Archivi del mese: marzo 2011

FUSse l’ora di andà a laurà

from DonZauker

Da qualche mese stiamo sentendo le proteste vibranti contro i tagli al Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo, ovvero il modo con cui lo stato finanzia le attività riguardanti lo spettacolo, dalla lirica fino al cinema. Dopo che il mondo degli artisti si è rivoltato, il governo ha trovato un modo per risolvere la questione. La soluzione studiata per trovare questi fondi, siccome di soldi non ce sono più da nessuna parte, era quella di aumentare di un euro il prezzo del biglietto al cinema. Di questi giorni è la notizia del cambio di soluzione, i fondi per lo spettacolo saranno ricavati aggiungendo due centesimi di accisa. Tutti gli italiani pagheranno lo spettacolo, compresi quelli che non vanno a vedere Natale a Roncofritto (sì, anche i panettoni Vanzina sono finanziati dal Fus) e quelli che non sanno neanche cosa sia la lirica e si guardano bene dal saperlo (il 47,5% del Fus va ad enti lirici). Continua a leggere

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Ci vuole fegato

Domenica mattina, solita uscita in bicicletta, gruppo composto di circa 15 unità. Sull’ultima salita nessuno ha voglia di pedalare, perciò si chiacchiera del più e del meno. L’argomento calcio è tabù, ci sono alcuni juventini e non è il caso di turbarli, si cade nella politica locale. Uno stimato dirigente del comune, a un certo punto, mi fa: “ma hai visto sta cosa nuova, sti fegatelli?

I fegatelli non sono mica tanto nuovi, chissà da quanti anni li mangiano da queste parti. Giusto negli ultimi anni è stata preferita, per ordini dall’alto, la porchetta liscia. Perciò qualche tizio di buona volontà ha deciso di rendere onore ad una pietanza caduta un po’ in disuso, ed ecco nato un altro blog, pieno di scarti, di roba buona che non voleva nessuno. Battute per soli marscianesi, storielle criptiche in cui non si fanno nomi ma si parla male (molto male), pillole di saggezza e altro ancora. Partito in sordina, ha già un piccolo stuolo di fan, anche se alla pari degli autori non vogliono farsi riconoscere. Tutti leggono i fegatelli, ma nessuno ne parla, perché non si sa mai.

Il Tamtam, giornale locale per eccellenza, lo ha dato in pasto al pubblico uscendo con un articolo quanto mai lusinghiero, commettendo forse una grossa ingenuità. I fegatelli sono marscianesi doc, alla prima occasione parleranno male anche del Tamtam, se non altro perché ha la redazione a Todi, paesello in cui nessuno sa leggere. Giusto qualche professorone (a Todi ce so i licei) riesce ad arrivare alla lettera P.

Auguri fegatelli, dunque. E che almeno un assessore riusciate a riportarlo.

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Cencinquanta

garibaldi guccini

Guccini ai tempi del Risorgimento

Alcuni italiani impavidi decisero di volere un paese unito, dalle Alpi fino a Lampedusa; presero Garibaldi, gli diedero mille stagisti e lo mandarono in giro come un testimone di Geova a suonare i campanelli. Sveglia uomini, ora siete italiani! Altri italiani, ancora più impavidi, decisero che era tempo di avere una Repubblica democratica, appesero il dittatore a testa in giù e scrissero una Costituzione che disegna l’Italia meglio del paradiso che ci inculcano da bambini a catechismo.

Dopo 150 anni dall’inizio della storia, siamo ancora gli italiani di un tempo. Chi unisce l’Italia è ancora mosso da intenzioni nobili, ma usa ancora mille stagisti per farlo. Il dittatore è tornato, stavolta con più capelli. Al catechismo dicono ancora ai nostri figli: “sì, l’Italia è bella ma il paradiso in mezzo alle nuvole è meglio. Ora tirate giù i pantaloni e dite a papà e mamma che non darci l’otto per mille è peccato.” Ma c’è anche chi a questo paese e alla sua gente vuole bene, ci sono ancora i Garibaldi, i Partigiani e i bersaglieri della breccia di Porta Pia. Non hanno più la barba lunga, i pantaloni strappati e il cappello con le piume nere in testa, però il sangue è lo stesso.

Siamo i figli dei figli dei figli dei figli degli italiani che fecero il Risorgimento prima e la Resistenza poi. E Risorgimento e Resistenza li faremo anche noi, perché in Italia le cose belle le fanno solo i figli di.

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Aiazzoneeeee

Aiazzone se lo ricordano tutti. Gli spot con il castoro in onda a orari improbabili, le televendite: quando si passava di fronte ad un negozio Aiazzone ci si sentiva fortunati nell’avero visto un qualcosa di così famoso. Oggi però esce la notizia che smonta il mito: su Aiazzone è stata aperta una inchiesta, i lavoratori (850) sono senza stipendio da mesi e migliaia di clienti hanno pagato mobili senza riceverli.

Non c’è comunque da preoccuparsi: la politica si sta muovendo. Un tizio dell’Italia dei valori ha già definito la via da seguire:

“Auspico un intervento immediato da parte dell’assessore Claudia Porchietto – ha dichiarato Buquicchio – L’obiettivo è salvaguardare i posti di lavoro, risarcire i clienti e i fornitori e individuare eventuali responsabilità di coloro che vengono già definiti i furbetti del comodino.”

Tra inchiesta del pm e intervento della politica, i padroni di Aiazzone, dunque, posso stare tranquilli. Senza fretta raggiungeranno qualche paese lontano in cui hanno edificato una villa, e nessuno li andrà a prendere. E’ successo lo stesso a Aurelio Puntoni, quello dei Puntoni Sport. Invece di pagare dipendenti e fornitori, si è preso il malloppo e se n’è andato in Sudafrica. In Italia si può fare. Puoi non pagare le tasse, i fornitori, i mutui. Ma puoi farlo solo se hai tanti soldi.

Update: A proposito delle verità di cui parlava l’avvocato de frasca qui sotto, da Facebook si evince che il sig. Puntoni ora vive a Montevideo. Faccio ammenda, l’Uruguay non è in Africa.

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GPM col donca

tirreno adriatico gpm perugiaCi sono dei sogni obbligatori per legge. Per un bambino di Perugia, uno di questi sogni è arrivare primo al gran premio della montagna su alla fontana, in piazza IV Novembre. D’altronde quando mai si è vista una corsa ciclistica arrivare fin lassù, dove osano solo i pedoni. Oggi la Tirreno-Adriatico, corsa di inizio stagione, ha fatto tappa a Perugia: attraversando tutto il centro storico, il gruppo è salito dalla valle del tevere su fino in cima, per poi arrivare in periferia. C’erano quasi tutti i più forti ciclisti in circolazione. Sì, quelli che se ancora ci fossero le biglie sarebbero tra le più richieste. Continua a leggere

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Piazza Craxi non è ad Hammamet

piazza craxi derutaDomani per la nostra piccola valle maledetta passerà la Tirreno Adriatico, corsa ciclistica per squadre professioniste. Lo si capisce dal fatto che lungo i paesini della strada marscianese, su cui transiterà la carovana, sono già pronti i cartelli, gli avvisi di chiusura del traffico e via dicendo. Lo si capisce anche da come questa mattina c’erano gli operai della provincia a rifare le strisce sull’asfalto. Purtroppo non è stato possibile rifare anche l’asfalto, perciò ora si può ben vedere dove sia delimitata la carreggiata ma si dovrà comunque uscire da questa perché la strada ha la conformazione di una grattaformaggio.

Deviando dalla strada della Tirreno Adriatico si arriva a Deruta, posto comodo per chi come me necessita di un certificato medico. Il dottore sta in un quartiere costruito da poco, appena si arriva c’è un cartello strano: “Piazza Bettino Craxi – statista”. Il comune di Deruta ha intitolato una piazza ad un delinquente. Bisogna comunque essere indulgenti, a Deruta sanno fare solo maioliche (dei cocci orrendi che quando te li regalano maledici dio e gli apostoli per mesi), non gli si può chiedere di aver letto, comprendendoli, i giornali degli anni novanta.

Il medico sportivo, dopo essersi accuratamente accertato della mia condizione fisica “stai bene? sei allenato?”, ha fatto le solite procedure, acceso le solite macchinine per i grafici sull’andamento del cuore, e poi chiesto il corrispettivo. Niente ricevuta, come è d’uopo per tanti illustri medici.

Mentre aspettavo il mio turno, il mio magico Android mi suggeriva alcune notizie da leggere. Una funzionaria marocchina di un paesino sperduto non si è fatta corrompere da due italiani che volevano coprirla di soldi per cambiare la data di nascita di Ruby Rubacuori. Una piccola funzionaria pubblica ci dà una grande lezione di dignità. A noi che accettiamo come prassi la corruzione, anzi gli ci intitoliamo le piazze, che abbiamo strade devastate e la provincia che invece di metterle a posto compra seggiovie (appendere le macchine ad una funa sarebbe in effetti una soluzione per non rovinare le strade). I marocchini, una delle tante etnie che odiamo perché sono sporchi, neri, brutti, ci rubano il lavoro e chissà cosa altro, ci insegnano che non tutto si può comprare. Loro, la minaccia islamica, il terrorismo, le donne segregate e chi più luoghi comuni ha più ne metta, ci danno uno schiaffo bello forte, a mano aperta. A chi è ancora senza botulino in faccia, lo schiaffo della funzionaria marocchina fa male.

Nel frattempo sabato si manifesta in difesa di Costituzione e scuola pubblica, pure gli Afterhours hanno scritto un appello che Repubblica mise addirittura in prima pagina. Dieci righe in tutto, dove la grande band esprime concetti potenti: “Politicamente in primis ma se scaviamo più a fondo troviamo le radici logore di una società annichilita nella sua più importante sorgente: la cultura.” Auguro agli afterhours di vedersi sottrarre tutti i fondi per la cultura e di dover andare a lavorare in autostrada insieme ai Baustelle, così da poterli metterli sotto ed essere denunciato a piede libero per omissione di soccorso.

Alla funzionaria marocchina incorruttibile rispondiamo con un rocker che di cognome fa Agnelli. Fottetevi tutti, io divento islamico.

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Non parlate al conducente

SupradynGina non ha mai osservato quel cartello con tanta attenzione come negli ultimi tempi. “Non parlate al conducente”. Neanche al più sottopagato dei minatori viene impedito di parlare durante tutto l’orario di lavoro. L’autista del 19 accompagna ogni mattina Gina al lavoro, e la riporta casa la sera. Schivo per forza di cose, costretto ad ascoltare solo il traffico, nessun essere umano gli si rivolge da almeno dieci anni. Gina è impiegata, è riuscita ad avere un posto quasi sicuro in una grande azienda, subito dopo aver finito l’università. Ogni giorno venti minuti di autobus, per ammazzare la noia non può che iniziare ad appassionarsi alle facce, sempre le stesse, all’autista silenzioso per forza, ai cartelli con divieti disumani. Continua a leggere

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