Noi nipotini di nonna memoria

Nel giugno 2002, al quarto piano del Vittorio Emanuale II, era un caldo come una serra in Algeria. La maturità non si chiamava già più così, era esame di stato già da qualche anno. Riforma Berlinguer, forse. Di sicuro durante l’autunno qualche sciopero glielo dedicammo. In quell’anno scolastico, per la prima volta, la commissione di esame era tutta interna. Nessuna sopresa dunque, i nostri compiti li avrebbero corretti gli stessi di sempre, un vantaggio non da poco per chi stava simpatico ai prof. Fu l’anno con meno tensione in assoluto, c’erano pure i mondiali in Corea e Giappone. L’Italia uscì miseramente prima ancora che potessi dare l’orale.

Ad ogni maturità l’attenzione sulle tracce dei temi è sempre massima, i giorni prima c’è il toto argomento, il giorno del tema c’è il commento alle tracce, quasi sempre bollate come banali o anacronistiche. In quel 2002 l’argomento principe era l’euro, entrato in vigore da sei mesi. Com’è ovvio, non uscì. Non che ci interessasse molto, la tensione pre esame decantata in tante salse noi non ce la avevamo. Forse eravamo già coscienti di essere una generazione senza futuro, perciò un tema in più o uno in meno cambiava poco.

Fuori c’erano 35 gradi, dentro, lungo il corridoio, saranno stati almeno 29. Io ero in calzoncini corti, il presidente di commissione tentò di riprendermi, poi si rese conto di come tutti stessero sudando come lumache. Le tracce non le ricordo, anche perché prima di entrare già sapevo che avrei fatto l’articolo di giornale, quale che fosse l’argomento proposto. Tra le opzioni c’era la memoria storica, i testi a corredo non erano molto stimolanti ma si poteva fare. Quattro colonne per arrivare alla tesi finale, l’unica cosa che ricordo: la memoria serve a non morire. Hai voglia a parlare di paradiso o inferno, se dopo la morte la memoria si cancella è come se non hai mai vissuto. Il titolo non mi veniva, e in preda al caldo scelsi il meno peggio: “Noi nipotini di nonna memoria”.

Prima di consegnare, scrissi il finale del tema di un altro ragazzo, poi diventato famoso con la El por Nardon Production, e ne riguardai un altro ad un personaggio che sarebbe tornato utile per la seconda prova (Ragioneria).

L’esame si concluse con un orale semplice, fuori dai canoni tipo Notte prima degli esami, fortunato film con Vaporidis uscito qualche anno dopo ma riferito agli esami come si facevano tanti anni prima. Niente prof sconosciuti e ieratici, quelli che ti danno del lei quando fanno le domande e tu vai in bambola perché piegato dalla paura di non aver capito la domanda. Venditti invece era sempre sul colpo, cantando “maturità t’avessi preso prima” non sbagliò nulla. Avere avuto 18 anni quando in Italia dominava  il berlusconesimo è una sfiga che nessuno dovrebbe mai più avere.

6 commenti

Archiviato in biografologia, il gatto Silvio

6 risposte a “Noi nipotini di nonna memoria

  1. Mimmo Carini

    Tra l’altro un pezzo del tema l’hai fatto anche a me (più o meno). “Rincorrere un pallone è più faticoso di fare il tronista al Grande Fratello”. Fantastico.

  2. mio dio…ti dico solo che da quel giorno pippo ha ricominciato a tingersi i capelli

  3. Tre temi di italiano per quadrimestre, due quadrimestri all’anno, per cinque anni, più il tema della maturità: in totale fanno 31 dico 31 temi di italiano svolti nella mia carriera alle superiori.

    E mai una volta che non abbia scelto quello di “attualità”. Che, oh, per quello non serviva aver studiato.

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