Cioce

marilleva barba e neve

marilleva barba e neve

La storia del Ciociosciclub iniziò poco meno di dieci anni fa, vale quasi la pena di raccontarla. Eravamo in tre, cioci come Dario Hubner, giovani e appassionati di sci. Non vi erano auto disponibili per partire alla volta delle Alpi, d’altronde chi affiderebbe mai un auto a tre neopatentati del centroitalia diretti verso le lande ghiacciate del Trentino, perciò sci e scarponi in spalla: si parte col treno. Eurocity Roma-Monaco, si prende ad Arezzo, ti lascia a Trento. Prima domenica di marzo, il treno non ha più un posto in piedi causa manifestanti vari dei Cobas, o di qualche altra sigla che sta sempre in piazza. Si viaggia in piedi, anzi seduti sui bagagli di fronte alla porta del bagno. Quel giorno l’italia era nella morsa del gelo, dicevano i giornali. A Firenze c’erano 20 cm di neve, a Bologna 40, attraversiamo mezzo stivale bianco ed arriviamo a Marilleva, località turistica preferita dai terroni per andare a sciare.Ci attende un monolocale affittato a prezzo di convenienza.

Marilleva è un paese fantasma, formato da decine di casermoni di cemento grigio strutturati al loro interno come alveari, la palazzina in cui eravamo noi sembrava un bunker sovietico, forse lo sarebbe stato se mai a suo tempo si fosse riusciti finalmente a mandare i democristiani nei gulag. All’arrivo il padrone del residence addebitò subito 50 euro per i consumi di riscaldamento previsti durante la settimana, firmando così una condanna pesante in termini di emissioni di Co2. Il termostato di casa era infatti bloccato per non superare i 23 gradi, ma con l’ingegno tipico di chi frequenta i primi anni di una facoltà scientifica, sul termostato fu applicata per tutta la settimana la borsa del ghiaccio. Risultato: casa a 30 gradi. La notte ci svegliavamo in preda al caldo e ci voleva birra ghiacciata per dissetarci, ma eravamo gente disposta a soffrire per i propri ideali.

Fu la migliore settimana di sci che la storia del nuovo millennio ricordi. Non si è vista una nuvola, temperatura mai inferiore ai -2 gradi, altezza neve intorno ai due metri. L’unica nota stonata era un addetto alla seggiovia Orso Bruno vestito quasi sempre con la maglia della juve, teneva pure Tuttosport in bella mostra. Di lì a poco, però, la juve sarebbe giustamente retrocessa in serie B.

Dopo sette giorni di sci e cucina  a base di wurstel e pane, arrivando a mangiarne anche dieci per uno, arrivò il tempo di tornare. Il trenino da Marilleva per Trento partiva alle 9.15. Ma solo nei giorni feriali. Nei festivi partiva alle 10, noi non lo sapevamo e la coincidenza per Arezzo era a rischio. Come previsto, a Trento perdiamo il treno. Poco male, prenderemo i successivi. Quella domenica, però, i ferrovieri della sola provincia di Trento erano in sciopero. Tutti. Fino alle 19 non c’è stato più un treno. In tutto il resto d’Italia tutto funzionava normalmente, era solo Trento a scioperare. Forse ce l’avevano con chi trotterella per la città, fenomeno presente, per l’appunto, solo nella città di Trento. Ripartiamo alle 19 da Trento, con il seguente programma: cambi a Verona, Bologna, Ancona e Foligno. Arrivo previsto alle 7 della mattina successiva. Con un rapido calcolo sono 22 le ore che ci servirono per tornare a casa. Eravamo stremati, ma la passione per la neve rimase. L’anno dopo, comunque, noleggiammo un pulmino.

Il ciociosciclub è appena tornato da un’altra esperienza sulla neve, nello stessa Marilleva di allora. Ora siamo più bravi tecnicamente, più agguerriti nella sfida, più vecchi ma anche più titolati, e, cosa più bella, l’addetto della seggiovia Orso Bruno non ha più la maglia della juve.

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