Privi di acqua

Torna di moda il mantra della privatizzazione, quello che negli anni 90 veniva ripetuto in ogni dove. Chiedendo un’informazione su come raggiungere la pizzeria Caio e Gigi, la risposta era: “con il privato funziona meglio”.  Il teorema dei privatisti è:

le cose pubbliche non funzionano perché non c’è un capo che licenzia, e nessuno deve rendere conto dei risultati. E poi li gestiscono i politici, quelli non sanno fare niente. Nel privato invece bisogna guadagnare, perciò deve funzionare per forza, mica sono scemi.

Sull’onda di questo enunciato, i governi succedutisi hanno dato tutto in mano ai privati, anche perché a forza di mettere gente incapace nelle aziende pubbliche, queste erano diventate dei carrozzoni sgangherati. Furono svenduti molti servizi, perché la politica da sola non era in grado di gestirli.

Questo tema ritorna attuale grazie al referendum sull’acqua: Confindustria ha già detto che se passa il sì torniamo indietro di 20 anni, ovvero al 1991. I terrorizzati da mani pulite fanno tutti gli scongiuri del caso. “Acqua privata” è già di per sé un curioso gioco di parole, usando un sinonimo si può leggere anche come “acqua tolta”.

Gli anti-referendum, come posizione principale hanno il malfunzionamento degli acquedotti. I privati li sapranno gestire meglio, concediamoli a loro. E poi, non gli si concede l’acquedotto, ma solo la gestione. L’acqua resta pubblica, diamine. Lo stesso ragionamento è valso per le altre privatizzazioni, è il caso di citarne qualcuna, a naso.

  • Poste Italiane: giusto in questi giorni abbiamo visto di cosa è capace la grandiosa gestione privata, cambio di sistema operativo e tutti gli uffici postali d’italia in tilt.
  • Autostrade: servizio eccellente, se si esclude quando con una nevicata prevista tre giorni prima si bloccano migliaia di persone in macchina e la protezione civile deve portargli le coperte per la notte. In compenso la società è sempre in attivo e i prezzi dei pedaggi aumentano ogni sei mesi.
  • Trenitalia. Forse basta solo questa parola.

Da questi piccoli esempi, sempliciotti e poco documentati, si può elaborare una dimostrazione al teorema di cui sopra:

Sia S un servizio non duplicabile. L’autostrada, per esempio. Sia P un privato. Se P dispone di S, sarà l’unico a cui potersi rivolgere per accedere ad S. Se P domani decide di aumentare i pedaggi, non ci si può fare nulla. Se P assolda dei sicari per rigarvi la macchina, l’unica salvezza è imparare a schivarli. Ma l’autostrada comunque la si deve prendere. Possiamo dunque affermare che poter disporre di un monopolio è la via giusta per non avere più un pensiero nella vita. Niente progresso, niente sviluppo, tanto profitto.

Il ritornello del “privato è meglio perché pubblico non va” è un sibilo, un ronzio, ogni volta entra in testa fastidioso. Come per le zanzare, dopo ogni puntura ci si chiede: perché esistono, chi le ha create? Non era buono e giusto il nostro creatore? Queste  queste tiritere servono a chi ha voglia di soldi buoni per ottenerli senza faticare troppo, senza concorrenza.

Votare al referendum non cambierà il mondo, ma in caso di vittoria una bella pernacchia a queste contraddizioni viventi non gliela leva nessuno.

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8 commenti

Archiviato in argite, il gatto Silvio

8 risposte a “Privi di acqua

  1. Daje freghi gite a vota!
    Un astenuto forzato.

  2. Per questo fegatello te dovrai move de persona…. So’ cose lunghe!

  3. Due bei sì sull’acqua per metterlo in culo a questi comunisti statalisti monopolisti travestiti da liberali. Forza!

  4. no, intendeva i comunisti nella accezione berslusconiana (per silvio Veltroni è un comunista)

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