Un mondo per velocisti

oh mia bela cipollina

Dopo Bologna, andando verso Milano, si entra in un mondo in cui c’è solo pianura. Non si vede molto: intorno campi o palazzi, in alto foschia. La pianura è noia, non c’è salita e non c’è neanche discesa. Se tutta Italia fosse così, Cipollini avrebbe vinto cinque o sei Giri a mani basse. La pianura è un posto dove non si stacca nessuno, ma si parla solo del primo arrivato. Cipollini a Milano non stonerebbe di una virgola: alto, abbronzato, sempre elegante, capello lungo con colpi di sole. Per quelli come lui che sanno stare al mondo, la grande città di pianura non è una minaccia. Un pelato mingherlino, fulmine in salita e disgraziato in discesa, invece, morirebbe per overdose di pianura.

Arrivo nella città di Pisapia pieno dei soliti luoghi comuni su Milano: i ladri, la moda, il business. Ladri non ne ho visti, anche se ho pagato 70 centesimi per fare pipì. La moda dovrebbe esserci, probabilmente si tratta delle miriadi di signore e signorine vestite brilluccicanti, stilose, discrete ma con roba costosa addosso. Il business è ovunque. A Milano ognuno dà l’impressione di sapere in ogni momento cosa sta facendo e dove sta andando. Il fattorino pakistano in scooter ti guarda con l’espressione tipica milanese, quella traducibile in “non vedi che ho da fare?” Giacche e cravatte spuntano a vista d’occhio, le macchine passano suonando il clacson: devono esserci matrimoni tutti i giorni.

I tossici, a Milano, non chiedono l’elemosina. Stanno alle macchinette dove si fanno i biglietti del treno, ti accolgono e ti aiutano nel fare il biglietto per poi chiedere una piccola commissione. Efficienza, eroina, enterprise. In un posto così si perde il filo dei pensieri. Vedi di tutto ma ti riempi di dubbi.

Torno con il frecciarossa, l’orgoglio delle ferrovie italiche. Tra i passeggeri è un delirio di ipod, ipad, iphone, tutti sverniciati dal mio macbook pro. Sono (siamo) tutti belli, parlano tutti inglese con gli stranieri in difficoltà, hanno tutti li biglietto. Ripenso all’Italia che conosco, quella che vedo tutti i giorni.  Gente senza lavoro, senza futuro e con pochi soldi da spendere. Poi penso alla classe business, ai manager con i rayban e due blackberry. Qualcosa non torna. La bella italia del frecciarossa non può esistere se quella brutta dei regionali affollati non riesce a mantenerla.

Eppure va così, perché in pianura si viaggia tutti in gruppo:  si vede al massimo la bicicletta davanti, ma non chi sta in testa a fare l’andatura.

2 commenti

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2 risposte a “Un mondo per velocisti

  1. Romanticismo sociologico… Acinico… Una rarità!

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