Archivi del mese: aprile 2011

Al mare in treno

al mare in treno

Viaggio gratis in treno per chi sceglie di andare al mare in riviera romagnola, una iniziativa interessante, ambientalista e per questo ammirevole. La sensibilità a temi come la produzione di anidride carbonica sta crescendo, siamo, si spera, negli anni che precederanno la rivoluzione verde. Da giovane estremista di sinistra, la vacanza in treno sulla riviera romagnola la feci quando il treno si pagava pieno. Vale la pena raccontarla, così da invogliare i turisti a raccogliere l’invito di trenitalia e degli albergatori romagnoli.

Estate 2003, primo anno di università, nessun sogno nel cassetto e un po’ di voglia di avventura. Si parte in tre, insieme a quelli che per rispetto della privacy chiamerò Soccibu e Noiré. La scelta ricade sul campeggio, per cercare di sfruttare l’atmosfera selvaggia che regna in queste aree: leggenda vuole che in campeggio le inibizioni delle ragazze siano minori. Noleggiamo una roulotte al camping le Rose di Gatteo a Mare, posto sconosciuto vicino Riccione e a pochi passi da san Mauro di Romagna, paese natale di Pascoli. Continua a leggere

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Risposte da copiare

quanto sei cattolico

Quanto sei cattolico? Con un semplice test via internet (vuvuvu.cattolico.info)  si può misurare il proprio grado di appartenenza. Per passare il test il sito fornisce anche le risposte, in linea con il Chiesa pensiero. Vale la pena dargli uno sguardo.

3. Chi è per te Gesù?
Il Verbo che si è fatto carne, vero Dio e vero Uomo

NB: il venerdì si fa pesce

5. Quale deve essere il rapporto del fedele con le autorità religiose?
I battezzati non appartengono più a se stessi, e sono chiamati a essere obbedienti e sottomessi ai capi della Chiesa

Perciò nell’acqua con cui ti battezzano viene aggiunto del Rohypnol Continua a leggere

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Dio è sposo

guccini matrimonioLa colonna destra di Repubblica.it oggi propone le foto del matrimonio di Guccini, il maestrone emiliano convola a seconde nozze all’età di 71 anni. Lo fa nel comune di un piccolo paese in provincia di Pesaro, la moglie Raffaella vestita di bianco, lui con un giacchetto blu di quelli che usa quando va a comprare le sigarette nei giorni di festa.

Facile immaginare come sia stata fatta la scelta, la Raffaella sarà stata anni a chiedere “Franci ci sposiamo?” e lui alla fine avrà mollato dicendo: “sì ma niente karaoke che mi sta sulle balle”

Confrontando le foto di questo matrimonio con quelle di un matrimonio qualunque, viene da piangere a dirotto. Poca gente, neanche vestita da manichino impagliato, al matrimonio di uno dei colossi della musica d’autore italiana, uno che riempe tutti i palasport in cui va.

Ai matrimoni di Guccini ci andrei, ma mi invitano sempre e solo ai matrimoni qualunque. La vita è crudele in provincia.

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Giabernoni & tablets

ipad asiloIl Maine è un posto conosciuto solo grazie a qualche battuta nei film americani, la studentessa timida viene sempre dal Maine. Ora la notizia è un’altra: in un asilo del Maine i bambini verranno dotati di iPad. Lo useranno per scrivere, giocare, disegnare, tutte le cose che fa normalmente un utilizzatore di ipad di 35 anni, impiegato nel settore “comunicazione e organizzazione di eventi”.

Queste notizie invitano alla riflessione, come succede quando per la prima volta ad una mostra di auto d’epoca si scorge l’auto su cui viaggiavi da bambino. Il mio asilo. Suor Maria e suor Rita. L’iPad di quei bambini mi ricorda le lavagnette con i gessi che le suore davano ai bambini per disegnare, ma siccome non bastavano non tutti potevano averle. Io, citando Benni, sapevo disegnare solo patate per poi addormentarmi sul tavolo. Niente lavagnetta per me, solo un foglio bianco. Se poi facevo qualche errore volava subito uno sganassone, e via in castigo. Il mio luogo preferito per scappare era sotto il biliardino, dando cazzotti sopra in modo da far saltare la pallina a chi giocava.

Il prossimo che vedo pubblicare su facebook la pagina nostalgica “noi degli anni ’80 eravamo più genuini e romantici” lo invito ad una cena a base di guttalax.

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Passivendoli

Travaglio alla Sala dei Notari di Perugia

Domani a Perugia inizia il festival del giornalismo, una rassegna che per Perugia è un qualcosa di paragonabile a una botta di culo: sebbene non sia certo una città con questo grande fermento cultural-politico, vi ha sede un qualcosa di davvero interessante,cinque giorni pieni di incontri con le migliori penne dello stivale. Per l’occasione la città si riempe di giornalisti, dai più quotati, Saviano in testa, giù giù fino agli aspiranti. Intorno a loro, tanta gente con la voglia di ascoltare.

Il bello del festival del giornalismo, che quest’anno causa lavoro salterò a piedi pari, non sono però le Gabanelli o gli Scalfari. I belli sono quelli col pass, i giornalisti che senza un cartellino con scritto “giornalista” nessuno saprebbe riconoscere. Sono giovani o giovincelli, lavorano per testate più piccole e sono tutti lì non per seguire gli incontri ma per cercare di capire come diventare loro i protagonisti dei prossimi festival del giornalismo. L’anno scorso giravano tutti con la mazzetta dei giornali sotto braccio, noncuranti del sudore causato dalle scarpinate su e giù per Perugia, città notoriamente in cima a un toppo. Giornale stropicciato e braccio inchiostrato. Quest’anno, c’è da scommettere, gli iPad domineranno la scena. Oggi chi si occupa di comunicazione deve avere un iPad, lo sanno anche i bambini. Saranno tutti lì agli incontri, vestiti casual, intenti ad annuire o a parlare insieme agli altri giornalisti con il pass di quanto sia malato questo paese. Se hanno più confidenza, si scambiano le referenze: io scrivo qui, ma forse mi pubblicano lì, poi ho un progetto con quello a cui forse collaborerà anche quell’altro, stiamo cercando fondi per. Continua a leggere

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Pensieri stupesci

Poche volte si vede gente arrivare al cinema un’ora prima del film, anzi quasi mai. Ieri sera però ce n’erano molti allo Zenith, davano Boris e c’era parte del cast a commentare con il pubblico. Roba da cineforum delle superiori, amarcord di lusso. Si capisce subito che non è una serata come tante altre: prima dell’ultima proiezione, quella delle 22, davanti al botteghino c’erano uno dei registi (Vendruscolo) e Apomatto, dialogavano amabilmente sui cinema di Perugia e sul dominio dei multisala.

La serata Boris non ha niente di italiano, per dirla con Stanis. Lo Zenith è un piccolo cinema perugino, l’unico di quelli del centro storico ad aver resistito. Propone sempre film non blockbuster, volendo appicicargli una etichetta triste, è un cinema “di sinistra”. Un cinema dove ancora c’è l’intervallo, dove non solo  vendono il chinotto al botteghino, ma andando a prenderlo è pure terminato. Dove le poltrone non sono in pendenza e dove davanti, essendo un cinema di sinistra, ti capita sempre davanti il caparezza con tanto di accento del sud. Il mio Boris è diviso in due: schermo destro, caparezza, schermo sinistro.

Lo Zenith di ieri è stato un mondo a parte. Tre spettacoli andati tutti esauriti per un film pubblicizzato per la maggior parte dal tam tam della rete. La serie tv da cui è nato tutto, infatti, è andata in onda su Fox, ma deve il suo successo a quelli che se la sono scaricata da internet. Risultato: una piccola nicchia di fan appassionati, tutti in fila per non perdersi l’ultima avventura dei loro eroi preferiti.

Durante il dibattito finale risuonano, tra il pubblico soprattutto, le solite parole “di sinistra”. Si sente dire italiano medio, censura, cinepanettoni e reality show. Eppure ieri sera quel paese di merda sembrava una invenzione del film. Sale piene di giovani per un film scritto bene, dalla satira intelligente. Dibattito post proiezione, ritorno a casa passeggiando per il centro storico, silenzioso e illuminato. I film belli creano illusioni fatte così bene che sembrano vere.

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