Archivi del mese: giugno 2011

Noi nipotini di nonna memoria

Nel giugno 2002, al quarto piano del Vittorio Emanuale II, era un caldo come una serra in Algeria. La maturità non si chiamava già più così, era esame di stato già da qualche anno. Riforma Berlinguer, forse. Di sicuro durante l’autunno qualche sciopero glielo dedicammo. In quell’anno scolastico, per la prima volta, la commissione di esame era tutta interna. Nessuna sopresa dunque, i nostri compiti li avrebbero corretti gli stessi di sempre, un vantaggio non da poco per chi stava simpatico ai prof. Fu l’anno con meno tensione in assoluto, c’erano pure i mondiali in Corea e Giappone. L’Italia uscì miseramente prima ancora che potessi dare l’orale.

Ad ogni maturità l’attenzione sulle tracce dei temi è sempre massima, i giorni prima c’è il toto argomento, il giorno del tema c’è il commento alle tracce, quasi sempre bollate come banali o anacronistiche. In quel 2002 l’argomento principe era l’euro, entrato in vigore da sei mesi. Com’è ovvio, non uscì. Non che ci interessasse molto, la tensione pre esame decantata in tante salse noi non ce la avevamo. Forse eravamo già coscienti di essere una generazione senza futuro, perciò un tema in più o uno in meno cambiava poco.

Fuori c’erano 35 gradi, dentro, lungo il corridoio, saranno stati almeno 29. Io ero in calzoncini corti, il presidente di commissione tentò di riprendermi, poi si rese conto di come tutti stessero sudando come lumache. Le tracce non le ricordo, anche perché prima di entrare già sapevo che avrei fatto l’articolo di giornale, quale che fosse l’argomento proposto. Tra le opzioni c’era la memoria storica, i testi a corredo non erano molto stimolanti ma si poteva fare. Quattro colonne per arrivare alla tesi finale, l’unica cosa che ricordo: la memoria serve a non morire. Hai voglia a parlare di paradiso o inferno, se dopo la morte la memoria si cancella è come se non hai mai vissuto. Il titolo non mi veniva, e in preda al caldo scelsi il meno peggio: “Noi nipotini di nonna memoria”.

Prima di consegnare, scrissi il finale del tema di un altro ragazzo, poi diventato famoso con la El por Nardon Production, e ne riguardai un altro ad un personaggio che sarebbe tornato utile per la seconda prova (Ragioneria).

L’esame si concluse con un orale semplice, fuori dai canoni tipo Notte prima degli esami, fortunato film con Vaporidis uscito qualche anno dopo ma riferito agli esami come si facevano tanti anni prima. Niente prof sconosciuti e ieratici, quelli che ti danno del lei quando fanno le domande e tu vai in bambola perché piegato dalla paura di non aver capito la domanda. Venditti invece era sempre sul colpo, cantando “maturità t’avessi preso prima” non sbagliò nulla. Avere avuto 18 anni quando in Italia dominava  il berlusconesimo è una sfiga che nessuno dovrebbe mai più avere.

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Una luce nel buio

risposte da gesù

Le risposte di Gesù

Sabato sera, Perugia, centro. Per centro si intende un’unica via, Corso Vannucci: la movida si concentra solo lassù. Da qualche mese, non tutte le sere, in giro ci sono frati, suore e similari intenti a fermare giovani ragazzi per informarli di attività di preghiera notturna. Fino all’altroieri erano solo una leggenda, invano abbiamo cercato di farci fermare da qualcuno di loro. Finalmente però è arrivato il giorno giusto: arriva la soffiata, notte di preghiera in una chiesa lungo via dei Priori. Ci fiondiamo giù, con l’aria da giovani tranquilli del sabato sera. Ed ecco che ci si fa incontro una coppia, lui rotondo e pacioccone, lei riccia con gli occhi chiari.

–Ciao ragazzi, io sono Anna!

–Piacere! Continua a leggere

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Truci a San Siro

Vasco durante una riuscita imitazione di Bruno Tabacci

Ritorna Vasco a San Siro, come ogni anno più o meno. Il rocker di Zocca ha con il grande pubblico e il grande stadio un rapporto particolare, ai limiti del paranormale: basta guardare, negli anni, come il prato di San Siro e la capoccia del Blasco si siano spelacchiati di pari passo.

E’ il simbolo del rock italiano, un po’ come berlusconi è il primo ministro: l’opposizione è stata, negli anni, inesistente. La sua sfida principale è con Ligabue, ed è sentita solo dai fan delle rispettive fazioni. Al resto del mondo, di scegliere tra Vasco e Ligabue non interessa poi granché.In questi giorni ritorna ad esibirsi live, dopo l’uscita di nuove canzoni, uguali alle vecchie, e dopo le quali ha detto proprio a Ligabue: “ancora ne devi mangiare di polenta per diventare come me”. Dal canto suo, il Liga si è messo giù di buona lena per sfornare  anche lui altri due album con canzoni uguali alle precedenti.

Vasco Rossi instilla un problema, un dubbio, in ognuno di noi. Perché di fronte a Vasco bisogna schierarsi, ignorarlo o accusarlo di essere uguale agli altri ti fa fare la fine di Grillo, sbeffeggiato da tutti. Si può essere dei vaschisti veraci, tamarri che passano in macchina con rewind a tutto volume, vestiti di pelle sotto e a torso nudo sopra (sempre pelle in effetti, con la differenza che sopra c’è anche il pelo). Oppure si può essere cattovaschisti, seguaci di Vasco ma di fatto brave persone. Solo appassionati dei suoi versi (eeehhh, aaaahhh, bèèèèèè) e della sua musica, desiderosi di cantare a squarciagola, nel grande coro degli 80mila di san siro, che vorreste una vita spericolata, oltre che un impiego sicuro. Oppure potete essere antivasco, odiare Vasco, i vaschisti e tutto San Siro, palco compreso. Ricordare a tutti la monotonia delle canzoni di Vasco e il suo non saper cantare, nel mentre suonate il Black Album dei Metallica con la vostra Fender imitazione messicana marchiata ipercoop.

Quale che sia la vostra scelta su Vasco, prendetela prima possibile. Nella vita non mancheranno le volte in cui la ragazza/ragazzo che ascolta un po’ di tutto vi chiederà: te piace Vasco? Non saranno ammessi tentennamenti.

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La vittoria di Barbetta

L’ho visto per la prima volta ad una cena per non mi ricordo quale causa (sciopero generale?), era febbraio, marzo al massimo. Borsa da adolescente a tracolla, spillette in ogni dove e volantini in mano. Barbetta rada, accento non marscianese, l’ho smascherato subito: pisano (dio lo maledica). Parlava di acqua, di privatizzazione, di quanto fosse importante andare a votare ai referendum di giugno, perché nessuno ne stava parlando.

Il referendum l’ha vinto lui, insieme a quelli come lui che l’hanno portato avanti nell’indifferenza. Non è solo una vittoria elettorale, è anche un insegnamento ai tanti amici del cosiddetto centrosinistra, da anni alla ricerca di un modo per vincere. Così si vince, amici del Pd: ascoltando.

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Privi di acqua

Torna di moda il mantra della privatizzazione, quello che negli anni 90 veniva ripetuto in ogni dove. Chiedendo un’informazione su come raggiungere la pizzeria Caio e Gigi, la risposta era: “con il privato funziona meglio”.  Il teorema dei privatisti è:

le cose pubbliche non funzionano perché non c’è un capo che licenzia, e nessuno deve rendere conto dei risultati. E poi li gestiscono i politici, quelli non sanno fare niente. Nel privato invece bisogna guadagnare, perciò deve funzionare per forza, mica sono scemi. Continua a leggere

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Gimo a Pontida

Park Hotel di Ponte San Giovanni, ore 3 del mattino, 19 giugno: si parte per Pontida, dove la Lega Nord rievoca il giuramento, la cerimonia con cui i comuni lombardi sancirono l’alleanza contro il Sacro Romano Impero.

Il pullman parte in orario, alle 3.15 arriva la chiamata dalla sede nazionale della Lega Nord, è Bossi in persona.

–Alura gnari, set pront?

–Eh? Comunque noaltre sem partiti a tempo, emo lasciato via Giuanni che ier sera è gito al Billo co la moglie e non s’è sveglieto stamatina. C’emo un po’ de ciandla ma arivèmo!

Bossi riaggancia, un po’ interdetto. Continua a leggere

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