FUSse l’ora di andà a laurà

from DonZauker

Da qualche mese stiamo sentendo le proteste vibranti contro i tagli al Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo, ovvero il modo con cui lo stato finanzia le attività riguardanti lo spettacolo, dalla lirica fino al cinema. Dopo che il mondo degli artisti si è rivoltato, il governo ha trovato un modo per risolvere la questione. La soluzione studiata per trovare questi fondi, siccome di soldi non ce sono più da nessuna parte, era quella di aumentare di un euro il prezzo del biglietto al cinema. Di questi giorni è la notizia del cambio di soluzione, i fondi per lo spettacolo saranno ricavati aggiungendo due centesimi di accisa. Tutti gli italiani pagheranno lo spettacolo, compresi quelli che non vanno a vedere Natale a Roncofritto (sì, anche i panettoni Vanzina sono finanziati dal Fus) e quelli che non sanno neanche cosa sia la lirica e si guardano bene dal saperlo (il 47,5% del Fus va ad enti lirici).

Uno stato deve investire nella cultura, sacrosanto. Se però questo stato è l’Italia, c’è sempre da ragionare su come vengono spesi i soldi. Siamo un paese liberista con uno stato assistenziale, una contraddizione che genera le peggiori iniquità immaginabili. Il piagnisteo degli artisti è quasi comico, come sono comici tutti i piagnistei di chi richiede l’aiuto pubblico mentre la stragrande maggioranza degli italiani ha a che fare tutti i giorni con la morsa del “mercato libero”, dove si lavora per un capo e se il capo non guadagna abbastanza ti manda via. Gli artisti, come nessun’altra categoria del resto, questo non vorrebbero sopportarlo. Gli artisti “grandi” perlomeno, perché i piccoli del Fus vedono giusto le briciole. Ma per diventare grandi ci vogliono i fondi del Fus, che vanno solo ai grandi. Come fare? L’artista piccolo diventa amico dell’artista grande e passa di categoria. Senza amicizia, niente fondi.

Per capire meglio lo stato dell’arte, c’è la storia di Gino e Chiara.

Gino conosce Chiara ad una festa, parlano un po’, lei è una giovane neoavvocatessa che lavora all’università e che ha il pallino della scrittura. Ragazza interessante, fa pure parte di una associazione culturale con cui sta lavorando ad una web tv, un’idea ambiziosa, pure i giornali ne hanno parlato. Gino decide di rivedere Chiara.

Appuntamento al pub, in centro. Niente birra, si pasteggia col vino. Chiara parla molto, Gino ascolta. Dopo qualche minuto gli argomenti di Chiara iniziano a riguardare il terremoto di L’Aquila, lei è stata quindici giorni a fare la volontaria laggiù. “Berlusconi ha fatto davvero dei miracoli per la gente dell’Aquila. Laggiù lo adorano. I giornali parlano solo male, dovremmo tutti andare a vedere cosa è stato fatto, davvero, a L’Aquila.” Gino è perplesso, non capisce perché in una serata piacevole si debba parlare di politica. Chiara continua: “Fini poi è un falso, lui non è di destra. Vendola è pericoloso invece, perché lui è davvero di sinistra.” Il soliloquio continua, ormai Gino si è rassegnato e guarda solo la scollatura di Chiara.

Tornato a casa sbadigliando, Gino va a curiosare sul profilo facebook di Chiara, per capirci qualcosa in più. Chiara ha scritto un libro, il cui incipit è: “Era una giornata calda e afosa”. Racconta la storia di una ragazza in carriera che conosce un barbone e cambia vita, alla fine non farà più l’avvocato ma aprirà un piccolo ed intimo caffè in centro. Per aggiungere ulteriore banalità, all’interno del libro è riportata per intero la poesia più in voga su facebook: “lentamente muore”. Il libro è stato pubblicato da una piccola casa editrice locale, con il contributo della Provincia di Perugia.

Chiara lavora anche ad una web tv, si chiama laprima.tv. E’ partita un anno fa, con tanto di presentazione ufficiale, articoli sui giornali regionali, addirittura un servizio dedicato sul tg3 regionale. Visitando il sito, di web tv neanche l’ombra. Ci sono due o tre video, una grafica approssimativa, e gli articoli di giornale che parlano della nascita della tv. In fondo ci sono i loghi di chi ha patrocinato l’iniziativa: Ministero della gioventù, regione Umbria, quindi altre sigle private.

I soldi pubblici investiti nel libro e nella tv di Chiara sono investimenti in cultura e spettacolo.

13 commenti

Archiviato in argite, Cinematografo, giornalismi d'antan

13 risposte a “FUSse l’ora di andà a laurà

  1. fedesan

    Tutto condivisibile tranne il passaggio sulla lirica.

    La leva fiscale generale deve finanziare le iniziative meritorie indipendentemente dal valore che il contribuente da a questa o quella causa.
    Altrimenti sai le iniziative pubbliche per finanziare l’isola dei famosi o il grande fratello.

    I soldi andavano trovati con una semplicissima TASSA PATRIMONIALE per chi guadagna sopra a 100000 euro.

    Molto spesso (ma non sempre) sono loro che vanno a vedere la lirica.

    Salutami la Chiara..

    • Tengo a precisare: io non sono Gino. Gino è un mio amico che si innamora sinceramente delle donne e per questo viene regolarmente scaricato. (A ragione, tra l’altro)

  2. Fata

    Mi sono persa. Né il libro né la webtv sono stati finanziati con il Fus, o sì?

    • no, ovviamente niente fus per quelle cose, ma sono un esempio di come non sempre “finanziamento pubblico” sia una bella espressione. Cioè, prima di investire nella cultura, dovremmo averla!

  3. Lettore

    Paghiamo accise legate ancora al terremoto dell’Irpinia ed ai rimborsi per le imprese coloniali, ma non ho mai sentito gli italiani indignarsi in modo così esplicito di ciò, né ho mai sentito un politico o un uomo pubblico che chiede la loro abolizione. Si mettono accise per sostenere lo spettacolo, e via col tango… Che dire, io non lavoro, quindi non sono di parte sulla questione, ma ad esempio il settore cinematografico italiano è produttivo assai, e fa finire nelle tasche dello stato molti soldini-ini-ini.
    Vorrei ricordare che molti soldi pubblici vanno tra l’altro a molte industrie private decotte ed assistite; molti imprenditori (piccoli, medi e grandi) lavorano con i soldi dello stato: vuoi mettere però, quello sì è Lavoro, c’è la Classe Operaia, tutta un’altra estetica, e quindi etica…

    • Quali sarebbero questi miliardi che Vanzina e Muccino fanno entrare nelle nostre casse..?

      Poi, personalmente, la mia critica non è al FUS in sè, ma al modo di gestire questi soldi. E al fatto che questi mongoli siano capaci di trovare fondi solo alzando le tasse, salvo poi dire che “non si mettono le mani nelle tasche degli italiani”. Certo, mi hanno abbondatemente messo il cazzo nel culo da tempo, a che gli servono le mani?

      • Lettore

        “Quali sarebbero questi miliardi che Vanzina e Muccino fanno entrare nelle nostre casse..?”

        Si pagano le tase sulla produzione e sulla distribuzione di un film; non vorrei sbagliarmi ma credo che anche una percentuale sugli incassi se la becca lo Stato. POi una produzione cinematografica ha dei dipendenti, a cui viene fatto un contratto, ed anche lì ci sono le tasse da pagare, no? Non penserai che non pagano le tasse i produttori, i distributori, i lavoratori dello spettacolo e gli esercenti, vero?

        “Poi, personalmente, la mia critica non è al FUS in sè, ma al modo di gestire questi soldi”

        Bene, sono contento che ci sia un esperto che conosce la gestione del fondo FUS: illuminaci, facci vedere le luci e le ombre e dicci cosa cmabieresti, visto che sembra le idee ce l’hai. Spero solo che i criteri siano oggettivi, e non basati sui gusti da spettatore o su un ipotetico ed indimostrabile gusto del pubblico in generale. Dacci un po’ di dati se li sai.

  4. “Bene, sono contento che ci sia un esperto che conosce la gestione del fondo FUS: illuminaci, facci vedere le luci e le ombre e dicci cosa cmabieresti, visto che sembra le idee ce l’hai. Spero solo che i criteri siano oggettivi, e non basati sui gusti da spettatore o su un ipotetico ed indimostrabile gusto del pubblico in generale. Dacci un po’ di dati se li sai.”

    Dunque, la prima cosa che cambierei sarebbe il fatto che mentre consumo gasolio per andare al mare stia indirettamente finanziando la prossima merdata con protagonista Accorsi.
    Giudizio ovviamente basato sui miei gusti, che sono disposto a rimangiarmi se mi porti dieci persone pronte a giurare che Moccia sia un grande regista o Scamarcio un ottimo attore.

    Se vuoi la risposta seria: queste cose si pagano con provvedimento come le patrimoniali. Ah già, ma quella è roba da comunisti.

    • Lettore

      A me sta bene la patrimoniale, però dipende come viene fatta: ho il sospetto finirebbe per colpire le famiglie dei risparmiatori più che i grandi ricchi che possono spostare con facilità all’estero i loro patrimoni. E lo dico in modo disinteressato, non faccio parte di una famiglia ricca né di grandi risparmiatori.
      Sembra però che questa patrimoniale sia la panacea di tutti i mali; a sentire quelli che ne parlano, servirebbe per fare di tutto di più. Ed ho letto qualche mese fa una stima di alcuni sondaggisti: in una ipotetica campagna elettorale un centro-sinistra che propone una patrimoniale regalerebbe al centro-destra circa un milione di voti in più (un milione di persone, di fascia medio-alta ed alta che non avrebbero votato per nessuno o che avrebbero disperso il voto, sono spinti a votare centro-destra per la proposta del centro-sinistra sulla patrimoniale). Non so, forse era una stima eccessivamente pessimista…

  5. Vedi Lettore, il punto di Sciuscia è semplice. La proposta iniziale era di aumentare di un euro il biglietto del cinema, e da lì avere i soldi necessari al Fus. Ti piace il cinema, sostieni il cinema. Certo, andare al cinema col pensiero di sostenere una boiata immonda come Immaturi 2 ti fa passare la voglia di tornarci, al cinema. Da qui l’idea: mettiamola come accisa, non si potrà rifiutare nessuno di pagare.

    L’argomento “voci delle accise” non è trattato da questo articolo, come non si parla di come venga iscritto a bilancio il Fus. E’ solo una piccola provocazione. Perché la classe operaia non è né estetica, né etica, né niente. E’ una parola un po’ vuota che ha dietro di sé un mucchio di gente che tribbola, e non poco, per andare avanti. Perché l’economia di mercato ha deciso che dobbiamo correre tutti, anche se vince sempre lo stesso, da fermo. Perciò se anche Muccino dovesse non dico correre, ma almeno trotterellare, io non sarei così dispiaciuto.

    • Ti ci metto il carico da 11: se una sinistra che propone patrimoniali sui redditi alti perde le elezioni, è PIU’ CHE GIUSTO che sia la destra a vincerle.

      • Lettore

        Un’ultima zampata anti-populista sul FUS

        «Lo dico io che ho fatto il benzinaio: le favole sulla benzina non possono proprio raccontarle» commenta così Pier Luigi Bersani l’aumento della benzina deciso dal governo per finanziare il Fondo per lo spettacolo. «Nei primi tre mesi dell’anno, per l’iva inaspettata, il governo ha incassato circa 400 milioni, non si metta a carico della cultura l’aumento della benzina, che è a carico di Tremonti. Che gli italiani non pensino che è aumentata la benzina per andare al cinema o all’Opera». E le associazioni aderenti al MovEm09, il movimento emergenza cultura, mentre auspicano una legge di sistema, comunicano: «Vigileremo affinché il testo del decreto, al di là degli annunci, non contenga l’ennesimo trucco contabile che vanifichi quanto oggi presentato, come il tentativo di far ricadere sui cittadini, con l’aumento delle accise sulla benzina, stanziamenti che avevamo già indicato potessero esser presi ad esempio dalla vendita delle frequenze televisive lasciate libere dal digitale terrestre o accorpando le elezioni con i referendum».

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