Passivendoli

Travaglio alla Sala dei Notari di Perugia

Domani a Perugia inizia il festival del giornalismo, una rassegna che per Perugia è un qualcosa di paragonabile a una botta di culo: sebbene non sia certo una città con questo grande fermento cultural-politico, vi ha sede un qualcosa di davvero interessante,cinque giorni pieni di incontri con le migliori penne dello stivale. Per l’occasione la città si riempe di giornalisti, dai più quotati, Saviano in testa, giù giù fino agli aspiranti. Intorno a loro, tanta gente con la voglia di ascoltare.

Il bello del festival del giornalismo, che quest’anno causa lavoro salterò a piedi pari, non sono però le Gabanelli o gli Scalfari. I belli sono quelli col pass, i giornalisti che senza un cartellino con scritto “giornalista” nessuno saprebbe riconoscere. Sono giovani o giovincelli, lavorano per testate più piccole e sono tutti lì non per seguire gli incontri ma per cercare di capire come diventare loro i protagonisti dei prossimi festival del giornalismo. L’anno scorso giravano tutti con la mazzetta dei giornali sotto braccio, noncuranti del sudore causato dalle scarpinate su e giù per Perugia, città notoriamente in cima a un toppo. Giornale stropicciato e braccio inchiostrato. Quest’anno, c’è da scommettere, gli iPad domineranno la scena. Oggi chi si occupa di comunicazione deve avere un iPad, lo sanno anche i bambini. Saranno tutti lì agli incontri, vestiti casual, intenti ad annuire o a parlare insieme agli altri giornalisti con il pass di quanto sia malato questo paese. Se hanno più confidenza, si scambiano le referenze: io scrivo qui, ma forse mi pubblicano lì, poi ho un progetto con quello a cui forse collaborerà anche quell’altro, stiamo cercando fondi per.

In questo turbine di informazione e comunicazione, di buone intenzioni e di voglia di spiegare perché questo mondo va male, leggere di iniziative tipo 40×50 è come prendere un cazzotto in faccia mentre si mangia un gelato. 4 per 5 è il titolo di un libro sui precari del giornalismo, i freelance che a botte di comunicati stampa e pezzi per le testate di ogni ordine e grado, riempono molte delle pagine che leggiamo abitualmente. Dal quotidiano al settimanale, dalla rivista specializzata al giornale locale. Quattro sono i centesimi a riga pagati per ogni articolo. Un pezzo di venti righe viene pagato dunque 8 euro, lordi e da riscuotere non si sa quando. Giornalisti con tanto di iscrizione all’albo dei professionisti pagati 5 euro ad articolo, a volte anche meno. Compensi che non considerano le spese da sostenere per scrivere il pezzo: telefonare a tizio, andare alla conferenza stampa indetta da caio sul grande progetto di ammodernamento delle aiuole, interverrano sindaco, 5 assessori, imprenditore e modera la nipote del sindaco addetta stampa, tempo necessario: mezza giornata.  Questi freelance probabilmente non saranno al festival del giornalismo, anche se si parlerà pure di loro, non se lo possono permettere. Non possono girare per corso Vannucci parlando sdegnati dell’ultima barzelletta di berlusconi, niente incontro con Saviano, né serata con Iacona di Presa Diretta. Non possono farlo perché se smettono di scrivere articoli a 5 euro l’uno, ci sono altri cento aspiranti pronti a scrivere a 4 euro al pezzo pur di potersi dire giornalisti anche loro.

Una possibile scappatoia alla schiavitù editoriale, comunque, esiste. Non è molto nobile, ed un giornalista col pass la bollerebbe, nella migliore delle ipotesi, come deriva populista. Sistema GoGo: gossip e google. In rete ci sono centinaia di siti che riciclano notizie di gossip, notizie curiose, stupidaggini tipo la colonna destra di repubblica, e guadagnano migliaia di euro al mese grazie alla pubblicità. Sono blog e portali retti da poche persone che scrivendo di liti al grande fratello portano sul loro sito migliaia di lettori, venendo ripagati dai banner pubblicitari. Per aprirne uno ci vuole meno di una settimana, una volta cominciato arrivano i primi visitatori e continuando con costanza si può arrivare a grandi numeri. Certo non ci può dire giornalisti, c’è il rischio di essere malmenati da uno col pass, però ci si può campare. I navigatori sul web cercano notizie di calciomercato, cercano le ultime notizie sui casi famosi di cronaca nera: basta riciclare le notizie già lette sulle principali testate on line, riarrangiarle e darle in pasto al web. Ci pensa google a farle trovare, anche se apparire in prima pagina non è certo facile. Ma c’è mercato per tutti, con un po’ di studio si trova il modo di guadagnare quanto un giornalista col pass, stando però a casa a leggere gli altri giornali. Esempi: IlSussidiario, GossipItaliano,Nano Press, Notizie Fresche e tanti altri ancora. Fuffa riciclata, agli italiani piace così.

Gli italiani vogliono solo i reality show, ci si dovrebbe indignare per questo; a farlo ci penseranno i tanti giornalisti riuniti a Perugia in questi giorni, mentre Simona Ventura continuerà a mostrare mezza chiappa (guarda il video!) e il presidente della Sanbordolese attaccherà la classe arbitrale della provincia di Grosseto. Se sei giornalista col pass ti tocca la Sanbordolese (3 euro netti), se non sei giornalista e non hai il pass, ti tocca la chiappa della Ventura (10 euro), con tanto di colpa per rendere questo paese sempre più ignorante.

Buon festival a tutti, e che dio ce la mandi bona come Ilaria d’Amico.

P.S.: finchè non sarò un giornalista con il pass, considererò la Rete come l’unica vera possibilità per un cambiamento. Una volta ottenuto il pass non potrò fare a meno della tradizione, della carta, del mio nome in grassetto in fondo al pezzo. Queste nuove tecnologie saranno roba da barbari.

5 commenti

Archiviato in giornalismi d'antan

5 risposte a “Passivendoli

  1. Sciuscia

    Quante verità

  2. tu sei il primo dei Barbari, mio simpatico e moderno amico (per ora) Sciuscia!

  3. Lettore

    Sono d’accordo, il festival è un evento meta-mediatico: serve ad alcuni giovani giornalisti per avere l’opportunità di incontrare giornalisti italiani più famosi o giornalisti stranieri più o meno famosi. Perché ci sarà anche internet, ma ad una e-mail si può benissimo non rispondere, ad una domanda faccia-a-faccia è più difficile.
    Una cosa non ho capito: se anche l’autore del post lavora nel giornalismo oppure no.

    • lavoro presuppone retribuzione, perciò no. Ma bazzico l’ambiente da diversi anni ormai, un ambiente in generale molto triste. Non tanto per le persone, ma proprio per una serie di altri fattori che lo rendono un teatrino fantozziano.

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