La tristezza del somaro

la bellezza del somaro

L'architetto affermato fa anche lo chef! Che simpatica umiltà!

A Perugia ci sono rimasti tre cinema aperti, due multisala e uno in centro. Andare nei multisala, soprattutto nei mesi invernali e ancor peggio sotto natale, è un suicidio assistito. Sono pieni di gente che ride quando De Sica cade per terra. Andare in centro invece è molto più di sinistra, molto più tradizionale e impegnato. Infatti il cinema del centro, lo Zenith, non propone quasi mai i blockbuster ma ha sempre titoli alternativi. Quindi nonostante la scomodità, il cinema del centro si è creato il suo pubblico di impermeabili, sigari, sciarpe, occhiali alla woody allen quando ancora non erano di moda. Quanta nostalgia per i cinema di una volta, con le sedie di legno e pieni di fumo, e dove magari la mattina proiettavano i film porno. Adesso invece comandano i soldi ed è tutto uno schifo di culi e tette.

Passare un natale cinematografico alternativo, dunque, significa andare al cinema di sinistra. Questo week end davano “La Bellezza del somaro”, film scritto da Margaret Mazzantini e diretto da suo marito Sergio Castellitto, commedia di quelle con un messaggio importante da veicolare. Roba tipo una critica alla società moderna, alle abitudini di oggi e via dicendo. Due genitori, Castellitto e Laura Morante, hanno una figlia unica di 17 anni che si fidanza con un signore di 70 anni. Un papà e una mamma che si credevano moderni si trovano a dover strozzare la loro voglia di urlare “ma questo è tuo nonno!”

La famiglia protagonista è composta da un architetto e una psicologa. Ancora la buona famiglia di città, ancora lui professionista e benestante, ancora lei psicologa. Quanto il cinema italiano ami le mamme psicologhe dio solo lo sa. L’architetto, progressista e padre sempre presente, intanto si tromba l’assistente spangola bionda e bona da morire. La mamma psicologa si tira dietro due matti così da creare qualche situazione comica durante il film. Per il ponte dei morti, la famiglia si trasferisce nella casa in campagna: in mezzo alla val d’orcia, casa contadina ristrutturata con piscina, prato sconfinato, forno a legna, pannelli solari fotovoltaici. I personaggi sono molti, oltre alla famiglia protagonista ci sono quelle degli amici, gli amici della figlia, i matti della psicologa: è facile perdersi nella storia, ed infatti ci si perde. Il finale rischia di diventare un capolavoro trash, la ragazzina di 17 anni che piange e singhiozza dicendo al vecchio di 70: “allora mi stai lasciando!”

Il brutto di questo è film è la sinistra che rappresenta. Quella perdente, quella che vuole insegnare i propri valori di libertà, giustizia e onestà, di apertura mentale e solidarietà, e fa tutto questo dalla propria casa di campagna del valore di 5 milioni di euro, dove la vita è come una volta. Con la differenza che non ci si spezza la schiena sui campi per avere il grano con cui fare la pizza nel forno a legna insieme agli amici (commercialisti, medici, insegnanti etc). Dove durante il ponte del primo novembre non si vede mai una nuvola, si sta bene senza giubba e si va a fare il bagno alle terme. A questa tristezza gli italiani preferiscono il natale in sudafrica. Perché quelli fanno schifo ma lo ammettono in partenza: guardate noi vi facciamo vedere le solite cose, un po’ di culi, parolacce varie e sì, navighiamo nell’oro e non ci frega un cazzo di niente. E’ il programma politico di silvio. Ed è vincente.

11 commenti

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11 risposte a “La tristezza del somaro

  1. Dio merda. Cazzo.

    E comunque questa riflessione è bellissima: “Quanta nostalgia per i cinema di una volta, con le sedie di legno e pieni di fumo, e dove magari la mattina proiettavano i film porno. Adesso invece comandano i soldi ed è tutto uno schifo di culi e tette.”

    • DiPi

      Pieni di fumo? Che manna per chi aveva l’asma o non sopportava il tabacco!
      Le sedie di legno? Beh almeno la comodità era proporzionata ai prezzi.
      Riguardo a culi & tette, di Cinepanettone non ne ho mai visto uno (forse solo il primo “Vacanza di Natale”, quello degli anni ’80), ma ricordo che è soprattutto con i soldi ricavati da questa merda che certi produttori-distributori si degnano di produrre-distribuire qualcosa che abbia una minima pretesa artistica. Quindi ci tocca sopportare, poiché sappiamo bene che: (i) non è da “adesso che comandano i soldi”, ma che il cinema è sempre stata soprattutto una industria; (ii) sono cambiati i consumi degli italiani, per non parlare dei “ggiovani studenti” di Perugia, che riempiono le sale solo quando è gratis (e non furono nemmeno troppo interessati alla lunga campagna del Turreno, con 2,50 € a biglietto anche la sera a metà settimana). Indi per cui Perugia ha il numero di sale che si merita: tante, in confronto a molti altri territori in Italia.

  2. purtroppo esiste anche una sinistra così (ce n’è anche una migliore, senza villa con piscina) e degli “intellettuali” che fanno gli ecologisti e girano vestiti di cashmire; vien voglia di non votare più…

  3. Mimmo Carini

    C’è chi si merita Alberto Sordi, chi questa sinistra.

  4. Fata

    Però un conto se la critica alla sinistra la fa Virzì, che è di sinistra, e infatti i suoi film sono belli, un conto se la fa la Mazzantini che è una qualunquista disimpegnata figlia di un repubblichino. Troppo comodo oggi che la sinistra è inesistente fare la satira alla sinistra senza nemmeno esserlo, quindi senza mettersi in gioco per niente.

  5. Mimmo Carini

    Va be’ dai…a me è piaciuto. Pensavo peggio sinceramente da come lo hai descritto qui. Alla fine è un po’ una metafora e, in qualche maniera, è anche una critica a questa sinistra post-sessantottina vuota dentro, sempre con la paura di invecchiare, senza alcun punto di riferimento, che non sa nemmeno comunicare con i propri figli e che è più schizzata di quello che si vedeva giorno e notte “il settimo sigillo”.

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