a vederli giusto in tempo, e li evito passandogli lontano. Non è un lavoro facile il loro, sempre a chiedere di poter fare domande, e sempre a ricevere risposte dal doppio significato: un “no grazie” significa “che te piglia una paralise secca”. Tappa obbligatoria di ogni viaggio a Pisa è il Libraccio, posto dove poter trovare libri usati a metà prezzo. Provo anche a rivendere qualche copia avanzata di “Verranno a chiederti di Casapiddu” ma la cassiera dice che non trattano quel tipo di libri. Se ne pentirà amaramente, un giorno.

Il ponte di mezzo è pieno di gente, il sole illumina i palazzi intorno a Garibaldi.  Oggi Pisa non è neanche lontana parente di quella che in tre anni ci ha imposto i tribboli più impietosi. In fondo siamo un popolo senza memoria, ed anche Rambo Guerrazzi prova malinconia per quel posto infernale dove ha vissuto gli anni più belli.

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